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Ultimo aggiornamento: 19/04/2017
LIBERATE PADRE GIANCARLO BOSSI
Folla strabocchevole la sera di martedì 10 luglio nella Basilica di Santa Maria Nuova in Abbiategrasso; l'appello per una Veglia di preghiera indetta dal PIME e dalla Diocesi di Milano per ottenere la grazia della liberazione di Padre Giancarlo Bossi ha avuto una calorosa accoglienza: Abbiategrasso, città natale di Padre Giancarlo, si è stretta attorno ai suoi familiari; molti i sacerdoti presenti, tra cui spiccavano i missionari del PIME tra i quali l'attuale Superiore regionale Padre Achille Boccia, originario di Borgomanero (No), già missionario in Bangla Desh.
Anche una delegazione novarese con don Mario Bandera, Direttore del CMD, don Ernesto Bozzini, Fidei Donum rientrato dall'Uruguay e attuale parroco di Galliate, e diversi laici esponenti di gruppi missionari, ha voluto - con la sua presenza - esprimere la vicinanza della Chiesa Piemontese al dramma umano e spirituale che vivono i missionari del PIME e la famiglia Bossi.
La Veglia, presieduta dal Cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi, si è snodata con una sapiente regia liturgica in cui unitamente a testi del Vangelo e a canti eseguiti con raffinata maestrìa, si sono alternate letture di testimonianze di missionari italiani rapiti in anni recenti e liberati dopo mesi di incertezza sulla loro sorte. Il Cardinale Tettamanzi nella sua riflessione ha ricordato come Padre Giancarlo, proprio in questo momento di difficoltà, stia dando una straordinaria lezione di missionarietà non solo alla sua città natale ma all'Italia intera e in un certo qual modo anche ai suoi rapitori. Riallacciandosi poi al testo degli Atti degli Apostoli, dove viene narrato come la primitiva comunità dei credenti pregava per la liberazione di Pietro, così oggi aggiungeva il Cardinale di Milano - citando Benedetto XVI -  tutta la Chiesa prega per la liberazione del missionario rapito nelle Filippine; certamente a questa supplica si unisce, rendendola ulteriormente più forte, la sofferenza fisica, psichica e morale che sta vivendo nella propria carne Padre Giancarlo Bossi.
Toccanti anche alcuni simboli presentati sull'altare durante la Veglia: accanto ad un Vangelo e ad una lampada, segni eloquenti dell'impegno missionario di portare la Parola e la Luce di Cristo fino agli estremi confini della terra, sono stati offerti una pietra ed una croce: la pietra per ricordare a tutti che come Gesù anche Padre Giancarlo oggi non ha una pietra dove posare il capo e la croce per evidenziare il cammino, a volte doloroso, a volte tragico, che i Cristiani sanno di dover assumere nella propria vita sapendo che la Croce è la unica via che conduce alla Risurrezione. Le preghiere dei fedeli, lette da alcune suore originarie delle Filippine, hanno evidenziato ancora di più la comunione esistente tra le Chiese, così come una commovente letterina letta alla fine della celebrazione da una bambina del Grest dell'oratorio, in cui si ricordava come gli stessi ragazzi avevano rinunciato nella giornata di martedì 10 luglio a tutte le bevande gasate tipiche della loro età, per bere esclusivamente acqua così da avere ben presente il dramma di Padre Giancarlo. La preghiera di San Francesco "Signore fa di me uno strumento della tua pace", letta ad alta voce dai presenti a conclusione della celebrazione ha ricordato a tutti come l¹impegno di annunciare il Vangelo e costruire la pace, sia un compito affidato a tutti i cristiani in Italia come nelle Filippine e nel resto del mondo.

mons. Mario Bandera

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