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Ultimo aggiornamento: 11/10/2017
  
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SAN GIUSEPPE MARIA GAMBARO

San Giuseppe Maria Gambaro, missionario francescano martirizzato in Cina nell’anno 1900, nacque a Galliate il 7 agosto 1869.
Figlio di Pacifico e Francesca Bozzola, modesti artigiani domiciliati nel cantone di Portanuova, venne  battezzato due giorni dopo con i nomi di Antonio Bernardo. Era il penultimo di sei figli: Angela, Giovanni Antonio (che non sopravvisse), Giovanni Giuseppe, Maria e, più giovane di lui, Paolina.
Frequentò regolarmente e con sufficiente profitto la scuola elementare sino alla classe quarta, ma già dalla più tenera età era stato avviato alla professione di tessitore, lavoro che da generazioni la sua famiglia svolgeva tra le mura domestiche; giovanissimo aveva quindi iniziato a prestare servizio come chierichetto nella parrocchiale del paese, dove nella Pasqua 1878 fu ammesso a ricevere la prima Comunione e dove, il 14 maggio 1882, ricevette dal vescovo di Novara mons. Stanislao Eula il sacramento della Cresima.
Colpito dalle Missioni predicate dai padri passionisti in paese, a tredici anni maturò l’idea di diventare religioso regolare. Superate le resistenze paterne, il 23 ottobre 1883 fu accolto come probando nel Collegio serafico del Monte Mesma, retto dall’ordine dei frati minori; lì, il 27 settembre 1886 vestì l’abito francescano, iniziando così l’anno di noviziato.
Adottato il nome di Giuseppe Maria da Galliate, il 28 settembre 1887 pronunciò i voti semplici di povertà, castità, obbedienza. Si trasferì prima nel Convento di Santa Maria delle Grazie a Voghera per gli studi liceali e filosofici, poi in quello di San Martino a Cerano per gli studi teologici, dove, il 28 settembre 1890, dopo il triennio di prova, pronunciò i voti solenni. Divenuto apprezzato e amato assistente dei collegiali, il 5 luglio 1891 fu ammesso alla tonsura e il 19 settembre seguente ricevette l’ordine del suddiaconato; tre mesi dopo, il 27 dicembre, divenne diacono, ultima tappa prima della consacrazione sacerdotale. Il 12 marzo 1892, nonostante la giovane età, fu ordinato sacerdote nella cappella del vecchio Seminario maggiore di Novara dal vescovo mons. Davide dei Conti Riccardi; il giorno seguente celebrò la sua Prima Messa nella chiesa di San Martino a Cerano.
Nell’autunno del 1894, conclusi gli studi teologici, fu chiamato a ricoprire l’incarico di direttore del Collegio dei probandi, che da Cerano si era appena trasferito ad Ornavasso. Ma padre Giuseppe Maria sognava di poter andare a diffondere il messaggio cristiano in Cina; e al fine di ottenere il favore celeste celebrò 88 messe nel vicino santuario mariano del Boden.
Pur essendo i genitori nettamente contrari ai suoi progetti, padre Giuseppe Maria, dopo un breve periodo di permanenza a Roma, l’11 dicembre 1895 si imbarcò a Napoli diretto verso oriente. Rimasto alcune settimane in Terra Santa, il 6 gennaio 1896 salpò da Porto Said; attraversato l’Oceano Indiano (fermandosi a Colombo e a Singapore) e il Mar Cinese (con soste a Saigon e a Hong Kong), il 7 marzo attraccò a Shanghai e quindi proseguì sul Fiume Azzurro sino ad Han-kow; da lì, in meno di tre settimane, raggiunse Hen-tceu-fu, capitale dell’Hu-nan Meridionale, dove incontrò il vescovo mons. Antonino Fantosati.
Avuto da questi l’incarico di dirigere il seminario di Sce-fan-tan, raggiunse la sua meta il 1° maggio seguente. Indossati abiti cinesi, apprese ben presto i rudimenti della lingua e familiarizzò con i costumi locali, divenendo per i discepoli Ngan-sen-fu (Gambaro-spirituale-padre); svolse per quattro anni un’intensa attività pastorale presso il seminario, finché, a Pasqua del 1900, fu destinato alla missione di Ien-tceu.
Verso la Pentecoste seguente, padre Gambaro partì con mons. Fantosati per la visita pastorale ad alcune comunità del vicariato apostolico. Il 5 luglio, mentre si trovavano a Sa-mu-kiao, i due furono raggiunti dalla notizia che la rivolta dei Boxers dilagava anche nell’Hu-nan: la residenza episcopale di Hoan-sa-van e il vicino orfanatrofio erano andati distrutti, un confratello (padre Cesidio Giacomantonio) ucciso. Incurante dei gravi pericoli, mons. Fantosati decise di tornare al più presto in sede, utilizzando la via fluviale.
Il giorno 7 luglio, il vescovo e padre Gambaro giunsero così nei pressi della dogana di Hen-tceu-fu, ma la barca su cui viaggiavano venne ben presto circondata dai rivoltosi. Guadagnata la riva, i due missionari furono subito catturati, percossi, crudelmente seviziati. Padre Gambaro colpito a morte, spirò tra le braccia del suo vescovo; questi, ripetutamente straziato, rese l’anima a Dio dopo due ore di atroce agonia. I loro corpi, dapprima gettati nel fiume Siang, vennero poi ripescati e bruciati per impedirne la sepoltura.
Si calcola che la sollevazione xenofoba dei Boxers dell’anno 1900 sia costata la vita ad oltre 20.000 cristiani (cattolici e protestanti). Ben 2418 fedeli trovarono la morte nei soli vicariati apostolici affidati all’ordine dei frati minori, che per essi, il 19 dicembre 1926, ottennero dalla Sacra Congregazione dei Riti l’introduzione della causa di beatificazione. Per facilitare lo svolgimento del processo canonico, furono quindi scelti i primi 29 caduti, tra cui mons. Fantosati, padre Gambaro e padre Giacomantonio.
Il 3 gennaio 1943 il martirio dell’intero gruppo venne ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa e il 24 giugno seguente papa Pio XII li dichiarò “beati”, anche se solo il 24 novembre 1946 fu possibile celebrare, all’interno della basilica di San Pietro, la solenne liturgia di beatificazione. E quest’utima data fu scelta per la memoria del martire galliatese nel calendario liturgico della Diocesi di Novara.
Infine, il 1° ottobre 2000, Giovanni Paolo II ha presieduto in piazza San Pietro a Roma la solenne cerimonia di canonizzazione di 120 martiri della Cina di tutti i tempi: tra loro anche il gruppo dei 29 martiri del 1900.
L’anno seguente san Giuseppe Maria Gambaro è stato così acclamato compatrono di Galliate, affiancandosi ai due precedenti protettori della comunità, i santi martiri Giusto e Aurelio.
Dal 2001 la festa patronale si celebra la quarta domenica di settembre.

Roberto Cardano

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