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Ultimo aggiornamento: 19/04/2017
LA SAPIENZA LIBERA LE PERSONE

A colloquio con Madre Canopi, badessa del monastero benedettino di San Giulio


“Nel silenzio meditativo e orante del mio monastero, su un’isola quasi esclusivamente abitata dalla comunità monastica, non sono al riparo da quanto avviene nel mondo, anzi, percepisco il fremito di tutto il disagio che esiste nella società del nostro tempo, causato dalla perdita dei valori fondamentali che danno senso e orientamento sicuro all’umana esistenza”.

Anna Maria Canopi è madre superiora della comunità monastica benedettina da lei fondata, trentadue anni fa, sull’isola di San Giulio, perla del Lago d’Orta: un perimetro di poche centinaia di metri, scelto fin dall’inizio della storia. Tracce di culti precristiani, e dal IV secolo una chiesa, la centesima, per il Santo greco che navigava sul suo mantello e cacciava serpi e draghi che infestavano il lago. C’era da lottare contro il paganesimo. Oggi, tocca evangelizzare per vincere il nuovo paganesimo.

Anna Maria Canopi è donna colta, studiosa di patristica e autrice di testi di spiritualità, di una memorabile Via Crucis per Giovanni Paolo II, nel 1993. È tra le personalità femminili più stimate e notevoli della Chiesa italiana. Una madre e maestra, per l’ottantina di monache che ogni giorno, nella clausura del Monastero Mater Ecclesiae, svolgono ricerche su testi antichi, traducono, restaurano tessuti preziosi, si adoperano per l’accoglienza e l’ospitalità. Il “mondo” non è lontano, il disorientamento psicologico e spirituale si fanno sentire, si fanno domanda.

 

Il disagio, la sollecitudine per l’emergenza educativa sono oggetto di riflessione continua.

Giustamente il Santo Padre nella sua Lettera ai fedeli di Roma va alla radice delle cause che generano la difficoltà di educare alla vita; vede cioè, oltre alla reale irresponsabilità di molti adulti o la mancanza e inadeguatezza della famiglia, anche quell’“atmosfera diffusa”, quella mentalità e cultura che fanno dubitare del significato della verità e del bene. Sono valori perenni e fondamentali che non si trasmettono automaticamente, ma per essere accolti richiedono sempre nuova capacità di discernere e di decidersi. È qui che entra in gioco la libertà della persona, la responsabilità cui nessuno può sostituirsi. Per rendere viva e rinnovata la tradizione, la visione della realtà nella sua verità assoluta, occorre maturità di giudizio e libertà interiore. Se la persona non è formata rimane in balìa dei propri istinti e della propria inconsistenza. La difficile impresa dell’educazione consiste proprio nel liberare la persona - i ragazzi e i giovani - dai molti condizionamenti dell’ambiente in cui vivono e nel ridare loro motivi di fiducia in se stessi e negli altri.

 

Ci vogliono adulti appassionati e lungimiranti.

Basterebbe essere affezionati. Ricordo sempre quel ragazzino che, mentre veniva esortato ad impegnarsi per essere buono, diceva:  “Tanto tutti dicono che sono cattivo...!”. Gli mancava di sentirsi amato e stimato. Per formare la persona l’unico metodo efficace è proprio quello della fiducia e dell’amore. I giovani, e non solo, sono affamati di dialogo e di amicizia. Soltanto l’amore è liberante, ma l’amore vero, quello illuminato e giudicato dalla fede, che vede nelle persone la presenza di un mistero insondabile, di una sacralità inviolabile. Se nei genitori e negli educatori manca il senso soprannaturale della vita e questa capacità di amare che sprigiona la potenzialità di bene, qualsiasi metodo educativo è inefficace.

 

La libertà riguarda anche il rapporto personale tra educatore e discepolo. Come far comprendere che non è autoritarismo guidare con autorevolezza, non condividere gli errori, “come se fossero le nuove frontiere del progresso umano”, per una presunta ricerca di amicalità?

È ovvio che l’amore vero non è privo di austerità e correzione, non è condiscendenza indiscriminata a tutte le richieste dei ragazzi e nemmeno si dimostra con una familiarità e un cameratismo che tolga autorevolezza a chi ha il compito di insegnare. Penso al “tu” dato dai ragazzi al prete e agli insegnanti; penso al triste fenomeno del bullismo, che denota non solo mancanza di coscienza del peccato, ma persino il gusto del male, del sadico:  e così pure tutti i comportamenti di immoralità nella sfera sessuale.

 

Ogni processo educativo esige rigore, disciplina. Ma sarebbe “ben povera educazione quella che si limitasse a dare delle nozioni e delle informazioni, ma lasciasse da parte la grande domanda riguardo alla verità”. Oggi possiamo trovare educatori colti, magari anche amorevoli e giustamente severi, ma imbarazzati a sollecitare questa domanda, come se impedisse la libertà.

Se un diffuso psicologismo suggerisce che la libertà è lasciare a ciascuno l’arbitrio di regolarsi da sé, per non coartare la persona, non mancano le prove dei disastrosi risultati di un tale metodo pedagogico. Infatti, quando si lascia prevalere la naturale inclinazione, facilmente si è trascinati al male. Con estremo realismo il salmista dice:  “Un baratro è l’uomo e il suo cuore un abisso”. (Salmi 64, 7). Purtroppo i veri educatori, tali perché loro stessi ben formati e responsabili, bisogna cercarli con la lanterna di Diogene... Un’insegnante in crisi, piangendo, mi diceva:  “Se i ragazzi imparano dal modo di rapportarci tra noi colleghi, non possono che diventare peggiori...”!

 

Bisogna essere stati molto amati per insegnare ad amare. Chi sono stati i suoi mastri, gli adulti che hanno avuto il coraggio di fare delle proposte, e insieme muovere la libertà della ragione per giudicarle e così farle proprie?

La mia età mi permette di andare agli anni lontani, prima dell’esplosione del progresso (se così si può dire) che ha portato alla situazione attuale. I miei primi educatori furono i miei genitori che, avendo otto figli, ci hanno insegnato, soprattutto con l’esempio del loro amore umile e tessuto di sacrificio, a volerci bene e a vivere gli uni per gli altri. A scuola ho avuto pure insegnanti che hanno saputo appassionarmi al vero, al buono, al bello. E per quanto riguarda la scelta vocazionale, il sacerdote che mi guidava mi poneva semplicemente davanti il Vangelo e la parola di Gesù:  Si vis. Con consapevole e piena libertà ho detto sì senza esitazione né pentimento, perché il valore di una vita donata per amore esercitava il suo fascino su di me, e determinava la mia libera volontà.

 

“Anima dell’educazione può essere solo una  speranza  affidabile”. Perché oggi respiriamo questa crisi di fiducia nella vita?

Perché manca la fede e di conseguenza anche il senso della trascendenza, del necessario superamento dei limiti umani, per approdare alla realtà della vita eterna, alla “beata speranza” dei beni imperituri che il Signore ci promette.

 

Una risposta netta, limpida, una sapienza antica. Di chi osa nominare la Verità, perché l’ha lungamente desiderata e amata. Ma è anche parola di donna, tramandata recitando le orazioni, sera dopo sera. Una sensibilità femminile, materna, con che sguardo coglie le indicazioni del Pontefice?

Riesce a cogliere il tesoro della sapienza del cuore e il frutto di una vita tutta dedita alla ricerca della verità e al servizio della carità. Penso che ogni donna educatrice e formatrice non possa che trovarsi in piena sintonia con il sentire del Santo Padre, proprio perché alla base e al vertice dell’educazione sta l’Amore oblativo, e questo è, per grazia, particolarmente connaturale al “genio femminile”.

 

Lei come madre badessa ha un ruolo di guida, di responsabilità. È necessario un carisma riconosciuto, per essere educatori e maestri, o soprattutto quella “vicinanza e fiducia che nascono dall’amore”?

Infatti. La mia lunga esperienza di formatrice e di guida spirituale alla vita monastica mi conferma sempre più che veramente soltanto l’Amore fa crescere la persona e fa fiorire le anime nella santità, anche quando esse sembrano fili d’erba avvizziti, senza potenzialità di riprendersi. L’educazione è un miracolo dell’amore, dello Spirito Santo che agisce con tutti i suoi doni di grazia. E posso dire, con gratitudine e stupore, che di questi miracoli ne ho visti tanti e ne ho tanti sotto i miei occhi. Davvero, solo davanti all’Amore si spalanca la porta della speranza in un futuro di piena felicità.


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