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parrocchiagalliate.it
Ultimo aggiornamento: 19/04/2017
"GESU', RICORDATI DI ME QUANDO ENTRERAI NEL TUO REGNO"

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"CON LA VOSTRA PERSEVERANZA SALVERETE LA VOSTRA VITA"

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"DIO NON E' DEI MORTI, MA DEI VIVENTI; PERCHE' TUTTI VIVONO PER LUI"

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"OGGI PER QUESTA CASA E' VENUTA LA SALVEZZA"

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"O DIO, ABBI PIETA' DI ME, PECCATORE"

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"SI PROSTRO' DAVANTI A GESU', AI SUOI PIEDI, PER RINGRAZIARLO"

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«ACCRESCI IN NOI LA FEDE!»

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"PADRE ABRAMO, ABBI PIETA' DI ME"

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"NON POTETE SERVIRE DIO E IL DENARO"

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"QUANDO ERA ANCORA LONTANO, SUO PADRE LO VIDE E NE EBBE COMPASSIONE"

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"CHIUNQUE DI VOI NON RINUNCIA A TUTTI I SUOI AVERI, NON PUO' ESSERE MIO DISCEPOLO"

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"CHIUNQUE SI ESALTA SARA' UMILIATO, E CHI SI UMILIA SARA' ESALTATO"

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"SFORZATEVI DI ENTRARE PER LA PORTA STRETTA"

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"SONO VENUTO A GETTARE IL FUOCO SULLA TERRA"

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"LA MESSE E' ABBONDANTE, MA SONO POCHI GLI OPERAI!"

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«TI SEGUIRO' DOVUNQUE TU VADA»

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"MA VOI CHI DITE CHE IO SIA?"

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"RAGAZZO, DICO A TE, ALZATI!"

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"TUTTO QUELLO CHE IL PADRE POSSIEDE E' MIO"

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"IL PARACLITO, LO SPIRITO SANTO CHE IL PADRE MANDERA' NEL MIO NOME VI INSEGNERA' OGNI COSA"

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"MENTRE LI BENEDICEVA, SI STACCO' DA LORO E VENIVA PORTATO SU, IN CIELO"

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"NON SIA TURBATO IL VOSTRO CUORE E NON ABBIATE TIMORE"

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PRIME COMUNIONI E CRESIME

Scaricate i volantini allegati


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"VI DO UN COMANDAMENTO NUOVO: CHE VI AMIATE GLI UNI GLI ALTRI"

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"IO E IL PADRE SIAMO UNA COSA SOLA"

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"SIMONE, FIGLIO DI GIOVANNI, MI VUOI BENE?"

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"MARIA VIDE CHE LA PIETRA ERA STATA TOLTA DAL SEPOLCRO"

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"BENEDETTO COLUI CHE VIENE, IL RE, NEL NOME DEL SIGNORE"

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"NEANCH'IO TI CONDANNO; VA' E D'ORA IN POI NON PECCARE PIU'»

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"...BISOGNAVA FAR FESTA E RALLEGRARSI"

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"...SE NON VI CONVERTIRE, PERIRETE TUTTI ALLO STESSO MODO"

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"VIDERO LA SUA GLORIA"

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"ED ERA GUIDATO NEL DESERTO TENTATO DAL DIAVOLO"

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"D'ORA IN POI SARAI PESCATORE DI UOMINI"

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IL VANGELO DELLA DOMENICA

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"FUORI LUOGO" - LA VOCE DI SPAZIO GIOVANI

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1 GENNAIO 2013 - GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

“BEATI GLI OPERATORI DI PACE”
La frase delle Beatitudini evangeliche è il tema scelto dal Papa per la Giornata della Pace del primo gennaio 2013
Lo slogan della prossima Giornata della Pace su precisa indicazione di Benedetto XVI è un versetto delle Beatitudini evangeliche quasi a significare che la figliolanza con Dio si acquisisce costruendo la pace, innanzi tutto nei cuori di ciascuno, quindi nella società, fra i popoli e cosa molto importante con la natura. A tale proposito Mons. Franco Giulio Brambilla, nella Giornata del primo gennaio, nella Messa della sera in Cattedrale darà particolare risonanza al messaggio del Papa ove sono elencati i passi necessari per costruire la Pace.  
In questa prospettiva la Commissione Diocesana “Giustizia e Pace” ha programmato per l’anno prossimo alcune iniziative di cui è opportuno cominciare a parlarne. Intanto si conferma che quest’anno non sarà fatta la Veglia per la Pace del 31 dicembre (ricordiamo che negli anni scorsi tale serata di preghiera veniva realizzata nei conventi francescani del Monte Mesma o di Orta).
Chi vuole pregare per la pace potrà unirsi alla Comunità Domenicana di Agognate che organizza per le ore 23.00 dell’ultimo dell’anno una veglia di preghiera, mentre la Comunità di Sant’Egidio organizza il primo giorno dell’anno la tradizionale Marcia di Pace, con partenza da Piazza Cavour alle ore 16.00. La commissione ha messo inoltre in cantiere delle iniziative che valorizzino a livello diocesano il 50° anniversario della “Pacem in Terris” e i vent’anni dalla scomparsa di don Tonino Bello.
La prima iniziativa prevista sarà il 2 di gennaio alle ore 18,00 nella parrocchia Sacra Famiglia di Novara dove il giornalista Maurizio de Paoli (capo redattore di Famiglia Cristiana) intervisterà Mons. Luigi Bettazzi sul Concilio e sul periodo in cui maturava l’Enciclica di Giovanni XXIII. Non dimentichiamo che in quel tempo era acuta in tutto il mondo la preoccupazione legata alla crisi dei missili sovietici a Cuba.
Un seconda appuntamento invece si realizzerà in Seminario il 13 aprile, con questo programma: proiezione video dell’intervista a Mons. Loris Capovilla (che fu segretario del Papa Buono e ultranovantenne vive a Sotto il Monte conservandone la memoria) lettura di alcuni brani dell’Enciclica con commento di Mons. Brambilla (o nel caso fosse impossibilitato, di Mons. Corti) e intervento di Sergio Paronetto della Direzione nazionale di Pax Christi. Attraverso i giornali diocesani e quelli locali si pensa inoltre a una serie di articoli sul tema che tengano vivo il problema della pace, nella comunità ecclesiale come nella più vasta comunità civile.

Commissione Giustizia e Pace
Diocesi di Novara


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L'ANNO DELLA FEDE

INEDITO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI,
PUBBLICATO IN OCCASIONE DEL 50° ANNIVERSARIO
DELL’INIZIO DEL CONCILIO VATICANO II

 Fu una giornata splendida quando, l’11 ottobre 1962, con l’ingresso solenne di oltre duemila Padri conciliari nella Basilica di San Pietro a Roma, si aprì il Concilio Vaticano II. Nel 1931 Pio XI aveva dedicato questo giorno alla festa della Divina Maternità di Maria, in memoria del fatto che millecinquecento anni prima, nel 431, il concilio di Efeso aveva solennemente riconosciuto a Maria tale titolo, per esprimere così l’unione indissolubile di Dio e dell’uomo in Cristo. Papa Giovanni XXIII aveva fissato per quel giorno l’inizio del concilio, al fine di affidare la grande assemblea ecclesiale, da lui convocata, alla bontà materna di Maria, e ancorare saldamente il lavoro del concilio nel mistero di Gesù Cristo. Fu impressionante vedere entrare i vescovi provenienti da tutto il mondo, da tutti i popoli e razze: un’immagine della Chiesa di Gesù Cristo che abbraccia tutto il mondo, nella quale i popoli della terra si sanno uniti nella sua pace.

Fu un momento di straordinaria attesa. Grandi cose dovevano accadere. I concili precedenti erano stati quasi sempre convocati per una questione concreta alla quale dovevano rispondere. Questa volta non c’era un problema particolare da risolvere. Ma proprio per questo aleggiava nell’aria un senso di attesa generale: il cristianesimo, che aveva costruito e plasmato il mondo occidentale, sembrava perdere sempre più la sua forza efficace. Appariva essere diventato stanco e sembrava che il futuro venisse determinato da altri poteri spirituali. La percezione di questa perdita del presente da parte del cristianesimo e del compito che ne conseguiva era ben riassunto dalla parola “aggiornamento”. Il cristianesimo deve stare nel presente per potere dare forma al futuro. Affinché potesse tornare a essere una forza che modella il domani, Giovanni XXIII aveva convocato il concilio senza indicargli problemi concreti o programmi. Fu questa la grandezza e al tempo stesso la difficoltà del compito che si presentava all’assemblea ecclesiale.

I singoli episcopati indubbiamente si avvicinarono al grande avvenimento con idee diverse. Alcuni vi giunsero più con un atteggiamento d’attesa verso il programma che doveva essere sviluppato. Fu l’episcopato centroeuropeo – Belgio, Francia e Germania – ad avere le idee più decise. Nel dettaglio l’accento veniva posto senz’altro su aspetti diversi; tuttavia c’erano alcune priorità comuni. Un tema fondamentale era l’ecclesiologia, che doveva essere approfondita dal punto di vista della storia della salvezza, trinitario e sacramentale; a questo si aggiungeva l’esigenza di completare la dottrina del primato del Concilio Vaticano I attraverso una rivalutazione del ministero episcopale. Un tema importante per gli episcopati centroeuropei era il rinnovamento liturgico, che Pio XII aveva già iniziato a realizzare. Un altro accento centrale, specialmente per l’episcopato tedesco, era messo sull’ecumenismo: il sopportare insieme la persecuzione da parte del nazismo aveva avvicinato molto i cristiani protestanti e quelli cattolici; ora questo doveva essere compreso e portato avanti anche a livello di tutta la Chiesa. A ciò si aggiungeva il ciclo tematico Rivelazione-Scrittura-Tradizione-Magistero. Tra i francesi si mise sempre più in primo piano il tema del rapporto tra la Chiesa e il mondo moderno, ovvero il lavoro sul cosiddetto “Schema XIII”, dal quale poi è nata la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo. Qui veniva toccato il punto della vera aspettativa del concilio. La Chiesa, che ancora in epoca barocca aveva, in senso lato, plasmato il mondo, a partire dal XIX secolo era entrata in modo sempre più evidente in un rapporto negativo con l’età moderna, solo allora pienamente iniziata. Le cose dovevano rimanere così? La Chiesa non poteva compiere un passo positivo nei tempi nuovi? Dietro l’espressione vaga “mondo di oggi” vi è la questione del rapporto con l’età moderna. Per chiarirla sarebbe stato necessario definire meglio ciò che era essenziale e costitutivo dell’età moderna. Questo non è riuscito nello “Schema XIII”. Sebbene la Costituzione pastorale esprima molte cose importanti per la comprensione del “mondo” e dia rilevanti contributi sulla questione dell’etica cristiana, su questo punto non è riuscita a offrire un chiarimento sostanziale.

Inaspettatamente, l’incontro con i grandi temi dell’età moderna non avvenne nella grande Costituzione pastorale, bensì in due documenti minori, la cui importanza è emersa solo poco a poco con la ricezione del concilio. Si tratta anzitutto della Dichiarazione sulla libertà religiosa, richiesta e preparata con grande sollecitudine soprattutto dall’episcopato americano. La dottrina della tolleranza, così come era stata elaborata nei dettagli da Pio XII, non appariva più sufficiente dinanzi all’evolversi del pensiero filosofico e del modo di concepirsi dello Stato moderno. Si trattava della libertà di scegliere e di praticare la religione, come anche della libertà di cambiarla, in quanto diritti fondamentali alla libertà dell’uomo. Dalle sue ragioni più intime, una tale concezione non poteva essere estranea alla fede cristiana, che era entrata nel mondo con la pretesa che lo Stato non potesse decidere della verità e non potesse esigere nessun tipo di culto. La fede cristiana rivendicava la libertà alla convinzione religiosa e alla sua pratica nel culto, senza con questo violare il diritto dello Stato nel suo proprio ordinamento: i cristiani pregavano per l’imperatore, ma non lo adoravano. Da questo punto di vista si può affermare che il cristianesimo, con la sua nascita, ha portato nel mondo il principio della libertà di religione. Tuttavia, l’interpretazione di questo diritto alla libertà nel contesto del pensiero moderno era ancora difficile, poiché poteva sembrare che la versione moderna della libertà di religione presupponesse l’inaccessibilità della verità per l’uomo e che, pertanto, spostasse la religione dal suo fondamento nella sfera del soggettivo. È stato certamente provvidenziale che, tredici anni dopo la conclusione del concilio, Papa Giovanni Paolo II sia arrivato da un Paese in cui la libertà di religione veniva contestata dal marxismo, vale a dire a partire da una particolare forma di filosofia statale moderna. Il Papa proveniva quasi da una situazione che assomigliava a quella della Chiesa antica, sicché divenne nuovamente visibile l’intimo ordinamento della fede al tema della libertà, soprattutto la libertà di religione e di culto.

Il secondo documento che si sarebbe poi rivelato importante per l’incontro della Chiesa con l’età moderna è nato quasi per caso ed è cresciuto in vari strati. Mi riferisco alla dichiarazione Nostra aetate sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane. All’inizio c’era l’intenzione di preparare una dichiarazione sulle relazioni tra la Chiesa e l’ebraismo, testo diventato intrinsecamente necessario dopo gli orrori della shoah. I Padri conciliari dei Paesi arabi non si opposero a un tale testo, ma spiegarono che se si voleva parlare dell’ebraismo, allora si doveva spendere anche qualche parola sull’islam. Quanto avessero ragione a riguardo, in occidente lo abbiamo capito solo poco a poco. Infine crebbe l’intuizione che fosse giusto parlare anche di altre due grandi religioni – l’induismo e il buddhismo – come pure del tema religione in generale. A ciò si aggiunse poi spontaneamente una breve istruzione relativa al dialogo e alla collaborazione con le religioni, i cui valori spirituali, morali e socio-culturali dovevano essere riconosciuti, conservati e promossi (cfr n. 2). Così, in un documento preciso e straordinariamente denso, venne inaugurato un tema la cui importanza all’epoca non era ancora prevedibile. Quale compito esso implichi, quanta fatica occorra ancora compiere per distinguere, chiarire e comprendere, appaiono sempre più evidenti. Nel processo di ricezione attiva è via via emersa anche una debolezza di questo testo di per sé straordinario: esso parla della religione solo in modo positivo e ignora le forme malate e disturbate di religione, che dal punto di vista storico e teologico hanno un’ampia portata; per questo sin dall’inizio la fede cristiana è stata molto critica, sia verso l’interno sia verso l’esterno, nei confronti della religione.

Se all’inizio del concilio avevano prevalso gli episcopati centroeuropei con i loro teologi, durante le fasi conciliari il raggio del lavoro e della responsabilità comuni si è allargato sempre più. I vescovi si riconoscevano apprendisti alla scuola dello Spirito Santo e alla scuola della collaborazione reciproca, ma proprio in questo modo si riconoscevano come servitori della Parola di Dio che vivono e operano nella fede. I Padri conciliari non potevano e non volevano creare una Chiesa nuova, diversa. Non avevano né il mandato né l’incarico di farlo. Erano Padri del concilio con una voce e un diritto di decisione solo in quanto vescovi, vale a dire in virtù del sacramento e nella Chiesa sacramentale. Per questo non potevano e non volevano creare una fede diversa o una Chiesa nuova, bensì comprenderle ambedue in modo più profondo e quindi davvero “rinnovarle”. Perciò un’ermeneutica della rottura è assurda, contraria allo spirito e alla volontà dei Padri conciliari.

Nel cardinale Frings ho avuto un “padre” che ha vissuto in modo esemplare questo spirito del concilio. Era un uomo di forte apertura e grandezza, ma sapeva anche che solo la fede guida ad uscire all’aperto, a quell’ampio orizzonte che rimane precluso allo spirito positivistico. È questa fede che voleva servire con il mandato ricevuto attraverso il sacramento dell’ordinazione episcopale. Non posso che essergli sempre grato per aver portato me – il professore più giovane della Facoltà teologica cattolica dell’università di Bonn – come suo consulente alla grande assemblea della Chiesa, permettendomi di essere presente in questa scuola e percorrere dall’interno il cammino del concilio. In questo volume sono raccolti i diversi scritti con i quali, in quella scuola, ho chiesto la parola. Si tratta di richieste di parola del tutto frammentarie, dalle quali traspare anche il processo di apprendimento che il concilio e la sua ricezione hanno significato e significano tuttora per me. Mi auguro che questi molteplici contributi, con tutti i loro limiti, nel complesso possano comunque aiutare a comprendere meglio il concilio e a tradurlo in una giusta vita ecclesiale. Ringrazio di tutto cuore l’arcivescovo Gerhard Ludwig Müller e i collaboratori dell’Institut Papst Benedikt XVI per lo straordinario impegno che hanno assunto per realizzare questo volume.

Castel Gandolfo, nella festa del santo vescovo Eusebio di Vercelli, 2 agosto 2012

 

BENEDETTO XVI


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CONVEGNO SUL MARTIRIO

"Martiri d'altri tempi testimoni del nostro tempo"

Dalle 15.30 alle 18.00 presso la Sala Consigliare del Castello di Galliate


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UN'ITALIA MULTICULTURALE?

In allegato il manifesto dell'iniziativa.


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IL NOTIZIARIO 8°

E' online il numero 8 (DICEMBRE) del notiziario parrocchiale con gli aggiornamenti sui lavori per il tetto e tante altre notizie utili! Buon Natale!


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LETTERA DEL VESCOVO SULL'EMERGENZA ABITATIVA

Il 23 ottobre il nostro Vescovo ha scritto una lettera a tutta la Diocesi invitando tutti a farsi prossimi delle tante persone colpite dallo sfratto e dalla perdita del lavoro.

Trovate qui in allegato il testo completo della lettera.


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L'ORARIO COMPLETO DELLE MESSE

Orario Celebrazioni Eucaristiche
  
Orario Feriale
 
ore       6.55   Suore Orsoline (7.15 Luglio-Agosto)
ore       8.30   Chiesa parrocchiale (Novembre-Marzo Immacolata)
ore       9.15   Chiese Rionali
ore     16.00   Madonnina (al mercoledì; NO Agosto)
ore     18.00   Immacolata (da Settembre a Giugno)
 
 
Orario Festivo
 
Vespertina della vigilia
ore    18.00         chiesa parrocchiale
 
Festive
ore      7.30          chiesa parrocchiale
ore      8.30          chiesa parrocchiale
ore      9.45     *   chiesa parrocchiale
ore    11.00     *   chiesa parrocchiale
ore    18.00         chiesa parrocchiale
 
(*9.45 e 11, da Giugno a Settembre, unificate ore 10.30)
 
ore        8.30      Varallino
ore     10.00       San Giovannino (Novembre a Giugno)
ore     16.30       Madonnina


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IL NOTIZIARIO 7°

E' online il numero 7 (SETTEMBRE) del notiziario parrocchiale con gli aggiornamenti sui lavori per il tetto e tante altre notizie utili! 


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MESE MISSIONARIO 2011

1 OTTOBRE - ore 16
RONCO DI GHIFFA (VB)
Monastero SS.Trinità
VEGLIA DI PREGHIERA PER LE RELIGIOSE
In memoria di S.Teresa del Bambin Gesù
Patrona delle Missioni e Dottore della Chiesa

9 OTTOBRE - ore 11
ARONA
Collegio De Filippi
Giornata di fraternità con familiari e amici dei missionari

16 OTTOBRE
Pellegrinaggio di Giustizia e Pace a “SOTTO IL MONTE”

22 OTTOBRE - ORE 20
BELLINZAGO
VEGLIA MISSIONARIA DI PREGHIERA
Porterà la sua testimonianza padre Ernesto Viscardi, missionario della Consolata in Mongolia

23 OTTOBRE
85ª GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE
“Testimoni di Dio”

5 NOVEMBRE - ORE 21
VERBANIA - CENTRO SANT’ANNA
TAVOLA ROTONDA
“Lo Spirito di Assisi 25 anni dopo”
Insieme per riflettere e intraprendere vie nuove per la missione “Ad Gentes”.


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IN PREGHIERA PER LA PACE

NEL DECIMO ANNIVERSARIODELL’ATTENTATO ALLE TORRI GEMELLE
E NEL XXV ANNIVERSARIO DELLA PREGHIERA PER LA PACE DI ASSISI

IL GRUPPO POPOLI PER LA PACE – PACE PER I POPOLI

INVITA

ALL’INCONTRO/DIBATTITO

 “LO SPIRITO DI PACE DI ASSISI”

Voci e Immagini per un Futuro di Pace

DOMENICA 2 OTTOBRE 2 011
ALLE ORE 17
ORATORIO BEATO QUAGLIOTTI DI GALLIATE
 


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IL NOTIZIARIO 6°

E' online il numero 6 (MAGGIO) del notiziario parrocchiale con gli aggiornamenti sui lavori per il tetto e tante altre notizie utili!


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FUORI LUOGO - LA VOCE DI SPAZIO GIOVANI

E' online il nuovo numero del giornalino realizzato dai ragazzi di "Spazio Giovani". Potete scaricarlo cliccando qui sotto.


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IL NOTIZIARIO N° 5

E' online il numero 5 (APRILE) del notiziario parrocchiale con gli aggiornamenti sui lavori per il tetto e tante altre notizie utili!


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CON DON SERGIO CHIESA EDUCHIAMO ALLA FEDE

MERCOLEDÌ 30 MARZO 2011 ORE 21   
“EDUCARE I FIGLI A CREDERE. MA IN QUALE DIO?”   
  
MARTEDÌ 12 APRILE 2011 ORE 21   
“EDUCARE A PRATICARE LA FEDE”  

SABATO 30 APRILE 2011 ORE 21    
DAL CONVEGNO DI VERONA (OTTOBRE 2006)  
“LA TRADIZIONE ...TI TRASMETTO LA VITA”  
GENITORI CHE SI METTONO IN GIOCO:
CONDIVISIONE DELLE ESPERIENZE

Luogo degli incontri
“SALA DON GIUSEPPE MANFREDDA”
ORATORIO BEATO QUAGLIOTTI
 
Viale B. Quagliotti,1
Galliate (NO)

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IL NOTIZIARIO N° 4

E' online il numero 4 (marzo) del notiziario parrocchiale con gli aggiornamenti sui lavori per il tetto e tante altre notizie utili!


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BORSA DI STUDIO "DON MANFREDDA"

BORSE DI STUDIO

“DON GIUSEPPE MANFREDDA

e dei suoi genitori FILIPPO E ANTONIETTA GIULIANI MANFREDDA”

 

Si rende noto che sono state istituite n. 3 Borse di studio da € 1.000 cadauna intestate:                                  

al compianto parroco

“DON GIUSEPPE MANFREDDA

e ai suoi genitori

FILIPPO E ANTONIETTA GIULIANI MANFREDDA”

 

Dette borse di studio sono riservate a studenti universitari residenti in Galliate che ne faranno domanda. Esse saranno assegnate a studenti particolarmente meritevoli, anche sotto l’aspetto della serietà e delle buona volontà, e bisognosi, tenute presenti le condizioni economiche delle singole famiglie.

 

Le domande, in carta semplice, dovranno essere corredate da:

piano di studi e copia del libretto con le relative votazioni debitamente autenticati.

Dovrà essere inoltre allegata lo stato di famiglia e la documentazione della situazione economica del nucleo familiare (copia modello Unico o 730).

Le domande dovranno pervenire in busta chiusa in archivio parrocchiale entro il 1° marzo 2011.


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IL NOTIZIARIO N° 3

 

E' online il numero 3 (febbraio) del notiziario parrocchiale con gli aggiornamenti sui lavori per il tetto e tante altre notizie utili!


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IL NOTIZIARIO N° 2
 

E' online il numero 2 (gennaio) del notiziario parrocchiale con gli aggiornamenti sui lavori per il tetto e tante altre notizie utili!


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IN CINA LA NUOVA SPERANZA

In Cina, sulle orme di Cristo. Attualità e storia della Chiesa cattolica in Cina sono il tema di un DVD-video, realizzato da La Nuova Regaldi in collaborazione con il Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME), per la regia di Nerio Zonca. Un tema sollevato dal verificarsi, quest'anno, di due anniversari legati alla storia della cristianità in Cina. Il primo è il decimo anniversario della canonizzazione di san Giuseppe Maria Gambaro, proclamato santo il 1° ottobre 2010 nel numero dei "120 martiri della Cina di tutti i tempi". "È uno strumento che abbiamo chiesto di realizzare - spiega don Ernesto Bozzini, parroco di Galliate, paese nativo del Gambaro -, per diffondere la luminosa testimonianza cristiana offerta da padre Gambaro nell'attività missionaria in Cina e con il martirio, subito nel 1900". L'altro anniversario, celebrato in Italia e in Cina con numerose mostre e pubblicazioni, è il quattrocentesimo della morte di padre Matteo Ricci, il missionario gesuita pioniere delle missioni in Cina in età moderna, autore di una geniale traduzione del messaggio cristiano nella lingua e nelle categorie concettuali della cultura cinese. Due anniversari legati alla storia della Cina, che spingono a riflettere sull'attualità del "gigante asiatico", paese di primaria importanza sulla scena internazionale, il cui continuo progresso economico contrasta con pesanti limitazioni della libertà personali dei suoi cittadini - tra cui quella di religione. "Abbiamo voluto realizzare un video in forma di inchiesta - spiega il regista Nerio Zonca - interrogando studiosi ed esperti di Cina, per esplorare alcune pieghe dell'attualità di questo paese, e scoprire come il cristianesimo stia contribuendo a offrire nuova speranza al popolo cinese". Il cofanetto DVD contenente il video (durata 47') è stato inviato a 66 televisioni locali dell'intero territorio nazionale italiano, che lo inseriranno nella loro prossima programmazione. Esso è inoltre disponibile - in cambio di un'offerta libera - presso La Nuova Regaldi (via Dei Tornielli, 6 a Novara info@lanuovaregaldi.it) e l'archivio della parrocchia di Galliate. Per ulteriori informazioni www.lanuovaregaldi.it.

Foto disponibili alla pagina http://www.lanuovaregaldi.it/frame_gallery.cfm?gallery=1632.


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IL NOTIZIARIO - N° 1

E' online il numero 1 (dicembre) del notiziario parrocchiale con gli aggiornamenti sui lavori per il tetto e tante altre notizie utili!


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IL NOTIZIARIO - N° 0

E' online il numero 0 del nuovo notiziario parrocchiale con gli aggiornamenti sui lavori per il tetto e tante altre notizie utili!


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FUORI LUOGO - LA VOCE DI SPAZIO GIOVANI

E' online il nuovo numero del giornalino realizzato dai ragazzi di "Spazio Giovani". Potete scaricarlo cliccando qui sotto.


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CHIAMATI A "CAMMINARE INSIEME"

Miei cari,

auguro a tutti che questo periodo estivo abbia giovato al corpo e all’anima, alla salu­te e alla convivenza familiare. Vorrei essere vicino a chi, in questo periodo, è stato ac­compagnato da preoccupa­zioni e sofferenze anche gra­vi. Penso, per esempio, a fami­glie che devono costantemen­te accudire ad un disabile e devono decidere l’uso del tempo non secondo i propri gusti, ma con l’attenzione al­l’ultimo perché sia trattato co­me il primo. Né ci deve man­care un pensiero e un gesto di solidarietà per gli abitanti dei Paesi, come il Pakistan, dove il maltempo ha provocato 1500 morti, dove milioni di perso­ne hanno dovuto abbandona­re la loro casa e dove moltissi­mi bambini sono a rischio di gravi malattie. Anche la nostra Diocesi, con la promozione della Caritas, è chiamata a da­re segni concreti di vicinanza.

Ringrazio tutti coloro che, durante il periodo estivo, han­no trovato il modo di rendersi utili agli altri. Penso, ad esem­pio, a coloro che, insieme con l’Oftal, hanno accompagnato i malati a Lourdes. Penso a co­loro che hanno sostenuto il Grest e i “campi scuola”, stan­do generosamente vicini ai bambini, ai ragazzi, agli ado­lescenti, ai giovani, anche a costo di notevoli fatiche. So che queste iniziative estive, in genere, costituiscono una po­sitiva premessa per i tempi ordinari dell’anno sia per l’Ora­torio e i ragazzi, sia per i grup­pi di adolescenti e giovani.

Il mio “grazie” si estende a tutti coloro che, magari in for­me caratterizzate da molta di­screzione, hanno però vissuto il comandamento dell’amore fraterno e la responsabilità missionaria dell’annuncio instancabile della buona novel­la di Cristo Signore.

II nuovo anno pastorale, scolastico e sociale che ci attende trova nel mese di set­tembre e all’inizio di ottobre dei momenti significativi del­la volontà di procedere con solerzia nel cammino. In ge­nere, la ripresa risulta faticosa perché, soprattutto per ragaz­zi e giovani chiamati a ripren­dere anche la scuola, cambia il ritmo quotidiano. Occorre dunque qualche sforzo di vo­lontà. Più profondamente, oc­corre tener conto che la vita diventa per ognuno di noi un tempo di crescita se è un tem­po di cammino. Che vuol dire, per i ragazzi, valorizzare le proposte educative; e vuoi di­re, per gli adulti, portare con coraggio la propria responsa­bilità. Per i sacerdoti e tutti i loro collaboratori significa farsi carico del cammino del­la comunità cristiana, dire pa­role che risvegliano la fede, il gusto del Vangelo, l’affetto del cuore per il Signore Gesù. Si­gnifica soprattutto dare un esempio di vita vissuta come discepoli di Gesù per offrire, in questo modo, una buona testimonianza di fronte al mondo.

II cammino diocesano do­vrà essere particolarmente at­tento alla proposta del “cam­minare insieme”. Ne ho già parlato nella Lettera Pastora­le dello scorso anno, ma vi è la necessità di tenerla in primo piano anche quest’anno. Quando dico “camminare in­sieme” intendo sollecitare al­cuni passi che mi limito qui ad elencare. Il primo è una ve­ra fraternità tra i sacerdoti fat­ta di comunicazione, di vici­nanza, di aiuto reciproco. Il secondo è lo spirito della co­munione all’interno delle sin­gole comunità parrocchiali: esse sono chiamate ad essere non come un meccanismo con vari pezzi, ma un corpo con molte membra vitalmen­te unite tra loro. Un terzo pas­so è identificato con il camminare insieme da parte di ogni singola parrocchia con le par­rocchie vicine, formando del­le vere Unità Pastorali e po­tendo così dire che tutta la Chiesa è per tutta la Chiesa, soprattutto per affrontare con spirito veramente missionario e in modo più adeguato le sfi­de del nostro tempo.

Ci sono diversi capitoli del­l’azione pastorale che atten­dono Unità Pastorali vivaci, ardimentose, progettuali, operative, costanti nel con­fronto reciproco. Penso al ca­pitolo dei preadolescenti, de­gli adolescenti e dei giovani e a tutto il tema educativo che la Chiesa italiana propone di tenere in primo piano per tutto il prossimo decennio; pen­so al capitolo degli “ultimi” e a tutto l’impegno caritativo che ci attende; penso agli adulti e al lavoro di approfon­dimento biblico, teologico e culturale necessario perché possiedano almeno la “gram­matica” necessaria per affron­tare le questioni di rilevanza religiosa e morale che ogni giorno emergono nel dibatti­to pubblico, in particolare at­traverso i mass media; penso alla formazione dei catechisti, dei membri dei Consigli Pa­storali Parrocchiali, delle “équipe” laicali delle stesse Unità Pastorali; penso anche ai rapporti di dialogo e di col­laborazione da stabilire con la scuola e con le istituzioni civi­li.

Dobbiamo dunque rimboc­carci le maniche e ricordare che un buon lavoro per la Chiesa va sempre accompa­gnato dalla nostra conversio­ne al Signore, dal rinnova­mento del nostro cuore, della scelta di vivere la carità e di avere grande venerazione per la verità.

Maria, Madre del buon consiglio, ci accompagni. Buon anno a tutti.

Novara, 30 agosto 2010


 


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CONCERTO PER LA PACE

La Scuola di Pace “Oscar Romero“ presenta:

“TUTTI  I  DIRITTI  UMANI  DI  TUTTI  GLI  UOMINI”

CONCERTO  per  la  PACE con:

AGNESE  GINOCCHIO

(Cantautrice e Testimonial della Pace e della Giustizia)

 

VENERDÌ 10 SETTEMBRE  ore  21,00

SALA  CRESPI Piazzale EX CVT, Via IV Novembre, CERANO


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NELLA CHIESA: FESTA O MORTORIO?

Abbiamo ricevuto un grande dono! Cosa? Quando? Come, lo hai già dimenticato? Qualche settimana fa la Solennità di Pentecoste ci ha ricordato che è lo Spirito Santo a farci dono della fede e che, attraverso la Sua azione e la nostra disponibilità, il cuore può rinnovarsi.

Ora che sappiamo chi ci ha fatto questo bellissimo regalo, ora che lo abbiamo scartato, dobbiamo applicarlo alla nostra vita. Come? La risposta sta nella scoperta della spiritualità! Cos’è? Una proposta spirituale viene intesa come il percorrere insieme un cammino di crescita, il vivere un’esperienza significativa nel quotidiano, il collocare la fede al centro della propria esistenza, l’impegnarsi per gli altri, il sociale e la Chiesa. Che ne dite? Vi sembra un mortorio? Tutt’altro! La spiritualità richiama alla comunione, alla condivisione, alla compagnia, in comunità o in gruppo, secondo la propria età, ruolo o vocazione.

Emerge così una realtà che unisce i cuori prima delle menti, è una proposta di santità “originale”, vissuta in un ambiente carico di valori. Per cercare il Signore non c’è bisogno di staccarsi dalla vita, anzi, nel quotidiano si trova il luogo per incontrare Dio. Lo Spirito Santo è vita, e vuole la vita, la vuole piena e abbondante per tutti. Per questo la vuole autentica. La ricerca di autenticità pone esigenze impegnative e produce scontro verso chi preferisce la morte alla vita; lo scontro, però, non scatena ragioni di discriminazione, rompendo la compagnia, ma viene vissuto come condizione di qualità e di autenticità per poter veramente sperimentare assieme una vita piena e abbondante.

Per celebrare la vita nuova è importante la dimensione della festa, espressione di un cuore in amicizia con Gesù. Si sente il bisogno della festa: siamo chiamati a viverla in intensità come gioia pasquale. L’allegria esprime la gioia di chi si sente nelle mani del Signore come amato e salvato, e quindi contento. La festa risulta essere allora l’espressione di quanti condividono valori comuni e sentono il bisogno di manifestarli per compartecipare. La si avverte come una proposta di messaggi provocatori e di sfide impegnative per tanti altri giovani.

            Accanto alla festa c’è l’impegno per gli altri, magari per i più deboli; è un compito esigente ma per farsi santi occorre fare del bene agli altri. Questo è possibile per tutti, poiché non c’è limite all’azione dello Spirito e non c’è spiritualità che non sia aperta e accessibile per tutti. Tutto questo prevede che ci sia sbracci le maniche, richiede gesti concreti, progetti. Chiede che chiunque ha fatto un tratto di strada più impegnativo, si pieghi verso che è ai primi passi e lo sollevi. Spinge inoltre avanti a prendere il largo verso mete più alte di quello che è stato consolidato e sperimentato.

            Tanti sono i modi di vivere il Vangelo, infinite le vie del Signore perché l’uomo sia felice. I Santi ne sono stati interpreti e fecondi attori, hanno ascoltato lo Spirito Santo e hanno risposto con coraggio e fiducia alle esigenze del proprio tempo.

 

E noi? Lasciamoci guidare da chi ha più esperienza, preghiamo perché ci sia indicata una strada per noi, scegliamo delle buone letture spirituali.

 

 Riconosciamo in Gesù di Nazareth un Dio vicino, che è presente in modo misterioso nella vita, che sta dalla parte della vita e fa nascere vita là dove c’è la morte.

 

Troviamo nell’oggi il luogo e tempo della vita, dell’incontro con gli altri, della testimonianza della fede e della speranza.

Affrontiamo le vicende della vita con gioia, ottimismo e  fiducia, cercando di essere contagiosi nel bene, portatori sani di bontà.

Viviamo la comunione nella Chiesa, comunità di fratelli nel Signore Gesù, attorno alla preghiera, ai sacramenti, ai Pastori, con Maria come Madre.

Chi accoglierà questo dono, chi metterà Cristo al centro del proprio quotidiano, allora sì che sarà un giovane del terzo millennio, “una sentinella del mattino, uno che non ha paura di essere santo”!


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SPORT E STILI DI VITA

PRESSO L’AUDITORIUM BANCA POPOLARE DI NOVARA
VIA NEGRONI, 11 - NOVARA
VENERDÌ 14 MAGGIO 2010 - ORE 21

Interverranno

DOTT. CATERINA GOZZOLI
"Docente presso l'Università Cattolica del S. C. e
responsabile scientifica del master in "Sport e
Management"

DON ROBERTO SOGNI
Ufficio Pastorale dello sport.

DON FRANCO FINOCCHIO
Ufficio Pastorale dello sport.

PASQUALE SENSIBILE
Direttore sportivo del Novara Calcio.

CARLOALBERTO LUDI
Giocatore del Novara Calcio.

PAOLA CARDULLO
Giocatrice della Nazionale Italiana di Volley.

LETIZIA CAMERA
Giocatrice Asystel Novara.

FILIPPO GALLI
Responsabile Settore giovanile A.C. Milan


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CHIESA DEI PECCATORI, CHIESA DEI SANTI

*articolo del Card. Lehmann (vescovo di Magonza e presidente della Conferenza Episcopale Tedesca fino al 2008) pubblicato il 1 aprile su un giornale tedesco

Anche se si preferisce evitare parole grosse, la rivelazione nelle scorse settimane di molti casi di abusi costituisce una profonda crisi in particolare per la Chiesa cattolica. Anche se sono implicati molti fattori esterni alla Chiesa, non ha alcun senso puntare il dito prima su altri. Altrimenti si potrebbe dare l’impressione di voler distogliere l’attenzione dalla responsabilità propria o relativizzare ciò che è accaduto. Come Chiesa neppure ci dobbiamo meravigliare se veniamo giudicati severamente – certo talvolta anche con malignità e malevolenza – con gli stessi criteri con cui la Chiesa in altre situazioni presenta le sue convinzioni morali, in particolare in riferimento alla sessualità. I casi di abusi scoperti funzionano qui come un boomerang.

Certo non dobbiamo lasciarci tappare la bocca e dobbiamo dire con nettezza che si tratta chiaramente di un malcostume sociale, di cui la maggior parte di noi non aveva sospettato l’entità.

Lentamente vengono scoperti comportamenti negativi anche in luoghi finora poco sospetti. Le indicazioni numeriche relative ai casi conosciuti e le stime dei casi presunti si differenziano di molto. Anche se è doloroso, si può comunque esprimere sollievo per il fatto che ora molti casi vengano a galla. E non ci si deve meravigliare che ci siano opportunisti di vario tipo che sfruttano l’onda sulla scia dei media.

Perché c’è voluto così tanto tempo prima che si parlasse pubblicamente e in modo così esteso di simili delitti? Già negli anni novanta una suora americana psicoterapeuta e professionalmente molto esperta mi disse qualcosa che all’inizio mi spaventò, e che però più tardi mi ha molto aiutato a trattare il fenomeno in maniera obiettiva: “Bisogna sempre fare i conti col fatto che i colpevoli tacciono fino alla fine, molto più di qualsiasi alcolista.” Molte cose non hanno potuto essere chiarite – e devo dire questo per i 27 anni nei quali ho avuto la responsabilità della diocesi di Magonza – perché ha continuato ad esserci questo silenzio impenetrabile. Ho spesso brancolato a lungo nel buio, anche quando ho fatto enormi sforzi per avere chiarimenti.

L’interesse e l’attenzione alle vittime reali o possibili devono stare inequivocabilmente al primo posto in questo lavoro di chiarificazione. Tuttavia, fino a prova contraria, non si deve passar sopra alla presunzione di innocenza di un sospettato, considerandolo personalmente responsabile. Anche una calunnia, che in seguito si rivela infondata, può recare danno per tutta la vita. Chi imprudentemente parla di “insabbiamento”, non ha alcuna idea di quanto sia difficile trovarsi a lungo in una situazione poco chiara.

A ciò si aggiunge la abissale intimidazione delle vittime. Offese nell’ambito dell’abuso sessuale vivono il tutto come un tabù. È molto difficile per le persone colpite confidarsi con qualcuno. Anche nelle famiglie spesso non si desiderava ammettere tali mancanze. Questo silenzio ha per le vittime delle conseguenze gravi. Non potendo raccontare nulla, non possono neanche rielaborare i danni, che spesso continuano ad avere un effetto nel tempo. In molti casi è soprattutto lo sviluppo sessuale ad essere pregiudicato. Esperienze traumatiche nell’infanzia e nella giovinezza possono influire negativamente e gravemente su futuri rapporti di coppia. Un’intera vita può quindi venire profondamente distrutta.

Un’altra cosa mi è diventata più chiara negli anni e nei decenni scorsi. Non è da molto che in un certo senso si può definire chiaramente il fenomeno della pedofilia. In manuali della medicina sessuale e dei disturbi sessuali si possono trovare fino a 23 diverse definizioni e descrizioni di “abuso sessuale”. Anche esperti psicologi mi hanno continuamente assicurato, che occorre una specifica formazione ed esperienza per emettere una diagnosi differenziata di pedofilia con la necessaria certezza.

Da quando però il fenomeno della pedofilia, che effettivamente viene limitato alla inclinazione per bambini in una fase di sviluppo prepuberale, può essere meglio definito o delimitato, si apre un’altra, dapprima spaventosa constatazione: la pedofilia in questo stretto senso non ha nulla a che fare con un’occasionale “scivolata” morale, ma corrisponde ad una inclinazione profonda e radicale, che molti professionisti ritengono non curabile. Questa cognizione si è diffusa solo negli ultimi decenni. Anche a causa di ciò proprio da parte ecclesiale si è sopravvalutata la capacità dei colpevoli al cambiamento e alla guarigione.

In buona fede ci siamo spesso affidati alla dichiarata buona volontà. Per questo si è giunti anche alle pratiche sbagliate e da lungo tempo certo imperdonabili, semplicemente di trasferire un colpevole, talvolta anche con sentenza passata in giudicato, ad un altro posto. Si doveva riconoscere una cosa che un pastore d’anime non può facilmente accettare, e che mi aveva comunicato la succitata suora sulla base della sua esperienza: “Vescovo, non si faccia illusioni, l’uomo non deve in nessun caso più tornare alla cura d’anime, perché vi troverà ovunque dei bambini.”

Gli equivoci, che erano legati ad un atteggiamento che si presumeva comprensivo nei confronti di un colpevole, sono grazie a Dio tutti crollati. Ma anche altre illusioni si sono dissolte. La sessualità umana non è così innocentemente romantica, come spesso si pensava – di fronte a tutte le demonizzazioni del sessuale. Essa può condurre come stimolo generale dell’essere umano ad altezze meravigliose, che possono costituire la felicità terrena della persona, presenta però anche delle bassezze abissali, che mostrano una perversione dell’umano. L’arte illustra entrambi gli aspetti. Chi nega una di queste dimensioni, mente.

Di questi estremi abissi fanno parte le violenze sessuali su bambini e adolescenti. Sono così negative anche per il fatto che in questo spesso l’autore nasconde la sua forza. Infatti non è, come alcuni movimenti di pedofili suggeriscono, che le vittime bambine o adolescenti nel silenzio accondiscendano. Ma piuttosto che le naturali inibizioni e resistenze vengono superate con perfida raffinatezza. Non si deve nascondere la differenza di potere proprio tra adulti e bambini. Non è necessario l’uso della forza fisica là dove possono essere sfruttate la debolezza e la dipendenza infantili dovute ad affettività e devozione.

In questo contesto sta anche il giusto modo di intendere l’educazione. Quest’ultima vive sempre di una mescolanza di vicinanza e distanza. Una distanza assoluta può accompagnarsi ad una spietata sete di potere. Per questo la cattiva pedagogia degli scorsi decenni, nella quale non raramente si giungeva a insopportabili castighi e punizioni corporali, viene giustamente fustigata. Ma non bisogna considerare alla stessa stregua questi eventi e gli abusi sessuali. A tale riguardo, avevano fatto bene certi rami della pedagogia moderna (non era solo la “pedagogia della riforma”), ad accentuare nell’educazione più fortemente la vicinanza tra adulti e bambini. A cui si lega però sempre anche una grande disinvoltura. Ma vicinanza non deve significare nascondere distanza e differenza, né mancare di rispetto per la personalità dei bambini. Non si può infatti negare che il movimento dei pedofili abbia cercato di istigare ad un’irresponsabile dimestichezza coi bambini (“Lust am Kind”). Vi si aggiungeva una esaltazione “abbellita” dell’antica pederastia.

Grazie a Dio tutto questo negli ultimi vent’anni ha perso influenza. Ma comunque sia, non si può mai offrire la minima scusa per azioni che in ogni caso sono criminali e peccaminose. Tali scuse potrebbero indebolire le resistenze in qualcuno che potesse sentire in sé tali forti inclinazioni. Ed è anche vero che specialmente in area europea si è sempre cercato di liberalizzare le leggi relative a contatti sessuali con minorenni.

È tragico che la dottrina della Chiesa mai ammettesse un dubbio sul fatto che ogni forma di abuso sessuale fondamentalmente sia e rimanga riprovevole, e che però i responsabili della Chiesa nel proprio contesto non abbiano in alcuni casi gestito con estrema meticolosità ed indipendenza una ricognizione completa. In questo possono aver svolto un ruolo molti motivi e certi atteggiamenti e mentalità. Il peggiore era l’atteggiamento di doversi preoccupare più degli autori che delle vittime.

È anche vergognoso, che in alcuni casi si sia cercato di proteggere l’istituzione Chiesa e anche suoi dipendenti da una macchia attraverso un veloce respingimento o copertura di un sospetto o addirittura di una colpa. Certamente poteva esserci in questo anche un certo rapporto tra persone, come è possibile che si instauri in alcuni “sistemi chiusi” nei quali nessuno dall’esterno riesce a vedere chiaramente. È ad ogni modo spaventoso che qui la sensibilità della coscienza, che proprio per persone religiosamente ed ecclesialmente impegnate deve essere quotidianamente curata, non abbia saputo emergere da tutte le coperture.

Ma proprio ammettendo questo, si deve però anche osservare, che la Chiesa, pur con tanta perplessità ha adottato, dopo una migliore comprensione psicologica della pedofilia, adeguate contromisure. Quando, verso la fine del millennio e immediatamente dopo, sono venuti alla luce alcuni casi di abusi, la Conferenza episcopale tedesca ha cercato delle vie per coordinare un corretto modo di procedere.

La prassi corrente era che ogni diocesi completamente indipendente si occupasse dei casi e non dovesse mettere a conoscenza di questo nessun altro organismo ecclesiale, né la segreteria della Conferenza episcopale, né le autorità vaticane. Questo sarebbe cambiato in parte solo nel 2002.

Fino a quel momento la mancanza di chiarezza e il deficit di informazioni, anche in considerazione dello scalpore mediatico del momento, erano molto alti. Specialmente in seguito ai fatti avvenuti negli Stati Uniti divenne inoltre chiaro che occorreva un ammodernamento e che si dovevano percorrere vie nuove, con un fondamentale accompagnamento critico di professionisti.

Così si arrivò al primo congresso mondiale sulla pedofilia, che ebbe luogo a Roma nel 2003 con una molteplicità di professionisti non legati all’ambito ecclesiale. L’anno successivo furono pubblicati in inglese gli atti del congresso (“Sexual Abuse in the Catholic Church. Scientific and Legal Perspetives”, editi da R. K. Hanson, F. Pfäffin e M. Lütz, Vaticano 2004).

Già tempo addietro i vescovi tedeschi avevano fatto i primi passi e formulato le linee guida “Zum Vorgehen bei sexueller Missbrauch Minderjähriger durch Geistliche im Bereich der Deutschen Bischofskonferenz” (Del modo di procedere in casi di abusi sessuali su minorenni da parte di religiosi nell’ambito della Conferenza episcopale tedesca). In queste linee guida, che furono pubblicate il 26 settembre 2002 sugli organi ufficiali di tutte le diocesi, si è giunti anche a riconoscere che, per i colpevoli, l’inclinazione pedofila fosse “strutturale e non modificabile”. Nello stesso periodo o ancora prima almeno sei grandi conferenze episcopali della Chiesa cattolica hanno attuato proprie linee guida.

In Germania non c’erano per queste linee guida né precursori né esempi. Esse furono verificate nel 2005 dopo le prime esperienze e ancora una volta nel 2008. Secondo l’opinione dominante esse hanno superato bene la prova del fuoco. Tuttavia le linee guida possono essere ulteriormente migliorate.

Veramente ora nella Chiesa sono spesso quelli che le hanno appena lette o – peggio – le hanno poco niente attuate, che gridano chiedendo un miglioramento.

In una ulteriore revisione delle linee guida prima di tutto c’è da considerare il fatto, se le inchieste interne alla Chiesa debbano essere poste in mani neutrali e se la collaborazione con le autorità che si occupano dell’azione penale debba diventare un obbligo in ogni singolo caso. Nel passato del resto tale collaborazione è già avvenuta in molti casi. Certamente le migliori linee guida non servono se non vengono seguite severamente e senza riguardo alla persona e all’istituzione.

Nell’attuale discussione su abusi sessuali su bambini colpisce una particolarità: la richiesta di responsabilità e riparazione, non ultima anche per risarcimenti, si rivolge molto spesso solo alle istituzioni. Riguardo all’entità delle rivelazioni avvenute nelle passate settimane, essa è in un certo modo comprensibile. L’accumulo dei casi riguarda indubbiamente anche l’istituzione Chiesa, in molte dimensioni. Tuttavia sorprende quanto poco si parli del singolo autore e della sua responsabilità. Almeno in ambito ecclesiale sa infatti ogni pederasta in quale misura egli faccia del male. Non è comprensibile che nella discussione pubblica non si parli della responsabilità, della garanzia di singoli autori per i danni da loro causati. Ma già da molto tempo si cerca la colpa prima nel collettivo e quasi sempre nel “sistema”.

Specialmente all’inizio della discussione si sostenne non raramente in modo generico che ci fosse un rapporto causale tra il celibato del prete e le violenze su bambini ed adolescenti. Professionisti di diverse discipline hanno nel frattempo contraddetto tali supposizioni. Però certamente c’è qualcosa da ripensare nel problema di possibili rapporti tra celibato e casi di abuso: innanzitutto la Chiesa, comprendendo preti e molte altre professioni, si occupa come poche istituzioni della nostra società (eccetto scuole di ogni tipo) quotidianamente di un grandissimo numero di bambini ed adolescenti.

Questo aumenta indubbiamente le possibilità di contatto e di conflitto. Io spero che l’attuale discussione, che è inevitabile, non tolga a molte donne e uomini in innumerevoli istituti della Chiesa la loro piena disinvoltura nelle relazioni con bambini e adolescenti.

La Chiesa deve certamente riflettere obiettivamente fino a che punto la forma di vita presbiterale possa attirare in più alta misura uomini di tendenze pedofile, soprattutto in vista di un impegno in istituti ecclesiali. In tali istituti non esiste solo la possibilità di incontrare molti bambini in uno spazio protetto, ma anche la probabilità di non venire scoperti per la discrezione pastorale e la tabuizzazione sociale. I responsabili dei nostri luoghi di istruzione hanno riconosciuto questo pericolo da molto tempo. Ma anche colloqui con professionisti ed informazioni adeguate non sempre possono escludere con tutta la vigilanza valutazioni sbagliate nel singolo caso.

Indubbiamente c’è bisogno in questa direzione di ancora maggiore attenzione e di risolutezza nel prendere decisioni.

Tutto questo è importante e rimane da considerare. La rivelazione di casi di abuso significa senza dubbio una crisi della Chiesa. Non si riferisce però solo al presente e a reati che non sono ancora prescritti. Nella discussione sono state scoperte molte colpe tabuizzate, che ebbero luogo spesso decenni fa. Sarebbe sconsiderato promettere di chiarire completamente tutti i casi del passato.

Quasi sempre i responsabili di allora sono morti. Testimonianze scritte spesso non si trovano, indicazioni retrospettive possono essere molto incomplete. Questo conferma in maniera dolorosa, quanto profondi siano i solchi scavati dall’abuso su un lungo periodo nella storia di una vita, ma anche la spaventosa tabuizzazione a tutti i livelli. Proprio per questo non dobbiamo fingere di non vedere questo palo del passato piantato nella carne del presente. Come Chiesa non siamo solo di oggi, ma  – che sia comodo o scomodo – ci poniamo anche di fronte alle debolezze della nostra storia. Sarebbe meschino semplicemente nascondersi.

Papa Benedetto XVI ha mostrato coraggiosamente con la sua lettera alla Chiesa d’Irlanda del 19 marzo, come i casi di abusi abbiano a che fare anche con fenomeni e trasformazioni legate a crisi nella Chiesa di oggi. In questo c’è da considerare l’intreccio delle singole Chiese con la storia dei rispettivi paesi. Ma c’è anche un rapporto che va al di là della particolare situazione e porta l’intera istituzione a doversi assumere la responsabilità. In questo rientra anche la situazione della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II. La mia critica non si riferisce al Vaticano II, ma agli sforzi non riusciti della successiva ricezione.

Era necessaria una rinnovata attenzione al mondo moderno. Ma si era ancora molto sottovalutata l’azione di risucchio di questo mondo. Sono cadute delle inibizioni, ha potuto diffondersi una falsa tolleranza. Il “mondo” si è dimostrato più potente. La spiritualità, la forza interiore e l’autoconsapevolezza, diventate ancora più importanti per l’attenzione prestata al mondo, sono invece diminuite. Si sono anche sopravvalutate le possibilità di organizzazione della Chiesa, in sé feconde, in un mondo secolare, e non si sono presi in sufficiente considerazione i deficit. Purtroppo questo ha anche portato al fatto che la Chiesa nei problemi di impostazione della sessualità umana non ha trovato la via d’uscita da queste tensioni e specialmente nell’annuncio e nell’insegnamento della fede è rimasta come paralizzata. Anche per questo essa non ha più potuto essere sufficientemente d’aiuto.

Così non si sono sufficientemente accolte certe sfide poste dal Concilio Vaticano II. Per me sta in questo l’affermazione sulla santità e peccaminosità della Chiesa. Proprio alla luce del peso oggi duramente avvertito per eventi peccaminosi nella Chiesa, l’aspetto della santità non deve essere nascosto. Deve rimanere garantito il fatto che la vita divina liberante, che la Chiesa riceve solo da Gesù Cristo, passi veramente attraverso la santità della Chiesa anche all’umanità, e cioè proprio fino al limite del perdersi. Senza la santità della Chiesa non ci sarebbe alla fine neppure salvezza del mondo.

È del resto un problema dell’intera storia della Chiesa e della teologia, ciò che si afferma sulla tensione tra la santità e la peccaminosità della Chiesa e come si mantiene questa tensione. Il concilio non si è (ancora) potuto imporre su una univoca affermazione, che la Chiesa stessa non è solo santa ma anche peccatrice. A questo riguardo si è espresso con una formula molto prudente, affermando che la Chiesa “comprende nel suo seno i peccatori. È santa e insieme ha sempre bisogno di purificazione, perciò si dà alla penitenza e al rinnovamento” (Costituzione della Chiesa, articolo 8).

Questa ammissione è stata un grande passo – e nonostante alcuni buoni inizi, è ben lungi dall’essere ancora stata sufficientemente accettata nella teologia e nella spiritualità del quotidiano. Già decenni fa sono rimasto impressionato dalle grandi elaborazioni dei teologi Karl Rahner e Hans Urs von Balthasar, come del francese Henri de Lubac. Con le citazioni sconvolgenti sulla Chiesa “casta meretrice”, che essi trovarono negli scritti dei Padri della Chiesa, mi hanno incoraggiato a parlare, insieme alla difesa della santità, anche di una Chiesa peccatrice.

Questo discorso dialettico ha notevoli conseguenze anche per il nostro argomento. La Chiesa non è separata dalla vita e dal comportamento dei suoi membri, né si limita a questo. Anche come istituzione viene colpita nell’intimo quando noi ricusiamo la testimonianza vissuta del vangelo di Gesù Cristo. Altrimenti si arriva facilmente alla tentazione di attribuire esclusivamente al singolo peccatore le mancanze nella Chiesa, risparmiandole così ogni macchia. Una tale mentalità ha certamente contribuito a favorire le peggiori pratiche di copertura o di trasferimento del colpevole da luogo a luogo.

Indubbiamente abbiamo fatto poca attenzione alla spiritualità di una chiesa rinnovata, proprio mentre essa osa una maggiore attenzione al mondo. Per questo c’è talmente tanto deficit e insufficiente sensibilità, prima di tutto anche tra i pederasti e i conniventi. Qui il “mondo” inteso in senso biblico ha fatto irruzione profondamente nella Chiesa. Per questo è necessario ora – Papa Benedetto XVI lo dice chiaramente – una autopurificazione incondizionata a tutti i livelli. Il Papa ha condannato l’abuso sessuale di bambini con estrema chiarezza come crimine abominevole” e “grave peccato” non solo nella lettera alla Chiesa irlandese. Chi riesce qui a superarlo in chiarezza e risolutezza?

Noi abbiamo parlato di abuso sessuale come un malcostume e un’emergenza sociale, e tale si mostra sempre più. Tavole rotonde e incaricati speciali a tutti i livelli possono aiutare fino ad un certo punto a risvegliare, affinare e soprattutto a tener desta una coscienza responsabile. La “cultura dell’osservazione attenta” che viene sempre richiesta, deve infatti essere in vari modi ancora costruita. Anche altrove manca il coraggio civile per questo. Proprio i più convinti e i più convincenti sono coloro che hanno maggior bisogno di aiuto.

Perciò io ho fiducia, nonostante tutti gli errori che sono stati fatti, nelle energie spirituali e morali della Chiesa. Essa non ha affatto solo dei falliti e dei criminali nelle sue fila, come certi critici pensano di poter affermare. Alla Chiesa appartengono, fino al momento attuale, anche dei santi e degli eroi del quotidiano, molto coraggiosi e incorruttibili. Tuttavia la crisi ci rende umili, tanto più che in futuro ci possono essere ancora delusioni: “Chi quindi pensa si essere in piedi, stia attento a non cadere” (1Cor 10,12).

Per tutto c’è un nuovo inizio, ma nessuna grazia a buon mercato. Nell’incontro con l’adultera, che spesso è stata indicata dai padri della Chiesa come figura simbolo della Chiesa peccatrice, Gesù dice: “Anch’io non ti condanno. Va e non peccare più!” (Gv 8,11). Questo però passa attraverso la Croce. È necessario un cambiamento di rotta. Allora anche a Pasqua, più umilmente e più modestamente, possiamo dire un deciso e coraggioso “Nonostante tutto” e, con lo sguardo rivolto al Signore risorto, sperare fiducia e futuro.


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FREI BETTO A GALLIATE

Per vedere la registrazione integrale dell'incontro con Frei Betto a Galliate cliccate su

http://blip.tv/play/g8JkgdCLeAA%2Em4v

 

Prima del suo lungo intervento serale, tenutosi in una sala don Manfredda gremita di pubblico abbiamo rivolto a Frei Betto alcune domande per conoscere ed approfondire il cambiamento che la chiesa brasiliana ha avuto negli ultimi decenni.

 

Come è cambiata e com’è oggi la chiesa in Brasile?

 

«Prima è stata la chiesa dei brasiliani, è stata progressista, è stata perseguitata, nel ’68 a Medellin ha avuto un particolare slancio preferenziale verso i poveri. Sono stati vescovi molto profetici come Casaldaliga, Fragoso, Helder Camara  a dare questo impulso. Però con il pontificato di Papa Giovanni Paolo II è cominciata nell’episcopato brasiliano un’inversione di tendenza. In questo momento abbiamo una chiesa meno profetica e come tutta la chiesa cattolica è in crisi. Quello che sta facendo ora non risulta essere una buona evangelizzazione, ogni anno l’1% esce dalla chiesa cattolica, infatti nel 1990 il 90% dei brasiliani si dichiarava cattolico, oggi siamo al 70%».

 

Quale soluzione lei prospetta per fermare questa tendenza?

 

«La soluzione per me ha tre aspetti:

1) porre fine all’egemonia del modello parrocchiale e orientarlo verso le comunità ecclesiali di base con una pastorale per i negri, per gli operai, per i contadini…;

2) cambiare i ministeri della chiesa per permettere le ordinazioni di uomini e donne sposati; mantenere il celibato facoltativo per i sacerdoti diocesani ma obbligatorio per i religiosi;

3) riattualizzare il Concilio Vaticano II che non è stato valorizzato né da Papa Giovanni Paolo né da Papa Benedetto».

 

Le soluzioni da lei prospettate da dove dovrebbero cominciare ad essere applicate?

 

«Non solo in Brasile ma in tutta la chiesa universale. La chiesa deve adattare la sua evangelizzazione in funzione ad ogni cultura, lo dice S.Paolo, greco con i greci e giudeo con i giudei, dunque deve inculturarsi. Noi oggi abbiamo una chiesa eurocentrica».

 

E a conclusione dell’intervista Frei Betto esprime questa forte ed importante affermazione:

 «La chiesa non deve avere la fede in Gesù ma la fede di Gesù».


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30 anni dall'omicidio di monsignor Romero, Arcivescovo di San Salvador
Il 24 marzo ricorreranno 30 anni da quel fatidico giorno in cui la vita di monsignor Oscar Arnulfo Romero, allora Arcivescovo di San Salvador, fu stroncata sull'altare, mentre celebrava l'Eucaristia nella cappella dell'ospedale per malati di cancro Divina Provvidenza della capitale salvadoregna, nel contesto della cruenta guerra civile vissuta nel Paese centroamericano.
Il 15 agosto dello scorso anno (92° compleanno di monsignor Romero), la Chiesa cattolica salvadoregna ha avviato un ampio programma di attività commemorative sul tema "Monsignor Romero, speranza delle vittime", che ha incluso, oltre al congresso teologico "A 30 anni dal martirio di monsignor Romero: conversione e speranza", una serie di conferenze, marce, pellegrinaggi, celebrazioni liturgiche, l'emissione di francobolli con la sua immagine, l'esibizione di materiali filmati, la tradizionale Veglia della Luce e altre iniziative.
"Celebrare monsignor Romero è riportare al presente i suoi appelli alla trascendenza, al rifiuto dei nuovi idoli che assillano la società attuale, ad assumere la nostra fede con una profonda dimensione storica e a vedere nei volti vecchi e nuovi dell'esclusione il volto di Dio", ha dichiarato la Fondazione Romero in un comunicato.
 
Al fianco delle vittime
Il Cardinale Roger Etchegaray, presidente emerito del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, nell'introduzione al libro "Oscar Romero: un Vescovo tra guerra fredda e rivoluzione", afferma che l'Arcivescovo salvadoregno "è stato assassinato per aver denunciato la violenza delle parti" coinvolte (il Governo e la guerriglia).
"Lo hanno ucciso in una società che precipitava confusamente nella guerra civile, perché durante molto tempo si era elusa la richiesta di giustizia e alla fine sia una parte che l'altra vedevano solo la soluzione delle armi".
"Dopo aver dedicato tutta la sua vita al servizio di Dio, Romero è diventato un profeta di giustizia e di pace. Le sue omelie, trasmesse via radio, erano seguite da tutto il Paese, da amici e avversari, perché Romero diceva la verità... perché era una voce umana, religiosa, fraterna. [...] Riteneva che fosse suo dovere parlare con decisione a favore della pace, della giustizia, della riconciliazione".
Monsignor Vincenzo Paglia, Vescovo di Terni-Narni-Amelia, postulatore della cuasa di beatificazione del Vescovo salvadoregno, ha detto due anni fa a "L'Osservatore Romano" che "monsignor Romero fu vittima della polarizzazione politica, che non lasciava spazio alla sua carità e pastoralità".
"Avverso sia alla violenza espressa dal governo militare sia a quella espressa dall'opposizione guerrigliera, visse come pastore il dramma del suo gregge".
Sul quotidiano vaticano, il presule aggiungeva che, al di là di ciò che si dice, monsignor Romero contava sulla solidarietà di due Pontefici (Paolo VI e Giovanni Paolo II), come documenta il diario dello stesso Vescovo, e ciò rappresenta un punto fermo per il processo di beatificazione.
Monsignor Paglia ricordava che lo stesso Giovanni Paolo II ha riconosciuto pubblicamente la sua figura quando ha visitato la sua tomba, e anche quando lo ha citato tra i martiri del XX secolo, pregando per l'"indimenticabile monsignor Oscar Romero, assassinato sull'altare".
 
La Giornata di monsignor Romero
Nel contesto del 30° anniversario dell'omicidio, l'Assemblea Legislativa di El Salvador ha approvato il 4 marzo scorso un decreto che istituisce il 24 marzo come "Giornata di monsignor Oscar Arnulfo Romero y Galdámez", con il beneplacito della Chiesa cattolica, delle Chiese storiche presenti nel Paese e di molte organizzazioni sociali.
La causa di beatificazione di Oscar Arnulfo Romero, i cui resti giacciono nella Cattedrale metropolitana della capitale salvadoregna, ha iniziato nel 1994 il suo processo diocesano, terminato nel 1996.
Il processo è stato presentato alla fase vaticana nello stesso anno, e nel 1997 è stato ricevuto da Roma il decreto attraverso il quale si accettava la causa come valida, visto che tutti i passi del processo diocesano sono stati compiuti secondo le norme stabilite.

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NUOVO INCARICO PER DON MARCO

 

Mai come in questi giorni ho ripetuto più e più volte due delle frasi che fanno un po’ da slogan spirituale della mia vita: «Per Gesù tutto è poco» e «Contento, Signore, contento!». Di tradizione vincenziana la prima, gesuita la seconda, hanno rappresentato da un paio di settimane a questa parte una sorta di professione di fede nell’amore di Dio, ma anche una giaculatoria di carattere quasi auto-ipnotico... Ehi, che parolone... Credo proprio di dovervi dare più elementi per capire...

Lunedì 8 febbraio il vescovo di Montevideo, mons. Cotugno, mi ha invitato ad un colloquio personale, durante il quale mi ha fatto un’offerta davvero «irrinunciabile», per lo meno di fronte alla situazione che la diocesi metropolitana sta affrontando: ha infatti espresso l’esigenza che io mi trasferisca presto nella parrocchia dedicata a Santa Maria dell’Aiuto, sulle pendici della collina del Cerro, e che vi assuma l’incarico di parroco.

Da quel momento è cominciata una sorta di opera di auto-convincimento da parte mia, per riaffermare la mia fede nella provvidenza di Dio di fronte alle mie debolezze ed incapacità e per poter riempire di gioia quel «Sì!» stavolta un po’ strappato dalla mia bocca di fronte alle necessità della chiesa locale a servizio della quale sto svolgendo il mio ministero. Prossimamente, pertanto, il mio indirizzo sarà: Parroquia Santa María de la Ayuda, calle Bogotá 3585, 12800 MONTEVIDEO (Cerro); il telefono cellulare e l’indirizzo di posta elettronica rimangono i medesimi, mentre il fisso sarà 00598-2-3111150.

Vi comunicherò presto a partire da quando sarò effettivamente reperibile a questi recapiti. Però sin d’ora chiedo a ciascuno di voi ed all’intera comunità di accompagnarmi con una preghiera intensa e fervorosa.

 


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DON SILVIO DAL PAPA
Don Silvio Barbaglia (Delegato Vescovile per la Pastorale della cultura e per il Progetto culturale della Chiesa italiana), originario di Galliate, ha presentato oggi al Santo Padre la collana DVD "Saul 2000" realizzata dall'associazione culturale diocesana "La Nuova Regaldi". Per ulteriori informazioni http://www.saul2000.it/.

SAUL 2000, DA NOVARA AL VATICANO
Il video su san Paolo in 12 puntate consegnato a Benedetto XVI

 

ROMA, 20 gennaio 2010 – Da Novara al Vaticano, nelle mani del Papa. Il regista Nerio Zonca e il biblista don Silvio Barbaglia hanno consegnato oggi nelle mani di papa Benedetto XVI, al termine dell’udienza generale in sala Nervi, il cofanetto DVD che raccoglie le 12 puntate della trasmissione televisiva “Saul 2000. Ripartire da Damasco”, dedicata a san Paolo e al suo pensiero, nel bimillenario della nascita. Un gesto di alto valore simbolico, che porta a compimento un progetto video, che, in oltre 10 ore complessive di filmato, illustra la vita e il pensiero dell’apostolo, grazie a immagini, lettura di testi e interviste a personaggi della cultura di rilievo nazionale e internazionale. È il risultato di un lavoro durato oltre 18 mesi, che ha visto all’opera un’équipe di professionisti e volontari, collegati all’associazione diocesana novarese La Nuova Regaldi, impegnati nello sforzo di comunicare al grande pubblico l’eredità spirituale di san Paolo e di mostrarne l’attualità. Un’operazione originale, sostenuta dalla Fondazione Banca Popolare di Novara per il territorio, che ha coinvolto la tv della Conferenza Episcopale Italiana TV2000 e più di 60 emittenti televisive locali e satellitari, di 15 regioni italiane, che hanno collocato Saul 2000 nei loro palinsesti, per un totale di circa 1000 messe in onda negli scorsi 12 mesi. I video, accessibili al sito www.saul2000.it, sono ora disponibili anche in formato DVD, e – da oggi – sono idealmente consegnati alla Chiesa universale. Un contributo alla diffusione del pensiero dell’apostolo, secondo il desiderio di Benedetto XVI che, il 28 giugno 2008, indicendo l’anno giubilare dedicato a san Paolo, raccomandava di riaccostarsi all’apostolo, per ricomprendere nell’oggi la sua testimonianza.

 

Il progetto video Saul 2000 sarà presentato ufficialmente a Novara dagli autori presso il Seminario diocesano, il 25 gennaio alle ore 21 – memoria liturgica della conversione di san Paolo – in un incontro pubblico che ne mostrerà caratteristiche e potenzialità, come strumento innovativo per la comunicazione della teologia di Paolo.
I DVD di Saul 2000 possono essere richiesti al sito www.saul2000.it dietro offerta libera.

 

Note:
1) Delegazione novarese per la consegna dell'opera "Saul 2000" al Santo Padre Benedetto XVI:
Nerio Zonca, regista; Don Silvio Barbaglia, responsabile del progetto e biblista; Andrea Milan, conduttore delle puntate; Riccardo Dellupi, responsabile di redazione; Elena Arpino, ufficio stampa del progetto; Chiara Cerutti, vicepresidente de "La Nuova Regaldi".

2) Foto dell'evento disponibili al link: http://www.lanuovaregaldi.it/frame_gallery.cfm?gallery=1307

3) Documentazione per la presentazione ufficiale del progetto "Saul 2000" il 25 gennaio p.v.: http://www.lanuovaregaldi.it/evento.cfm?evento=1298

Ufficio stampa "La Nuova Regaldi":
ufficiostampa@lanuovaregaldi.it
Cell. 349-1272590

 

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PAROLA DI VITA - GENNAIO 2010
In allegato il powerpoint per la meditazione sul Vangelo con la riflessione di Chiara Lubich

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RITIRO DI AVVENTO 2009
Domenica 6 dicembre 2009   
presso la “Scuola materna salesiana” presso la “Scuola materna salesiana”   
Programma
• Messa ore 9.45 in Chiesa Parrocchiale
• Ritrovo ore 10.30 alla scuola  
• per chi lo desidera pranzo condiviso ore 12.30  
(ognuno porta qualcosa per il pranzo da mettere in comune)
• Condivisione della riflessione ore 14.30
• Conclusione ore 16
L’invito è rivolto ai giovani, giovani-adulti, adulti, famiglie che
vogliono riflettere in comunione condividendo il cammino in
preparazione al Natale.

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Galliate città: invito a riscoprire la cittadinanza

Forse ci voleva questa notizia per farci riprendere la lettera pastorale del nostro Vescovo anno 2008-2009: “vivere da cristiani nel mondo”. Il capitolo quinto intitolato :”Vivere il Vangelo nella città” ci offre quegli spunti che sono rimasti in po’ in sordina, probabilmente per non aver avuto gli stimoli sufficienti per lasciarci coinvolgere.

Un interrogativo poneva il Vescovo: “Siete pronti a esprimere la profezia del Vangelo per dare un volto di giustizia e di pace alla città e per preparare a noi tutti un futuro non oscurato da inimicizie e paure, ma illuminato da scelte che esprimono e sostengono un cammino a misura dell’immensa dignità di ogni uomo?”

L’impegno che ci siamo assunti nel celebrare la festa dei Santi Martiri è stato appunto quello di camminare insieme per costruire una comunità aperta e accogliente. Il Vescovo richiama qui il principio di inclusione proprio a partire dagli ultimi che nella logica evangelica, presentataci da Gesù nel Vangelo di domenica scorsa, devono esser i primi. Viene ribadito il principio che nella Chiesa nessuno è straniero e che i valori della fede hanno la forza di creare ponti tra le culture abbattendo barriere e steccati.

Vorrei offrire ancora qualche stralcio della lettera del nostro Vescovo che invita tutti a porci in cammino su delle piste concrete dove incontriamo quei cittadini deboli ai quali dobbiamo dare delle risposte:” il bambino, i giovani, la donna, l’anziano, il malato, il disoccupato, gli immigrati, i senza casa, i carcerati, ecc. Se ne accorgeranno se, là dove incombe l’indifferenza o l’esclusione, noi esprimiamo accoglienza e mostriamo attenzione, capacità di percezione, disponibilità al coinvolgimento, cordialità e sete di giustizia e di pace. A noi è chiesto di avere uno sguardo attento a coloro che sono a noi vicini e, nello stesso tempo, di allargare lo sguardo a tutto il mondo ”

Queste scelte della nostra diocesi che il vescovo ci ha proposto attraverso la lettera dello scorso anno pastorale non devono entrare nel dimenticatoio..

Anche il 42° incontro nazionale di studi delle ACLI tenutosi ai primi di settembre a Perugia  ha sviluppato il tema della cittadinanza. Attraverso  i vari interventi si è affermato che “cittadinanza vuol dire insieme democrazia e inclusione sociale. Questo è oggi possibile solamente passando da una concezione stato-centrica ad una nuova visione umano-centrica, che faccia coincidere, appunto, il cittadino con la persona”. Sarebbe stupendo che, sia nell’ambito dell’amministrazione comunale, impegnata ora con responsabilità a mettersi al servizio della “città”, sia nell’ambito della comunità parrocchiale , impegnata a vivere la “cittadinanza”, ognuna con le proprie  specificità,  si coordinasse per costruire la “città delle persone”.


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COLPI DI SOLE QUELLI DELLA LEGA? ...MAGARI!
Lettera aperta all’On. Cota
don Renato Sacco [Pax Christi]
Cesara, 20 agosto 2009

Non so se per effetto di questo sole d’agosto, o per l’amarezza nel cuore sentendo molti amici, soprattutto in Iraq, colpiti da una violenza che sembra non finire mai, ho pensato di scrivere questa lettera aperta, esprimendo la mia personale indignazione per le varie scelte, affermazioni e soprattutto per le leggi e i decreti varati in questi mesi dal nostro Governo
Mi rivolgo a tutti i parlamentari del nostro territorio, Novara e VCO, ma in particolare all’On. Roberto Cota, presidente dei deputati leghisti, perchè è quello che vediamo e ascoltiamo di più. Ogni giorno nei Tg lo sentiamo esternare, proclamare.. sparare un po’ di cose che fanno ridere.. o piangere.
Credo sia doveroso dire la verità. Ovviamente cercherò di farlo con carità. Perché verità e carità dovrebbero camminare insieme.
 
E vorrei proprio esprimere tutta la mia sofferenza in particolare in merito alla legge 15 luglio 2009, n. 94, recante “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, nota come “pacchetto sicurezza”.
E’ previsto l’obbligo da parte di chi ha incarichi ufficiali, come insegnanti, medici ecc. di denunciare chi è ‘clandestino’.
Non sì commette un reato per quello che si fa ma per quello che sì è! Ed essere clandestino oggi è reato. Questo è davvero una follia, un ‘mostro’ dal punto di vista umano e credo anche giuridico.
Io collaboro con la rivista Mosaico di pace, promossa da Pax Christi e già nell’editoriale del novembre 2008 denunciavamo questo progetto, in contrasto con la dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e anche con la nostra Costituzione.. Italiana (fin che dura !!).            
E quello che si temeva si è avverato. Non erano solo affermazioni paradossali o ‘sparate’ a cui i vari esponenti della Lega (e non solo) ci hanno abituato. Purtroppo no. Molte cose paradossali sono diventate legge.
Ricordarle tutte sarebbe troppo.. doloroso per la propria coscienza di uomo e di cristiano, come le ronde, il registro dei barboni e la recente questione della sanatoria delle badanti.
Concordo con quanto scritto da Famiglia Cristiana, febbraio 2009: “La ‘cattiveria’, invocata dal ministro Maroni, è diventata politica di Governo, trasformata in legge.  Così, questo Paese, già abbastanza ‘cattivo’ con i più deboli, lo diventerà ancora di più: si è varcato il limite che distingue il rigore della legge dall’accanimento persecutorio... La sicurezza è solo un alibi per norme inutili e dannose, per scaricare il malessere del Paese sugli immigrati, capro espiatorio della crisi. .. Finalmente, il ‘bastone padano’, evocato da Borghezio nel 1999, oggi è strumento d’ordine autorizzato dal Parlamento. Allora in molti sorridevano e liquidavano i desideri dei ‘volontari verdi’ come chiacchiere. Appunto, da osteria. Le cose, purtroppo, sono andate diversamente. L’Italia più che di cattiveria ha bisogno di serietà e leggi giuste per affrontare la grave crisi economica, che è il vero problema delle famiglie.”
 
Onorevole Cota, le chiedo: ma si rende conto di quello che state combinando? Apparentemente sono cose che fanno sorridere come la richiesta che presidi e professori siano autoctoni, (fatta eccezione per il ministro Gelmini di Brescia, che ha preso l’abilitazione a Reggio Calabria..), le gabbie salariali, i giudici eletti dal popolo, il cambio dell’inno nazionale.
La reintroduzione del dialetto a scuola. Onorevole, per favore! Ma le sembrano queste le priorità, le urgenze della gente.. del popolo che lei dovrebbe rappresentare.
Mi creda, io ho sempre parlato e amato il dialetto in casa, forse più di Lei. Con i miei genitori e mio zio che è morto a casa mia lo scorso febbraio si parlava solo dialetto. Sono pronto a fare un dibattito con Lei tutto in dialetto, quando vuole. Ma non facciamo ridere i polli con queste proposte... alla faccia dell’Europa e di un mondo che diventa sempre più piccolo..
Lei in Tv intona più o meno sempre gli stessi temi.. e ultimamente è riuscito anche a dire che la norma sui matrimoni ‘combinati’ ritenuti di convenienza non è stata letta bene, e chi la critica non la conosce.  
Giustamente ancora Famiglia Cristiana in questi giorni scrive che: “È molto difficile individuare i matrimoni combinati,.... Ma diamola pure per buona, la cifra, anzi aumentiamola e diciamo che il 50 per cento dei matrimoni misti sono truffaldini. Ma per quale ragione dobbiamo proibire l’altro 50 per cento e gettare il bambino con l’acqua sporca? Eppure è quanto ha fatto questa legge,...che sembra scritta da don Rodrigo (ma chiedere a un politico leghista di leggere I promessi sposi del ‘gran lombardo’ Alessandro Manzoni è chiedere troppo)”.
 
Onorevole, mi spieghi come riesce a conciliare tutto queste con le tanto citate radici cristiane che sempre la Lega rivendica! Se poi andiamo ad ascoltare quello che ha detto l’On. Borghezio in Francia ad un raduno di neofascisti qualche mese fa, quando invitava a “stare attenti a non farsi etichettare come fascisti, ma presentarsi come movimento regionale, cattolico.. ecc”... allora c’è davvero da preoccuparsi! O forse voi vi riferite al tanto adorato dio Po ? Si, Le dico con franchezza che sentire rivendicare radici cristiane da persone così mi indigna! E lo stesso Borghezio (con il linguaggio delicato che spesso accompagna le esternazioni dei leghisti) ha detto che  “E' una colossale balla che gli immigrati non tolgono lavoro agli italiani”, come risulta invece da uno studio di Bankitalia!
 
Onorevole, perchè dovete sempre cavalcare la paura per far passare altre cose che rispondono non al bene e agli interessi delle persone, soprattutto dei più deboli? Perchè vi vantate di questa ‘durezza’ che spesso si sfoga sui più deboli, risparmiando i potenti, i ricchi e quelli che hanno le spalle coperte?
Perchè ostentate questa ‘ansia di prestazione’ (come l’ha definita un mio caro amico novarese..) che nasconde disagi, frustrazioni che si vivono a livello personale e sociale.. e allora ci viene più facile dar contro all’altro, meglio ancora se povero o straniero.
 
E a proposito di lavoro, mi chiedo come mai non si dica la verità sull’esiguo numero di posti di lavoro previsti per il folle progetto degli aerei F35 a Cameri? E la spesa, come Lei ben sa, è di almeno 15 miliardi di euro. Una follia! Non ci sono altre parole... Eppure, sarà un caso ma proprio il Sindaco di Novara, della Lega, lo scorso mese di maggio è entrato a far parte del cda di Alenia, la società di Finmeccanica molto coinvolta nel progetto degli aerei da guerra F35. Guarda che caso. Certo, per dare lavoro al popolo padano!
 
Ma, mi consenta ancora onorevole, la mia preoccupazione per tutto quello che sta succedendo è dovuta anche e soprattutto alla paura che va aumentando in me, pensando ad una terra che mi è molto cara: la Bosnia e la ex- Jugoslavia.   Negli anni 94 – 95, dopo la tragedia dell’assedio di Sarajevo, qualche frate bosniaco mi invitava a preoccuparmi per quello che stava succedendo in Italia. Si riferiva soprattutto ai progetti leghisti di autonomia e secessione; a Bossi che si diceva pronto a invitare migliaia di persone a prendere il fucile, frase ripetuta ancora poco tempo fa a Verbania.
Sappiamo cosa è successo in Bosnia!
Anche in quella terra c’era qualcuno che per anni ha soffiato sul fuoco, le sparava grosse, ma tutti ridevano pensando fossero della affermazioni.. paradossali. E invece sono diventate tragedia, pagata da migliaia e migliaia di persone.
Il Signore ci dirà: “Avevo fame…ero forestiero…”
Questa paura ultimamente mi accompagna sempre di più come un incubo. Perchè l’altro diventa un nemico. Cresce il razzismo e la xenofobia. E Dio non voglia che...Per questo credo sia urgente ‘risvegliarsi’ da questo torpore che porta alla deriva sociale, umana e civile la nostra Italia. Speriamo sia ancora possibile riprendere un cammino diverso.. e che non sia troppo tardi. Come dicevano i nostri vecchi “non ci asciugheremmo più gli occhi”.
Forse Lei dirà che queste mie considerazioni sono solo frutto di colpi di sole d’agosto. Mi piacerebbe tanto che fosse così!  Che molte cose svanissero con il primo temporale..
Ma, purtroppo, molte cose, di cui avevo già scritto nel 2002 e nel 2004 (si ricorda?), oggi sono già legge. Come allora, anche oggi ripeto che queste leggi sono “disumane, oppressive e lesive dei diritti umani”. Sono diventate un giogo pesante per molti poveri cristi. E un peso per la coscienza, parlo della mia, di chi sa che dovrà presentarsi davanti al Padre e rispondere, come è scritto al cap 25 del Vangelo di Matteo: “Avevo fame, avevo sete, ero forestiero.. Tutto quello che non avete fatto a uno di questi piccoli, non l’avete fatta a me.”
 
            Cordiali saluti.
 
d. Renato Sacco, Via alla Chiesa, 20
28891 Cesara - Vb   drenato@tin.it

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NOTIZIE DA DON MARCO: ADDIO 'VECCHIA UNO'
Già, dopo appena tre anni di servizio e più di 100.000 km, due cambi completi di copertoni e decine di piccoli ritocchi, l’auto che don Marco aveva comprato appena arrivato in Uruguay ha finito di mangiarsi quintali e quintali di terra quotidianamente sollevata dalle polverose strade dei quartieri della parrocchia ed ha “scelto” di ritirarsi in una molto più tranquilla vetrina di un concessionario di auto usate, tirata a lucido come forse solo il giorno in cui è uscita dalla fabbrica è stata, aspettando un nuovo padrone che, speriamo, le possa offrire uno stile di vita un po’ meno rozzo del precedente! Ed ecco che alla chacra arriva il nuovo mezzo di trasporto, un pullmino a 8 posti, nuovo fiammante, grigio metallizzato. La fabbrica è cinese, il nome originale in caratteri latini si scrive “Wuling”, il motore un 1100 a benzina, nascosto sotto i sedili del guidatore e del navigatore per risparmiare sul volume del “muso”, che nasconde solo il radiatore ed il crik.

Era da tempo che desideravamo comprare un mezzo come questo: i trasporti pubblici nella nostra zona non sono efficientissimi e questo causa sempre moltissimi problemi quando vogliamo promuovere iniziative di incontro tra le varie comunità che compongono la parrocchia; inoltre l’attività in crescendo della falegnameria richiedevano un mezzo di trasporto un po’ più ampio del cassone del Fiorino, soprattutto nel senso della lunghezza. Ma i costi delle marche europee o americane presenti sul mercato fino all’anno scorso erano davvero proibitivi. Almeno finché questa ed altre ditte cinesi hanno lanciato modelli decisamente più economici, ma non a danno della qualità del prodotto finale. Insomma, una proposta molto allettante.

Ma sicuramente la possibilità concreta di trasformare questo “piccolo” sogno in realtà è stata data dalla generosità dei colleghi di Antimo Amoriello, grande amico di don Marco, scomparso di recente dopo una lunga e sofferta malattia, grande sostenitore dei nostri progetti missionari qui in Uruguay ed attivissimo nelle varie iniziative parrocchiali e non di Galliate. In occasione dei suoi funerali, i suoi compgni di lavoro della ditta Rivoira-Praxair hanno deciso di devolvere le offerte che stavano raccogliendo a favore della nostra missione. Così, con questa preziosissima donazione pari a 8000 euro, unita ad altre ed ai soldi ricavati dalla vendita dell’auto, è stato possibile l’aquisto del pullmino, già ampiamente sfruttato nelle sue prime settimane di “lavori forzati” a servizio della comunità. Un grazie sincero a quanti ci hanno aiutato e sempre ci aiutano sostenendo da lontano le nostre attività missionarie.
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CONVEGNO VICARIALE FAMIGLIE E GRUPPI FAMIGLIE

“Attenti al virus…come proteggere la nostra coppia ?”

 

Domenica 21 giugno 2009

 

presso l’Oratorio Parrocchiale

Santa Giuliana

 

Via Cavour 22

Borgolavezzaro (NO)


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DOPO L'ABORTO QUALE SPERANZA: PROGETTO RACHELE

Venerdì 5 giugno presso l’Auditorium Madonna Pellegrina, Viale Giulio Cesare 378 (Novara) incontro di presentazione del Progetto Rachele.


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IL PAPA IN TERRASANTA: "GERUSALEMME SIA UN LUOGO DI PACE PER TUTTI"
C’è una “speranza”, del papa e della Chiesa, “che spinge tutti coloro che amano questa Gerusalemme terrestre a vederla come una profezia e una promessa di quella universale riconciliazione e pace che Dio desidera per tutta l’umana famiglia”.
Benedetto XVI lo ripete ancora una volta e a gran voce nella messa celebrata nella “Josaphat Valley” di Gerusalemme, che si trova di fronte alla Basilica del Gethsemani e all’Orto degli Ulivi.
In tutta la Terra Santa, si deve giungere ad un dialogo che porti alla pace vera. “Ebrei, musulmani e cristiani qualificano insieme questa città come loro patria spirituale. –dice il papa - Quanto bisogna ancora fare per renderla veramente una ‘città della pace per tutti i popoli, dove tutti possono venire in pellegrinaggio alla ricerca di Dio, e per ascoltarne la voce, ‘una voce che parla di pace’!”

Benedetto XVI sceglie un luogo simbolo della passione del Cristo per riaffermare alle migliaia di fedeli presenti quello che, a parole e gesti concreti, sta ripetendo in questi giorni, pellegrino in Terra Santa. “Ci siamo raccolti qui sotto il monte degli Ulivi, - ripete il papa - dove nostro Signore pregò e soffrì, dove pianse per amore di questa città e per il desiderio che essa potesse conoscere ‘la via della pace’, qui donde egli tornò al Padre, dando la sua ultima benedizione terrena ai suoi discepoli e a noi.”
“Accogliamo oggi questa benedizione – esorta il papa - Egli la dona in modo speciale a voi, cari fratelli e sorelle, che siete collegati in una ininterrotta linea con quei primi discepoli che incontrarono il Signore Risorto nello spezzare il pane, che sperimentarono l’effusione dello Spirito Santo nella ‘stanza al piano superiore’, che furono convertiti dalla predicazione di San Pietro e degli altri apostoli.”

Questo perché, spiega il papa citando San Paolo, “‘cercare le cose di lassù’ deve continuamente risuonare nei nostri cuori. Le sue parole ci indicano il compimento della visione di fede in quella celeste Gerusalemme dove, in conformità con le antiche profezie, Dio asciugherà le lacrime da ogni occhio e preparerà un banchetto di salvezza per tutti i popoli.”

Lacrime e sofferenze versate in questa terra Santa e martoriata. Anni di conflitti sopiti ed evidenti, ma anche, di convivenza possibile e di pace reale da costruire in un contesto difficile.
“Purtroppo, sotto le mura di questa stessa Città, - ammette il papa - noi siamo anche portati a considerare quanto lontano sia il nostro mondo dal compimento di quella profezia e promessa. In questa Santa Città dove la vita ha sconfitto la morte, dove lo Spirito è stato infuso come primo frutto della nuova creazione, la speranza continua a combattere la disperazione, la frustrazione e il cinismo, mentre la pace, che è dono e chiamata di Dio, continua ad essere minacciata dall’egoismo, dal conflitto, dalla divisione e dal peso delle passate offese.”

C’è un impegno, urgente e inderogabile, perché, spiega Benedetto XVI, “la comunità cristiana in questa Città che ha visto la risurrezione di Cristo e l’effusione dello Spirito deve fare tutto il possibile per conservare la speranza donata dal Vangelo, tenendo in gran conto il pegno della vittoria definitiva di Cristo sul peccato e sulla morte, testimoniando la forza del perdono e manifestando la natura più profonda della Chiesa quale segno e sacramento di una umanità riconciliata, rinnovata e resa una in Cristo, il nuovo Adamo.”

Secondo il papa, si tratta di una tensione naturale. “Non dovrebbe esservi posto tra queste mura per la chiusura, la discriminazione, la violenza e l’ingiustizia. I credenti in un Dio di misericordia, si qualifichino essi Ebrei, Cristiani o Musulmani , devono essere i primi a promuovere questa cultura della riconciliazione e della pace, per quanto lento possa essere il processo e gravoso il peso dei ricordi passati.”

La pace vera è possibile, soprattutto con la presenza dei cristiani di Terra Santa, che il papa, esorta a non abbandonare, “benché ragioni comprensibili portino molti, specialmente giovani, ad emigrare”.
Secondo il papa, infatti, “questa decisione reca con sé come conseguenza un grande impoverimento culturale e spirituale della città. Desidero oggi ripetere – ha concluso - quanto ho detto in altre occasioni: nella Terra Santa c’è posto per tutti! Mentre esorto le autorità a rispettare e sostenere la presenza cristiana qui, desidero al tempo stesso assicurarvi della solidarietà, dell’amore e del sostegno di tutta la Chiesa e della Santa Sede.”


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IL VESCOVO A GALLIATE PER L'ULTIMO INCONTRO DEL SICOMORO
Domenica 10 maggio si terrà da noi a Galliate in Piazza Vittorio Veneto dalle 9.30 alle 17.00 l'ultimo incontro del Sicomoro.
L'appuntamento è organizzato dal Centro Diocesano Vocazioni della nostra Diocesi e ha come scopo quello di aiutare i ragazzi dai 14 ai 25 anni provenienti dalle diverse parrocchie a rileggere la propria vita in senso vocazionale alla luce quest'anno degli ambiti di vita emersi durante il Convegno ecclesiale di Verona del 2006: affettività, tradizione, cittadinanza, lavoro, fragilità.
La giornata prevede una prima parte in piazza Vittorio Veneto con l'accoglienza dei gruppi, la presentazione, le testimonianze e il lavoro a gruppi. Seguirà la messa presieduta dal nostro Vescovo Renato Corti nel cortile interno del Castello. Dopo il pranzo al sacco e i giochi concluderemo insieme la giornata ancora in piazza.
Siete tutti invitati a partecipare!

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«NELLE TUE DECISIONI, CONTANO GLI ALTRI?»

Quest’anno l’ufficio arcidiocesano della pastorale della solidarietà ha proposto un interesante slogan: «Nelle tue decisioni, contano gli altri?», focalizzando l’attenzione sulla maniera a volte troppo egoistica di prendere le decisioni, dalle più piccole alle più grandi, in ogni campo. Ed è quanto mai significativo in un anno elettorale: quest’anno infatti i cittadini uruguayani saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo presidente e tutti si aspettano che chi sarà al governo, anche se in forma sicuramente laica, sappia tradurre in pratica questo invito al discernimento.

Come parrocchia e come zona pastorale non ci siamo fatti scappare l’occasione e lo abbiamo adottato come tema portante di alcune iniziative. Le riflessioni della processione della «via crucis» del prossimo venerdì santo, per esempio, saranno tutte ispirate dal desiderio di scoprire ed attualizzare le scelte di Gesù nella sua passione: Egli per primo ha scelto di mettere gli altri al primo posto quando ha dovuto decidere di abbracciare la croce e salire al Calvario, e ci invita a fare lo stesso, optando per l’umiltà, la fragilità, la povertà, la responsabilità. Tutti noi ci auguriamo di poter incarnare questo modello di amore e servizio collaborando nella costruzione di quella piccola parte del regno di Dio che ci è affidata qui in Uruguay. Buona Pasqua a tutti!

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XXIV GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTU'
In allegato il messaggio del Papa Benedetto XIV ai giovani per la XXIV Giornata Mondiale della Gioventù, domenica 5 aprile 2009.

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UNA COMUNITA' IN PELLEGRINAGGIO: LOURDES 2009
Un cammino di preparazione verso Lourdes

 

La quaresima di quest’anno diventa per la nostra comunità un tempo di grazia per iniziare  quel cammino che, oltre a portarci alla celebrazione della Pasqua del Signore, ci fa estendere l’orizzonte fino al giorno in cui realizzeremo  il pellegrinaggio parrocchiale a Lourdes dal 26 luglio  fino al 1° agosto, insieme al gruppo OFTAL diocesano con la presenza del nostro Vescovo.

Vivere la quaresima significa, pure, compiere un pellegrinaggio dentro la nostra vita personale e comunitaria . Tutti, anche  le persone che non raggiungeranno  Lourdes, si metteremo in un atteggiamento di riflessione, di preghiera e di condivisione.

Ci vogliamo porre sulla scia di S. Bernadette, una testimone che ci aiuta ad affrontare le sfide che la società ci presenta. Per questo diventano per noi punto di riferimento le quattro  tappe significative della sua vita, che devono trasformarsi in  un cammino di conversione.

Discernere la propria vocazione, diventa uno stimolo per cogliere la voce del Signore che sempre parla attraverso  i segni della storia che costantemente ci interpellano.

Siamo capaci di rispondere con segni concreti che valorizzano la dignità di ogni persona? Il Signore ci sceglie per dare fiducia e speranza in tempi in cui per paura ci racchiudiamo nel nostro egoismo.

Che cosa facciamo perché le nostre Eucaristie e le nostre celebrazioni diventino sempre più vere? E perché siano più credibili come uniamo sobrietà e condivisione?

Come ci impegniamo a fare della Chiesa la scuola e la casa della comunione?

Come esprimere il nostro essere cristiani con la scelta del servizio?

Su queste basi faremo anche la nostra scelta di iscriverci al pellegrinaggio. Il gruppo OFTAL parrocchiale si mette a disposizione.

Per dare possibilità a chi, per i tempi che stiamo vivendo, si trova in difficoltà, e soprattutto tenendo in considerazione gli ammalati e i giovani, cercheremo la possibilità di far giungere loro  un aiuto.


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ELUANA E LA NOTTE DEGLI IMBROGLI

Testimonianza di Paolo Gulisano, Presidente del Cento di Aiuto alla Vita di Lecco, che racconta del trasferimento in ambulanza di Eluana Englaro dalla casa di cura ‘Beato Luigi Talamoni’ di Lecce alla clinica ‘La Quiete’ di Udine.


Ricordate il  Capitolo VIII dei Promessi Sposi? Era quello della notte degli imbrogli.  Ieri sera Lecco è stata il teatro di una notte di incredibili imbrogli. Innanzitutto un imbroglio nei confronti di ciò che è la Medicina , l’Assistenza Sanitaria, la professione del prendersi cura dei malati.

Sono medico da oltre vent’anni, e mai avrei immaginato un giorno di assistere alla scena di cui sono stato testimone ieri sera: un’ambulanza della Croce Rossa Italiana che preleva una paziente disabile per portarla incontro ad un destino che dovrebbe essere quello della morte per inedia, per fame e per sete.  Dico “dovrebbe” non solo perché continuo a sperare insieme alle migliaia di persone che sono vicine ad Eluana con tutta la loro solidarietà, ma anche perché - paradossalmente o forse ipocritamente - la struttura assistenziale di Udine che si è resa disponibile per procedere alla soluzione finale di Eluana ha dichiarato ben altri intenti. Il piano assistenziale formalmente dichiarato dalla struttura la Quiete e avallato dall’Asl di Udine infatti prevede, testualmente, di fornire adeguata assistenza alla persona di Eluana Englaro. Quale sarebbe dunque questa adeguata assistenza? La deprivazione di alimentazione e idratazione?  L’inganno è anche far credere all’opinione pubblica che possano esistere delle zone franche del servizio sanitario dove le norme etiche e deontologiche che riguardano l’assistenza ai malati possano non valere.

La struttura La Quiete dovrà rispondere penalmente delle sue azioni.

La notte di ieri ha visto l’esito infelice di tanti altri imbrogli: quello di aver fatto a lungo credere che Eluana sia attaccata ad una spina, che Eluana sia una sorta di morta vivente, a dispetto delle testimonianze anche recentissime che parlano di una persona con gli occhi aperti, che respira autonomamente, in uno stato che persino il sanitario di riferimento degli Englaro, Defanti, ha definito “stato di vigilanza”, pur senza consapevolezza, aggiunge il Defanti, il che è in realtà tutto da dimostrare. L’inganno di aver spacciato per sedicente volontà di Eluana una frase buttata là nell’adolescenza riguardante le condizioni di coma, e come d’incanto ci si è ritrovati con una specie di testamento biologico espresso però da terzi, da chi afferma di dover adempiere ad un patto di sangue e onore, una terminologia che suscita di per sé orrore.

L’inganno verso le leggi della Costituzione italiana, verso la Carta dei Diritti del malato dell’ONU, oltrepassate con disinvoltura da giudici sordi a qualunque appello, a qualunque richiesta di prendere atto delle reali condizioni di una paziente disabile.

Ma accanto a tutto ciò, vorrei rendere testimonianza della straordinaria prova di coraggio civile di chi ieri sera ha affrontato la terribile serata fuori dalla  Casa di Cura Beato Talamoni, persone che sono accorse spontaneamente non appena la notizia che Eluana sarebbe stata prelevata aveva iniziato a circolare; persone normali e Amministratori Pubblici l’uno affianco all’altro, chi a pregare, chi a reggere un cartello, chi ad abbracciare disperatamente il cofano del mezzo per impedire che portasse via Eluana, prima di essere trascinato via dalle forze dell’ordine,  chi semplicemente a dire con la propria presenza che la vita umana è sacra e va rispettata.

La testimonianza più intensa e commovente è stata quella data da Giuseppe Colombo, 93 anni, il Maestro Colombo che tutti i lecchesi conoscono e hanno conosciuto, una delle figure più alte e nobili della nostra città. Alla 1,15, mentre l’ambulanza venuta da Udine stava per fare il suo ingresso nella Casa di Cura, l’anziano maestro ha risalito a passi lenti Via san Nicolò, e si è fatto avanti con il suo volto di gentilezza e di bontà tra i sostenitori della vita e gli agenti della Questura che avevano avuto l’ordine di far passare ad ogni costo il convoglio della morte. Questo uomo anziano e fragile che si è posto davanti al grosso automezzo della CRI ha mostrato tutto il coraggio civile, la forza, la dignità di chi sta dalla parte dell’uomo, e per un attimo la piccola figura del vecchio maestro ha ricordato a chi era presente il giovane cinese che oppose la sua persona ai carri armati di Piazza Tien an men, cercando di sbarrare la strage all’ingiustizia e all’orrore.

Chi ieri sera ha assistito a tutto questo, nella nuova notte degli imbrogli di Lecco, ha ricevuto una straordinaria lezione, che non dimenticherà e che- ci auguriamo- darà frutti in questa battaglia di civiltà per Eluana e contro l’eutanasia.


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GIORNATA PER LA VITA - 1 FEBBRAIO 2009

Messaggio dei Vescovi per la Giornata per la Vita

1 Febbraio 2009

“La forza della vita nella sofferenza”

 

La vita è fatta per la serenità e la gioia. Purtroppo può accadere, e di fatto accade, che sia segnata dalla sofferenza. Ciò può avvenire per tante cause. Si può soffrire per una malattia che colpisce il corpo o l’anima; per il distacco dalle persone che si amano; per la difficoltà a vivere in pace e con gioia in relazione con gli altri e con se stessi.

La sofferenza appartiene al mistero dell’uomo e resta in parte imperscrutabile: solo «per Cristo e in Cristo si illumina l’enigma del dolore e della morte» (GS 22).

Se la sofferenza può essere alleviata, va senz’altro alleviata. In particolare, a chi è malato allo stadio terminale o è affetto da patologie particolarmente dolorose, vanno applicate con umanità e sapienza tutte le cure oggi possibili.

Chi soffre, poi, non va mai lasciato solo. L’amicizia, la compagnia, l’affetto sincero e solidale possono fare molto per rendere più sopportabile una condizione di sofferenza. Il nostro appello si rivolge in particolare ai parenti e agli amici dei sofferenti, a quanti si dedicano al volontariato, a chi in passato è stato egli stesso sofferente e sa che cosa significhi avere accanto qualcuno che fa compagnia, incoraggia e dà fiducia.

A soffrire, oggi, sono spesso molti anziani, dei quali i parenti più prossimi, per motivi di lavoro e di distanza o perché non possono assumere l’onere di un’assistenza continua, non sono in grado di prendersi adeguatamente cura. Accanto a loro, con competenza e dedizione, vi sono spesso persone giunte dall’estero. In molti casi il loro impegno è encomiabile e va oltre il semplice dovere professionale: a loro e a tutti quanti si spendono in questo servizio, vanno la nostra stima e il nostro apprezzamento.

Talune donne, spesso provate da un’esistenza infelice, vedono in una gravidanza inattesa esiti di insopportabile sofferenza. Quando la risposta è l’aborto, viene generata ulteriore sofferenza, che non solo distrugge la creatura che custodiscono in seno, ma provoca anche in loro un trauma, destinato a lasciare una ferita perenne. In realtà, al dolore non si risponde con altro dolore: anche in questo caso esistono soluzioni positive e aperte alla vita, come dimostra la lunga, generosa e lodevole esperienza promossa dall’associazionismo cattolico.

C’è, poi, chi vorrebbe rispondere a stati permanenti di sofferenza, reali o asseriti, reclamando forme più o meno esplicite di eutanasia. Vogliamo ribadire con serenità, ma anche con chiarezza, che si tratta di risposte false: la vita umana è un bene inviolabile e indisponibile, e non può mai essere legittimato e favorito l’abbandono delle cure, come pure ovviamente l’accanimento terapeutico, quando vengono meno ragionevoli prospettive di guarigione. La strada da percorrere è quella della ricerca, che ci spinge a moltiplicare gli sforzi per combattere e vincere le patologie – anche le più difficili – e a non abbandonare mai la speranza.

La via della sofferenza si fa meno impervia se diventiamo consapevoli che è Cristo, il solo giusto, a portare la sofferenza con noi. È un cammino impegnativo, che si fa praticabile se è sorretto e illuminato dalla fede: ciascuno di noi, quando è nella prova, può dire con San Paolo «sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne» (Col 1,24).

Quando il peso della vita ci appare intollerabile, viene in nostro soccorso la virtù della fortezza. È la virtù di chi non si abbandona allo sconforto: confida negli amici; dà alla propria vita un obiettivo e lo persegue con tenacia. È sorretta e consolidata da Gesù Cristo, sofferente sulla croce, a tu per tu con il mistero del dolore e della morte. Il suo trionfo il terzo giorno, nella risurrezione, ci dimostra che nessuna sofferenza, per quanto grave, può prevalere sulla forza dell’amore e della vita.

 

Roma, 7 ottobre 2008

Memoria della Beata Vergine del Rosario

 

                                                                         Il Consiglio Permanente

                                                                         della Conferenza Episcopale Italiana


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AL VIA I CORSI DI COMPUTER 2009!
Anche quest'anno GalLUG, Laboratorio informatico dell'Oratorio di Galliate organizza corsi di informatica ed incontri che verranno presentati il 15 gennaio 2009, ore 21.00 presso l'Oratorio di Galliate, Viale Quagliotti, 1.

Le attività sono:
  • Per tutti
    per chi inizia ad usare il computer e per chi già esperto e vuole darci una mano
  • Pratiche
    perchè ad ognuno è assegnato un computer del nostro laboratorio durante le attività
  • Utili
    perchè cerchiamo di centrare in modo concreto il cuore dell'argomento che vi proponiamo
  • Accessibili
    perchè brevi, serali, supportati da materiale cartaceo.
  • No-profit
    perchè secondo la filosofia opensource mettiamo a disposizione la nostra conoscenza con il volontariato, chiedendo solo un contributo per le spese sostenute.
  • PER TE: perchè lo facciamo per passione!!!

Se volete contattarci rispondete alla mail, visitate il nostro sito http://www.gallug.it oppure telefonate al nostro numero 0321-806832.

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PREGHIERA PER LA PACE IN TERRASANTA

Una stella indicava il cammino in quelle notti di timore e buio, Signore.

Uomini saggi, da lontano, compresero che li avrebbe condotti a te,

Dio della pace e della fraternità tra tutte le creature,

e ‘gioirono molto di gioia grande’.

E andarono. E videro. E si inchinarono alla novità di un Dio venuto a condividere, a soffrire e ad amare fino in fondo i suoi figli, tutti quanti.

Signore, oggi a Gaza quella stella è oscurata da bombe e razzi seminatori di paura e di morte.

Ti supplichiamo: aiuta i potenti che abitano la Terra santa a fermarsi.

A far cessare i bagliori mortiferi delle armi,  a non spegnere la stella.

 

Signore, Dio-con-noi!  Tu che bambino piangevi

come tutti i bambini del mondo,

asciuga le lacrime dei bimbi di Terra Santa,

vittime di una nuova strage degli innocenti:

ora il loro cielo ha il colore della notte senza speranza.

Consola il pianto delle mamme di Gaza, che non vedranno mai crescere i loro figli perchè la loro veglia, in queste notti senza luce, è una veglia funebre. Dona loro la forza di non spegnere nei loro cuori straziati

la fiammella del perdono. 

 

Signore, tu che attraverso la stella hai chiamato  ad una vita buona ogni uomo e donna del mondo, tu che della trepidazione dei pastori e dei magi hai colto il movimento, l’andare verso, restituisci a noi, che forse ci sentiamo lontani dalla tragedia che si sta compiendo in queste ore a Gaza, il senso di una giustizia che cerchi il bene di tutti. 

 

Signore, Dio degli ultimi e degli oppressi, tu che ti sei lasciato umiliare e ferire per vivere fino alla fine  il dramma di tutti i crocifissi nell’ingiustizia,  accarezza le migliaia di bambini, donne e uomini innocenti che non hanno trovato riparo dalla follia delle bombe intelligenti, degli attacchi mirati. Signore, Padre di tutti i danni collaterali di questa tragedia, tu che non l’hai certo voluta, ma che la subisci insieme a loro, sostieni la dignità di  questi  tuoi figli amatissimi. E a coloro che così stoltamente hanno organizzato e stanno perpetrando questo ennesimo atto di barbarie, infondi un po’ di quella sapienza che accendeva la notte dei tre saggi venuti ad incontrarti.


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I CONSIGLI DEL PAPA PER L'AVVENTO

Iniziamo con la prima Domenica di Avvento, un nuovo Anno liturgico. Questo fatto ci invita a riflettere sulla dimensione del tempo, che esercita sempre su di noi un grande fascino. Sull’esempio di quanto amava fare Gesù, desidererei tuttavia partire da una constatazione molto concreta: tutti diciamo che "ci manca il tempo", perché il ritmo della vita quotidiana è diventato per tutti frenetico. Anche a tale riguardo la Chiesa ha una "buona notizia" da portare: Dio ci dona il suo tempo. Noi abbiamo sempre poco tempo; specialmente per il Signore non sappiamo o, talvolta, non vogliamo trovarlo. Ebbene, Dio ha tempo per noi! Questa è la prima cosa che l’inizio di un anno liturgico ci fa riscoprire con meraviglia sempre nuova. Sì: Dio ci dona il suo tempo, perché è entrato nella storia con la sua parola e le sue opere di salvezza, per aprirla all’eterno, per farla diventare storia di alleanza. In questa prospettiva, il tempo è già in se stesso un segno fondamentale dell’amore di Dio: un dono che l’uomo, come ogni altra cosa, è in grado di valorizzare o, al contrario, di sciupare; di cogliere nel suo significato, o di trascurare con ottusa superficialità.

Tre poi sono i grandi "cardini" del tempo, che scandiscono la storia della salvezza: all’inizio la creazione, al centro l’incarnazione-redenzione e al termine la "parusia", la venuta finale che comprende anche il giudizio universale. Questi tre momenti però non sono da intendersi semplicemente in successione cronologica. Infatti, la creazione è sì all’origine di tutto, ma è anche continua e si attua lungo l’intero arco del divenire cosmico, fino alla fine dei tempi. Così pure l’incarnazione-redenzione, se è avvenuta in un determinato momento storico, il periodo del passaggio di Gesù sulla terra, tuttavia estende il suo raggio d’azione a tutto il tempo precedente e a tutto quello seguente. E a loro volta l’ultima venuta e il giudizio finale, che proprio nella Croce di Cristo hanno avuto un decisivo anticipo, esercitano il loro influsso sulla condotta degli uomini di ogni epoca.

Il tempo liturgico dell’Avvento celebra la venuta di Dio, nei suoi due momenti: dapprima ci invita a risvegliare l’attesa del ritorno glorioso di Cristo; quindi, avvicinandosi il Natale, ci chiama ad accogliere il Verbo fatto uomo per la nostra salvezza. Ma il Signore viene continuamente nella nostra vita. Quanto mai opportuno è quindi l’appello di Gesù, che in questa prima Domenica ci viene riproposto con forza: "Vegliate!" (Mc 13,33.35.37). E’ rivolto ai discepoli, ma anche "a tutti", perché ciascuno, nell’ora che solo Dio conosce, sarà chiamato a rendere conto della propria esistenza. Questo comporta un giusto distacco dai beni terreni, un sincero pentimento dei propri errori, una carità operosa verso il prossimo e soprattutto un umile e fiducioso affidamento alle mani di Dio, nostro Padre tenero e misericordioso. Icona dell’Avvento è la Vergine Maria, la Madre di Gesù. InvochiamoLa perché aiuti anche noi a diventare un prolungamento di umanità per il Signore che viene.

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COLLETTA ALIMENTARE 2008
Sabato 29 novembre in tutta Italia si raccolgono davanti a supermercati e centri commerciali generi alimentari per i più bisognosi.
Anche a Galliate ci saranno due stand per tutta la giornata davanti alla Coop e alla LD.

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PETIZIONE EUROPEA PER LA VITA E LA DIGNITA' DELL'UOMO

Il 10 dicembre 2008 si compiranno i 60 anni della Dichiarazione dei diritti dell'uomo. Ci saranno celebrazioni ovunque. Ma, purtroppo, nessuno vorra' parlare di quella suprema violazione dei diritti umani che e' il disconoscimento del diritto alla vita, anzi della stessa esistenza come membri della famiglia umana, dei figli concepiti e non ancora nati, condannati a morte ogni anno a milioni nel mondo. Qualcuno dovrà pur tentare di far sentire la loro voce.

Giuliano Ferrara con la sua meritevole proposta di una “grande moratoria sull'aborto” ha chiesto che all'art. 3 della Dichiarazione universale (ognuno/everyone/tout individu ha diritto alla vita) siano aggiunte le parole “fin dal concepimento”. Impresa estremamente ardua. Eppure il risultato puo' essere ottenuto se usiamo tenacia e pazienza senza scoraggiamento anche se l'obiettivo non e' conseguito immediatamente.

Tutta la dottrina e la pratica dei diritti dell'uomo “giunge ad una svolta dalle tragiche conseguenze” se non si riconosce l'uomo “nei momenti più emblematici della sua esistenza, quali sono il nascere ed il morire” (Giovanni Paolo II, Ev. 18).

I diritti dell'uomo interessano molto anche l'Unione europea. Anzi dovrebbero contrassegnare la sua identità. Quando, dopo la tragedia della Seconda guerra mondiale, i sei Stati fondatori (Italia, Francia, Germania, Lussemburgo, Belgio, Olanda) diedero il via all'unificazione i tre loro principali rappresentanti (De Gasperi, Adenauer, Schuman) pensavano che al centro dovesse essere collocata la dignita' della persona umana. Oggi, dopo un lungo e faticoso percorso, gli Stati membri dell'Unione sono diventati 27, ma l'ideale iniziale si e' offuscato. L'immagine dell'Europa e' piu' quella di un grande mercato che quella di una forza a servizio dell'uomo. Eppure l'Europa continua a considerarsi la patria dei diritti umani sebbene il diritto alla vita venga negato ai figli concepiti e non ancora nati nella grande maggioranza dei 27 Stati e sebbene che anche le Istituzioni comunitarie non sappiano piu' riconoscerlo.

L'Unione europea sta riflettendo sul suo futuro. Il progetto di un nuovo Trattato globale chiamato “Costituzione” sembra fallito, ma dopo il Consiglio europeo di Lisbona del 13 dicembre 2007 e' stata ripresa la strada per una riforma dei Trattati che hanno edificato l'Unione e in questo ambito si colloca la “Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea” (Carta di Nizza). Anche in questa, all'art. 2, e' scritto che “ogni uomo ha diritto alla vita”, ma l'assenza delle parole “fin dal concepimento” rende equivoca e insufficiente quella proclamazione.

E' contraddittorio proclamare il diritto alla vita e poi accettare l'aborto di massa spesso realizzato nella forma di un servizio sociale, cosi' come l'accumularsi nei laboratori biotecnologici di centinaia di migliaia, di embrioni generati in provetta e destinati alla morte in una ricerca distruttiva finanziata dall'Unione europea.

Prima ancora dell'Unione europea la volontà di promuovere la dignità umana si era manifestata con la costruzione del Consiglio d'Europa, organismo diverso dall'Unione, che oggi, piu' ancora dell'unione, raccoglie tutti i Paesi del Continente. Il primo atto del Consiglio d'Europa e' stato la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti e delle liberta' fondamentali. Anche per l'art. 2 della suddetta Convenzione “Il diritto alla vita di ogni persona e' protetto dalla legge “, ma chi sia “ogni persona” resta un dubbio. Dunque il panorama è omogeneo.

Urgente è dare voce a chi non ne ha.

A conclusione di un convegno internazionale svoltosi nei giorni 18 e 19 dicembre 1987 sul tema: “Il diritto alla vita e l'Europa”, Giovanni Paolo II affermò: “Non vi spaventi la difficoltà del compito. Spesso i grandi cambiamenti della storia sono il frutto dell'azione di solitari. L'Europa di domani e' nelle vostre mani. Siate degni di questo compito. Voi lavorate per restituire all'Europa la sua vera dignità: quella di essere il luogo dove la persona, ogni persona, è accolta nella sua incomparabile dignita'”.

Due anni prima, lo stesso Pontefice, alla conferenza dei vescovi europei aveva definito l'aborto una “sconfitta dell'Europa”.

Nel 2008 – anno del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo – si compie anche il trentesimo anno dalla legalizzazione in Italia dell'aborto, avvenuto il 22 maggio 1978 con la legge 194. Da quella data ci separano quasi cinque milioni di figli eliminati con l'Interruzione volontaria di gravidanza. Ma non possiamo immobilizzarci nella tristezza. Al contrario, bisogna rendersi conto che il tema della tutela del diritto alla vita è epocale e planetario.

Non ci illudiamo di ottenere risultati immediati. Sappiamo che il muro dell'incomprensione è robusto. Ma ci ricordiamo di un altro muro che fino al 1989 divideva l'Europa. Esso e' crollato d'improvviso, quando nessuno se lo aspettava.

La lunga, tenace resistenza di molti e l'incessante, martellante parola di Giovanni Paolo II alla fine hanno fatto crollare quel muro. Anche riguardo al tema del diritto alla vita bisogna non stancarsi di far sentire la voce dei popoli.

La petizione che proponiamo ha anche uno scopo educativo, sara' uno strumento educativo e di mobilitazione popolare, specie se sarà accompagnata da incontri e interventi pubblici di vario genere; abituera' i movimenti europei a lavorare insieme, cio' che da tempo appare assolutamente necessario.

Nel confidare nel consenso e nell'aiuto di molti non possiamo dimenticare quanto Benedetto XVI ha detto il 12 maggio 2008 ai dirigenti del Movimento per la vita italiano: “e' oltremodo lodevole anche il vostro impegno nell'ambito politico come aiuto e stimolo alle Istituzioni, perché venga dato il giusto riconoscimento alla parola “dignita' umana”.

La vostra iniziativa presso la Commissione per le Petizioni del Parlamento europeo, nella quale affermate i valori fondamentali del diritto alla vita fin dal concepimento, della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, del diritto di ogni essere umano concepito a nascere e ad essere educato in una famiglia di genitori, conferma ulteriormente la solidita' del vostro impegno e la piena comunione con il Magistero della Chiesa, che da sempre proclama e difende tali valori come non negoziabili”.

Per aderire vai su

http://www.mpv.org/mpv/download/petizione/petizione.html


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NOTIZIE DA DON MARCO: UN NUOVO GRUPPO?

In questo mese dedicato alla missione della Chiesa, in senso ampio o ristretto che sia, condivido con voi un frutto dell’impegno missionario che la nostra diocesi di Novara sta svolgendo, attraverso di noi, nella ormai nota periferia di Montevideo.

Nasce infatti in queste settimane un nuovo gruppo parrocchiale di «perseverancia»: questa parola in spagnolo indica la proposta di continuare il cammino di formazione cristiana in gruppo, per il periodo successivo alla ricezione per la prima volta in forma completa dell’eucaristia (si chiama ancora prima comunione?...); non si tratta esattamente di preparazione al sacramento della cresima, non automaticamente perlomeno, soprattutto nei primi anni (il diritto ecclesiastico locale prevede il compimento del 18° anno per ricevere la confirmazione).

La sfida è per l’appunto la dimensione parrocchiale: in questi ultimi anni si è sempre preferito lavorare con piccoli gruppi ciascuno nel proprio quartiere, per ovvi motivi di spostamento dei ragazzi, ma questo spesso ha comportato grandi difficoltà in relazione al numero ristretto di persone partecipanti, che a sua volta spegneva spesso la voglia di continuare... Uniamo le forze, allora! Due o tre animatori, di comunità differenti, ed una quindicina di ragazzini (nella foto non sono tutti) provenienti da diversi gruppi di catechismo. Inizia l’avventura. In compagnia di Gesù, ovviamente.


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NOTIZIE DA DON MARCO - RICORDANDO ANTIMO

Anche se un po’ di corsa... due pensieri di saluto ad Antimo, per la messa o per il giornale o anche solo per condividerlo tra amici. È un po’ ironico, però mi sale dal cuore così.

 

Eh, Signore, Signore... Una parte del mio cuore, con un velo di tristezza, vorrebbe chiederti: “Ma era proprio necessario?!?!”... Però, in realtà, prevale un profondo senso di gioia e pace. Ed approfitto di questo momento, in cui tanti familiari ed amici stanno accompagnando il caro Antimo all’ingresso nella vita eterna, per unirmi a loro e scriverti, con un pizzico di ironia: “Ma ci hai pensato bene?!?!”. Già, perché Antimo non è esattamente un tipo tranquillo. E temo che verrà a portarti un po’ di sconquasso in paradiso... Guarda che è un gran testardo, non sarà facile convincerlo che la ragione ce l’hai tu; e quando si mette in testa un progetto, ti tira matto finché non lo realizza. Mi ricordo quando mi raccontava di come faceva impazzire le sue maestre delle elementari; ed una di loro era mia zia! Che coincidenza! Il carattere, sempre allegro; ma sta’ alla larga se è di malumore, perché quando si arrabbia... te lo raccomando! Un cuore generosissimo, qualunque cosa tu abbia bisogno, potrai sempre contare su di lui. Uh, ideona! Potresti mettere su un laboratorio di judo, sono sicuro che riuscirebbe a mettere in riga anche gli angioletti più turbolenti e vivaci. E se poi riuscite a costruire una palestra, allora sì, sarebbe il paradiso perfetto! Per l’inaugurazione, salamelle e patatine fritte per tutti. E per i più stretti collaboratori, alla fine della festa, un piatto di penne arrabbiatissime e un goccio di limoncello; ma non dimenticare il “carburante” mentre le griglie vanno a pieno ritmo; insomma, ci siamo capiti no?

Ma forse... mi risponderai... che lo conosci meglio di me. E che proprio per questo sei felice che adesso venga a far parte ancora più strettamente della tua famiglia. Pertanto lo affido al tuo abbraccio misericordioso, ricordando con affetto i tanti momenti passati insieme, in quei quattro anni in cui a volte come padre a volte come fratello mi ha sempre accompagnato nel simpatico ed evangelico caos dell’oratorio. E ti prego di colmare i suoi cari con questa stessa pace e gioia che sento nel mio cuore. Ah, dimenticavo... è anche un po’ terrone. Un po’ tanto terrone. Ma proprio per questo è un grand’uomo e si è meritato l’amore di tutti noi.


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GIOSY CENTO IN CONCERTO A TRECATE, 16 OTTOBRE
don  GIOSY  CENTO, prete cantautore

  canta

don TONINO BELLO

“Un partner come Dio”

 

giovedì 16 ottobre 2008 - ore 21

Oratorio-cinema teatro Silvio Pellico

 

TRECATE- NO


don Tonino Bello

non un mito, ma un.. mite

(l’ultimo CD di Giosy Cento, 2008)

 

l’invito è per tutti:  ragazzi.. giovani.. adulti.

 

ingresso  libero

 
 
      
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Don Giuseppe Cento è nato a Ischia di Castro (VT) nel.1946. Già da bambino tutti lo chiamavano Giosy.  Don Giosy è un prete cantautore conosciuto in tutta Italia e all'estero. Ha messo al servizio della comunicazione con i giovani il suo "carisma" della canzone, vissuto e valorizzato come strumento di dialogo. Ha composto più di 800 canzoni.
 
 
DON TONINO BELLO: NON UN MITO, MA... UN MITE
( Il Vescovo “don”)
“ Sono cresciuto in Parrocchia con le tue canzoni in mezzo alla mia gente e ai miei ragazzi.(Le ho suonate sempre con la fisarmonica. Verresti a un mercoledì di Quaresima che faccio con i giovani della Diocesi nella Cattedrale di Molfetta?” Fu questo il mio primo incontro telefonico con il Vescovo “don”. Dissi di sì e partii, allora, con la mia chitarra prendendo un aereo per Bari.(Arrivato a Molfetta, mi venne ad aprire un bambino. Non era o meglio era uno dei piccoli ‘figli’ che il Vescovo “don” ospitava nella sua casa Vescovile: famiglie senza casa o disagiate.(La cosa mi impressionò molto. Lui mi accolse con la sua fraternità inimitabile e scendemmo in Cattedrale per le prove. Il fascino di questo uomo, innanzitutto uomo, mi si rivelò ancora più grande quando, dopo cena, la Cattedrale di Molfetta si riempì all’inverosimile di giovani che seguivano le catechesi del Vescovo e pregavano con lui. Durante le sue parole di presentazione della serata e della mia missione compresi in un attimo perché così tanti ragazzi e ragazze fossero lì. Il Vescovo “don” parlava dal cuore attingendo a Dio in un modo convinto e convincente, appassionato e dolce come una carezza. Un linguaggio biblicamente insolito e attuale: una novità assoluta. Provai quasi un disagio a incominciare a parlare e cantare dopo di lui. La serata fu bella e emozionante. Ma sinceramente non mi resi conto di aver incontrato uno dei più grandi profeti della nostra epoca…  (Giosy Cento, 2007)
 
Cantare la vita, il vangelo, i valori cristiani, con una sensibilità che lo fa sentire vicino al cuore della gente e sopratutto dei giovani, è stato e continua ad essere una irrinunciabile esigenza e un moderno servizio al popolo di Dio.
Ai giovani Giosy "racconta" con semplicità e forza la sua vocazione; con loro affronta i laceranti problemi del nostro tempo che li coinvolgono e li disorientano, e nelle sue canzoni dà voce alla loro esperienza e alla loro ricerca dei valori essenziali che possono dare senso alla vita.
Con i giovani si mette in ascolto della Parola sempre nuova di Dio, per fare spazio alla luce che viene dall'alto a illuminare le situazioni e le scelte quotidiane, per celebrare la fede nell'uomo-Dio Gesù, punto focale della storia di tutti e di ognuno.  Le sue canzoni sono utilizzate nella catechesi, nella liturgia, nelle attività di animazione dei gruppi giovanili.
Il suo pubblico privilegiato sono i giovani ai quali non solo dedica canzoni ma attenzione, tempo ed energia. Nei suoi anni di attività Don Giosy ha toccato moltissime città e nazioni del mondo. Ha percorso tutta l'Italia, la Francia (Lourdes), la Svizzera (Zurigo, Basilea, Lugano, Friburgo, Mendrisio), la Spagna (Barcellona, Madrid, Castilla), la Polonia (Varsavia, Cracovia, Auschwitz), la Germania (Francoforte, Colonia, Offenbach, Essen), il Canada (Toronto), gli Stati Uniti (Orlando) e l'Africa (Burkina Faso).
Alcuni Cd sono tradotti in inglese e spagnolo.

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CONVEGNO CATECHISTICO DIOCESANO

Data: domenica 05 ottobre 2008


Ora inizio: 9.30 - 17.00

Luogo: Novara
Seminario diocesano
Via Monte San Gabriele, 60


"Paolo, cosa dici ai catechisti di oggi?"

 

Riprendendo un appuntamento consueto, l'Ufficio catechistico diocesano, all'inizio del nuovo anno pastorale, propone una giornata di formazione per tutti i catechisti del territorio.

Valorizzando l'anno Paolino appena iniziato, si è deciso di interrogare San Paolo per ricevere, dalla sua esperienza apostolica, stimoli e indicazioni per il servizio catechistico.

Ad accompagnare i catechisti in questo corso di formazione ci sarà il vescovo di Novara. CI sarà anche la presentazione dei sussidi preparati dall'Azione Cattolica e che si ispirano alla figura di San Paolo.
Nel pomeriggio i catechisti saranno chiamati a condividere esperienze di catechesi famigliare presenti in Diocesi.


PROGRAMMA
  9.30 Preghiera
10.00 "Paolo, un modello per i catechisti" - Introduzione di Mons. Renato Corti
11.00 Intervallo
11.15 Ripresa lavori, dialogo e risonanza
12.00 Messa
13.00 Pranzo a buffet
14.30 Presentazione itinerario catechistico di "Azione Cattolica" ispirato a San Paolo
15.00 Confronto in gruppi su "Esperienze positive di cammini con i genitori di I.C."
17.00 Conclusione

NOTE TECNICHE

- L'incontro si terrà nell'aula magna del seminario diocesano.

- I vicari territoriali geograficamente più distanti da Novara si sono dichiarati disponibili ad un servizio di trasporto.


UFFICIO CATECHISTICO DIOCESANO
Tel. 0321-661652
catechistico1@diocesinovara.org


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INIZIO ANNO PASTORALE A BOCA COL VESCOVO ED ENZO BIANCHI
Venerdì 26 settembre alle ore 21.00 ci sarà l'assemblea diocesana di inizio anno pastorale col nostro Vescovo e con la presenza di Enzo Bianchi sul tema "Cittadini del mondo...da cristiani".

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Giornata di preghiera e digiuno per i cristiani dell'India

La preghiera come segnale contro la violenza. I vescovi italiani hanno indetto per il prossimo 5 settembre, anniversario della morte di Madre Teresa di Calcutta, una giornata di preghiera, digiuno e solidarietà con i cristiani in India, vittime di un’ondata di violenze da parte di estremisti induisti.

In un comunicato si legge che la ‘‘la Presidenza della CEI, facendosi interprete del turbamento dell’intera comunità cattolica italiana di fronte all’ondata di violenza scatenatasi contro le comunità cristiane nello Stato indiano dell’Orissa si associa all’accorato appello formulato dal Santo Padre Benedetto XVI, condannando con fermezza ogni attacco alla vita umana ed esortando alla ricerca della concordia e della pace’’.
‘‘A questo scopo - prosegue la nota - invita le diocesi italiane a indire per venerdì 5 settembre, memoria liturgica della Beata Madre Teresa di Calcutta, o in altro giorno stabilito dal Vescovo diocesano, una giornata di preghiera e digiuno, come segno di vicinanza spirituale e solidarietà ai fratelli e alle sorelle tanto duramente provati nella fede’’.

Intanto, continuano le violenze in India, nel distretto di Kandhamal, nello stato di Orissa, nonostante l’ordine di sparare a vista imposto mercoledì dalla polizia in otto settori delle zone in cui si sono verificati degli scontri. A riferirlo è l’Aifo, l’associazione italiana amici di Raoul Follereau, che da anni opera in India e che nello Stato dell’Orissa sostiene il sistema sanitario nella cura dei lebbrosi. L’organizzazione riferisce che “in molte aree le persone sono molto spaventate ed alcuni si sono rifugiati nella foresta per paura di altre violenze”. “Alcune case sono state bruciate – ha detto Janaki, un locale intervistato da Aifo - . La nostra gente è corsa nella foresta. Non sappiamo cosa sta succedendo. Non abbiamo niente da mangiare”. “Perché siamo stati colpiti dalle violenze? – si chiede Nayani, un altro abitante del luogo -. Non sappiamo niente e non c’è nessuno che ci aiuti, mentre le nostre cose sono state bruciate”.


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3ª Giornata per la Salvaguardia del creato - 1° settembre 2008
Anche quest’anno la celebrazione della Giornata per la salvaguardia del creato intende essere un’occasione per riflettere sulla vocazione della famiglia umana, in quella casa comune che è la Terra. Davvero il pianeta è la casa che ci è donata, perché la abitiamo responsabilmente, custodendone la vivibilità anche per le prossime generazioni.
È un dovere richiamato con forza da Benedetto XVI nel Messaggio per la Giornata Mondiale per la Pace 2008: “dobbiamo avere cura dell’ambiente: esso è stato affidato all’uomo perché lo custodisca e lo coltivi con libertà responsabile, avendo come criterio orientatore il bene di tutti” (n. 7). È un impegno che ci rimanda a San Francesco d’Assisi e alla lode da lui rivolta al Creatore per “sora nostra madre terra”, che tutti ci sostiene.

Per ulteriori informazioni e spunti utili per la celebrazione e la riflessione clicca qui.

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CHIESA S. CATERINA

Festa liturgica della Madonna della Cintura

29 – 30 –31 agosto

 



venerdì 29 agosto

ore 20.45 Incontro mariano.

 

sabato 30 agosto

ore 20.30 Processione con la statua della Madonna  dalla Chiesa di S. Caterina verso la Chiesetta della Scaja percorrendo le vie: S. Giuseppe Maria Gambaro, Q. Sella, Monte Sabotino, M. Buonarroti.

il trasporto verrà accompagnato dai fedeli in bicicletta

(sarà disponibile qualche auto per chi fosse in difficoltà)

lungo il percorso, se possibile, ornare le vie

 

ore 20.45 celebrazione mariana alla Scaja

ore 21,15 festa e incanto delle offerte

 

domenica 31 agosto

Memoria della Madonna della Cintura

 

ore 10.00 S. Messa Solenne con la partecipazione della Corale S. Cecilia

ore 15.30 Incontro di preghiera

ore 20.45 Santo Rosario e Festa sul sagrato della Chiesa

 

Funzionerà durante la festa il Ristoro del Rione di “Porta Nuova”

 

da lunedì 25 a venerdì 29 ore 09.15 S. Messa


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AZIONE CATTOLICA - GIORNATA DI SPIRITUALITA' SU SAN PAOLO
Giovedì 21 agosto 2008  

 
“San Paolo: un ritratto ancora poco conosciuto”
Interventi a cura di Don Silvio Barbaglia
 

ore 9,30          accoglienza

                       preghiera e relazione

ore 12             celebrazione eucaristica

ore 13             pranzo (su prenotazione)

ore 15             ripresa dei lavori

ore 16             condivisioni e atti conclusivi  

 

Le prenotazioni per il pranzo si raccolgono in Archivio Parrocchiale entro il 14 agosto.

 

L’invito è rivolto a chiunque voglia approfondire la figura di San Paolo 

in questo anno particolare che la Chiesa Cattolica ha dedicato a lui.


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ORARI MESSE: AVVISI IMPORTANTI
  • da domenica 8 giugno non si celebrano più le due messe delle 9.45 e delle 11.00 ma un'unica messa alle 10.30
  • non c'è più la messa feriale delle ore 18.00 alla Madonnina

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IL BLOG DEL GREST 2008!
Mancano pochi giorni dall'inizio delle vacanze estive e le iscrizioni al Grest 2008 sono ancora aperte per tutti i bambini delle elementari e i ragazzi delle medie.

E' possibile iscriversi in oratorio tutti i giorni (tranne il lunedì) dalle 15 alle 18.30 presso la portineria dell'Oratorio.

La novità di per quest anno è che il Grest avrà uno spazio internet tutto suo!
Durante le quattro settimane il blog - diario online del grest - sarà costantemente aggiornato con informazioni, aneddoti, video e foto delle giornate passate insieme e molto altro.

Il nuovo sito è consultabile all'indirizzo http://grest.parrocchiagalliate.it

Non dimenticatelo!

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ELENCO BIGLIETTI VINCENTI LOTTERIA DELL'ORATORIO
Qui sotto potete scaricare la lista dell'elenco dei premi e dei relativi numeri vincenti.

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DOMENICA CAMBIO ORARIO MESSA
In occasione della festa dell'Oratorio ricordiamo che le sante Messe delle 9.45 e delle 11.00 in chiesa parrocchiale non ci saranno domenica 4 maggio.
La S. Messa verrà celebrata per tutti alle 10.30 presso il campo da calcio dell'Oratorio.
In caso di maltempo la messa sarà celebrata alla stessa ora in Chiesa parrocchiale.

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OTTIMA RISULTATO PER LO STAND TELEFONO AZZURRO IN PIAZZA A GALLIATE
Volontari in piazza sabato e domenica per la causa di Telefono Azzurro.
Oltre 700 € raccolti grazie alla disponibilità di oltre 12 persone che si sono avvicendate lungo l'arco dei due giorni.
Un grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questo evento.

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BIOETICA, SESSUALITA' E CHIESA A CONFRONTO
Nel contesto del percorso vicariale di approfondimento per fidanzati e coppie di sposi segnaliamo l'incontro di martedì 15 aprile alle ore 21 presso la sala Domus Mariae della Parrocchia di Galliate dal titolo:

"Bioetica e sessualità:
come vanno d'accordo con la Chiesa?"

Relatrice: dottoressa Stefania Radaelli
Docente di bioetica presso L.C. San Raffaele di Milano e collaboratrice del Centro di Bioetica dell'Università Cattolica di Milano

In allegato il programma completo degli incontri.

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13 APRILE - GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI
Il Papa propone all'attenzione di tutti il seguente tema: la vocazione al servizio della Chiesa comunione.

In allegato il testo completo del Messaggio.
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SPETTACOLO FINALE PROGETTO PASSIO

Domenica 30 marzo alle ore 21 presso il Cineteatro Silvio Pellico di Trecate si conclude il ciclo di iniziative legate al Progetto Passio 2008 con lo spettacolo “Mamma dice…” con la voce narrante di Enrico Beruschi e le coreografie originali di Paolo Londi, interpretate dai bravi ballerini del Pescara Dance Festival, la simpatia di Enrico Beruschi e l’eccezionale abilità creativa e comunicativa di Simona Atzori.
La carriera di Simona Atzori come pittrice e danzatrice ha toccato punte invidiabili: è stata ospite di Raffaella Carrà, la sua immagine fa da copertina al libro di Candido Cannavò “E li chiamano disabili”, ha danzato per il Papa e c’è addirittura un premio d’arte che porta il suo nome.

“Mamma dice” - le cui musiche sono state composte dal maestro Antonio Cericola - narra la storia di una donna che vive, con gli occhi di Alice, il mistero della maternità. Lo spettacolo è un viaggio, per certi versi fantastico, di una mamma e il suo feto (parlante). Nove mesi scanditi da nove carte che rappresentano nove momenti di una gravidanza difficile, emozionante, triste e divertente.


Per maggiori informazioni:


Sito PROGETTO PASSIO 2008


Sito ufficiale di SIMONA ATZORI


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MORTO MONS. RAHO, ARCIVESCOVO DI MOSUL
È l’epilogo peggiore, dopo giorni di apprensione e di speranza. L’arcivescovo caldeo di Mosul, mons. Farj Raho, rapito il 29 febbraio scorso, è morto. Al momento, non si sa ancora se è stato ucciso. Il vescovo ausiliare di Baghdad, mons. Shlemon Warduni, confermando la notizia, ha detto solo che "sul corpo del presule non ci sono ferite procurate da pallottole".

'Lo abbiamo ritrovato privo di vita nei dintorni di Mosul. I rapitori lo avevano sepolto', ha spiegato il vescovo all'agenzia Sir. 'I rapitori già da ieri ci avevano detto che mons. Rahho stava molto male, ieri nel pomeriggio ci hanno detto che era morto. Stamattina ci hanno telefonato per dirci che lo avevano sepolto. Alcuni nostri giovani hanno seguito le indicazioni fornite dai rapitori per raggiungere il luogo. Qui hanno scavato e hanno visto il vescovo privo di vita. Non sappiamo ancora se sia morto per cause legate alla sua precaria salute o se sia stato ucciso. I rapitori ci hanno detto solo che è morto'. Personalità della Chiesa caldea hanno portato il cadavere all'ospedale di Mosul per accertare le cause del decesso e l'autopsia avrebbe fissato la data della morte ad almeno 5 giorni fa. I funerali, intanto, potrebbero svolgersi già domani nella vicina cittadina di Karamles.

Desolato il commento ad Asianews del vescovo di Arbil, mons. Rabban al Qas: "E’ una grande Croce per la nostra Chiesa prima della Pasqua". Sulla stessa linea il nunzio apostolico a Baghdad, mons. Francis Assisi Chullikatt: "Eravamo fiduciosi di ritrovare mons. Raho in vita. Il Governo aveva promesso un'inchiesta approfondita. Attendiamo ancora la sua conclusione. Anche in questo caso dovranno essere fornite delle risposte e si deve assicurare la sicurezza dei cristiani iracheni".

È l’epilogo peggiore, dopo giorni di apprensione e di speranza. L’arcivescovo caldeo di Mosul, mons. Farj Raho, rapito il 29 febbraio scorso, è morto. Al momento, non si sa ancora se è stato ucciso. Il vescovo ausiliare di Baghdad, mons. Shlemon Warduni, confermando la notizia, ha detto solo che "sul corpo del presule non ci sono ferite procurate da pallottole".

'Lo abbiamo ritrovato privo di vita nei dintorni di Mosul. I rapitori lo avevano sepolto', ha spiegato il vescovo all'agenzia Sir. 'I rapitori già da ieri ci avevano detto che mons. Rahho stava molto male, ieri nel pomeriggio ci hanno detto che era morto. Stamattina ci hanno telefonato per dirci che lo avevano sepolto. Alcuni nostri giovani hanno seguito le indicazioni fornite dai rapitori per raggiungere il luogo. Qui hanno scavato e hanno visto il vescovo privo di vita. Non sappiamo ancora se sia morto per cause legate alla sua precaria salute o se sia stato ucciso. I rapitori ci hanno detto solo che è morto'. Personalità della Chiesa caldea hanno portato il cadavere all'ospedale di Mosul per accertare le cause del decesso e l'autopsia avrebbe fissato la data della morte ad almeno 5 giorni fa. I funerali, intanto, potrebbero svolgersi già domani nella vicina cittadina di Karamles.

Desolato il commento ad Asianews del vescovo di Arbil, mons. Rabban al Qas: "E’ una grande Croce per la nostra Chiesa prima della Pasqua". Sulla stessa linea il nunzio apostolico a Baghdad, mons. Francis Assisi Chullikatt: "Eravamo fiduciosi di ritrovare mons. Raho in vita. Il Governo aveva promesso un'inchiesta approfondita. Attendiamo ancora la sua conclusione. Anche in questo caso dovranno essere fornite delle risposte e si deve assicurare la sicurezza dei cristiani iracheni".

IL DOLORE DEL PAPA.
Dell’accaduto è stato informato anche il papa che si è detto colpito e addolorato. In un telegramma al patriarca caldeo, cardinale Emmanuel Delly, il pontefice parla di “atto di disumana violenza che offende la dignità dell'essere umano e nuoce gravemente alla causa della fraterna convivenza dell'amato popolo iracheno”. Assicurando le sue preghiere 'per lo zelante pastore sequestrato proprio al termine della celebrazione della via crucis', il papa prega, inoltre, 'perché questo tragico evento serva a costruire nella martoriata terra dell'Iraq un futuro di pace'.


 'Tutti – aveva detto in mattinata il direttore della sala stampa, padre Federico Lombardi - avevamo continuato a sperare e a pregare per una sua liberazione, come il papa aveva piu' volte chiesto nei suoi appelli. Purtroppo la violenza più assurda e ingiustificata continua ad accanirsi sul popolo iracheno e in particolare sulla piccola comunità cristiana, a cui il papa e tutti noi siamo particolarmente vicini nella preghiera e nella solidarietà in questo momento di grande dolore'. 'Vi è da augurarsi - conclude - che questo tragico evento richiami ancora una volta e con più forza l'impegno di tutti e in particolare della comunità internazionale per la pacificazione di un Paese cosi' travagliato'.

LE TAPPE DELLA VICENDA. Mons. Raho era stato rapito da un gruppo di uomini armati il 29 febbraio scorso mentre usciva dalla chiesa del Santo Spirito nella parte orientale della città irachena. Durante l'attacco, erano stati uccisi tre cristiani che erano con lui per proteggerlo dopo le minacce che aveva ricevuto in passato. Contro il sequestro, si era levata subito la condanna del papa e della Chiesa Caldea, ma anche dei leader musulmani locali. Controverse le trattative per il rilascio. Il 1 marzo, mons. Baptiste Georges Casmoussa, annuncia all'agenzia missionaria Misna che 'abbiamo ricevuto una telefonata dai rapitori e abbiamo cominciato una negoziazione per la liberazione di Rahho'.
Il 4 marzo si leva anche la voce del premier iracheno Nuri Al Maliki che assicura la liberazione 'il prima possibile' e invia una lettera al patriraca di Baghdad, il neo cardinale Emmanuel III Delly, in cui afferma che 'la comunità cristiana in Iraq è parte essenziale della società irachena e ogni aggressione ai loro membri è un'aggressione a tutti gli iracheni'. Dell'8 marzo è la notizia, apparsa sulla stampa irachena, che i rapitori avrebbero chiesto un riscatto di un milione di dollari per il rilascio dell'alto prelato. Ma lo stesso Rahho in un colloquio telefonico con i suoi familiari consentito dai sequestratori come prova che si trova ancora in vita, avrebbe loro riferito di preferire di 'morire come un martire piuttosto che cedere al riscatto'. Questa l'ultima notizia sulla sua sorte. Oggi il ritrovamento del corpo nel luogo di sepoltura indicato dai suoi rapitori.

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LA PAROLA DEL PAPA PER LA SETTIMANA
DALL'ANGELUS DI DOMENICA 9 MARZO 20078
 
Cari fratelli e sorelle,

nel nostro itinerario quaresimale siamo giunti alla Quinta Domenica, caratterizzata dal Vangelo della risurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-45). Si tratta dell’ultimo grande "segno" compiuto da Gesù, dopo il quale i sommi sacerdoti riunirono il Sinedrio e deliberarono di ucciderlo; e decisero di uccidere anche lo stesso Lazzaro, che era la prova vivente della divinità di Cristo, Signore della vita e della morte. In realtà, questa pagina evangelica mostra Gesù quale vero Uomo e vero Dio. Anzitutto l’evangelista insiste sulla sua amicizia con Lazzaro e le sorelle Marta e Maria. Egli sottolinea che a loro "Gesù voleva molto bene" (Gv 11,5), e per questo volle compiere il grande prodigio. "Il nostro amico Lazzaro s’è addormentato, ma io vado a svegliarlo" (Gv 11,11) – così parlò ai discepoli, esprimendo con la metafora del sonno il punto di vista di Dio sulla morte fisica: Dio la vede appunto come un sonno, da cui ci può risvegliare. Gesù ha dimostrato un potere assoluto nei confronti di questa morte: lo si vede quando ridona la vita al giovane figlio della vedova di Nain (cfr Lc 7,11-17) e alla fanciulla di dodici anni (cfr Mc 5,35-43). Proprio di lei disse: "Non è morta, ma dorme" (Mc 5,39), attirandosi la derisione dei presenti. Ma in verità è proprio così: la morte del corpo è un sonno da cui Dio ci può ridestare in qualsiasi momento.

Questa signoria sulla morte non impedì a Gesù di provare sincera com-passione per il dolore del distacco. Vedendo piangere Marta e Maria e quanti erano venuti a consolarle, anche Gesù "si commosse profondamente, si turbò" e infine "scoppiò in pianto" (Gv 11,33.35). Il cuore di Cristo è divino-umano: in Lui Dio e Uomo si sono perfettamente incontrati, senza separazione e senza confusione. Egli è l’immagine, anzi, l’incarnazione del Dio che è amore, misericordia, tenerezza paterna e materna, del Dio che è Vita. Perciò dichiarò solennemente a Marta: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno". E aggiunse: "Credi tu questo?" (Gv 11,25-26). Una domanda che Gesù rivolge ad ognuno di noi; una domanda che certamente ci supera, supera la nostra capacità di comprendere, e ci chiede di affidarci a Lui, come Lui si è affidato al Padre. Esemplare è la risposta di Marta: "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo" (Gv 11,27). Sì, o Signore! Anche noi crediamo, malgrado i nostri dubbi e le nostre oscurità; crediamo in Te, perché Tu hai parole di vita eterna; vogliamo credere in Te, che ci doni una speranza affidabile di vita oltre la vita, di vita autentica e piena nel tuo Regno di luce e di pace.

Affidiamo questa preghiera a Maria Santissima. Possa la sua intercessione rafforzare la nostra fede e la nostra speranza in Gesù, specialmente nei momenti di maggiore prova e difficoltà.


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IN PREGHIERA A FIANCO DELLE COMUNITA' CRISTIANE DELL'IRAQ

A fronte dei recenti avvenimenti di violenza che si sono susseguiti in Iraq in questi giorni, tra cui il sequestro del Vescovo Caldeo di Mosul Mons. Faraj Rahho e l’uccisione delle tre persone che lo accompagnavano, sentiamo il dovere come Commissione Giustizia e Pace, Caritas e Centro Missionario della Diocesi di Novara di metterci al fianco di questi nostri fratelli che vivono una situazione così difficile e terribile. Ricordiamo che in questi ultimi anni é il secondo vescovo che viene rapito, a cui vanno aggiunti anche dodici sacerdoti sequestrati, tre preti e tre diaconi uccisi, senza contare le innumerevoli difficoltà, i dolori e i sacrifici che la comunità cristiana è costretta a subire a causa di una guerra che imperversa sulla loro patria ormai da diversi anni. Gli ostacoli che i cristiani incontrano in tutto il Medio Oriente ed in modo particolare in Iraq, spingono i componenti di queste comunità, presenti in quei luoghi fin dal tempo degli Apostoli, a fuggire dal loro Paese che hanno sempre amato e difeso in modo coraggioso insieme ai loro fratelli musulmani, con cui hanno vissuto nel rispetto reciproco e hanno condiviso i giorni belli come quelli peggiori, da 14 secoli. Oggi vogliono continuare quest’esistenza nell'amore e nel rispetto dei diritti umani e nella tolleranza reciproca.

Così come nelle scorse settimane abbiamo ricordato la tragica situazione del Kenya e del Ciad, ove operano diversi nostri missionari, anche stavolta intendiamo affidarci alla forza della preghiera, sicuri che il Signore della Pace illumini i cuori di coloro che nutrono sentimenti di odio e vendetta, ridoni la speranza alle comunità perseguitate e permetta il ritorno di mons. Rahho alla guida del suo gregge. Invitiamo pertanto tutte le comunità della nostra diocesi ad un intenso e forte momento di preghiera nella prossima domenica di Quaresima. La preghiera da sempre è "l'arma" dei deboli, dei poveri e dei sofferenti, essa racchiude in sé la straordinaria capacità di aprire l'orizzonte di comunione tra il Cielo e la terra, tra il divino e l'umano, permettendo così a tutti gli uomini e le donne di buona volontà di continuare il loro impegno di costruzione di una società più giusta e fraterna ad immagine di quel Regno di Giustizia e di Pace che Cristo è venuto a portare.

Novara, 5 marzo 2008

 


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IL CIECO NATO
Testodi Pierangelo Comi

Io sono - dice Gesù - la vera luce del mondo.
La luce, quella vera, è ciò che trasmette la vita.
Come lui, anche noi siamo luce, che come
vita o morte in noi si traduce.
Di fronte ad un cieco o handicappato,
per colpa di chi così fu creato, chiesero
i discepoli a Gesù che rispose:
“Dio per lui farà grandi cose.
Dio creatore, vedendo le tenebre
Come cosa buona la luce creò”.
Gesù vedendo in quel cieco le tenebre,
nello stesso modo la luce a lui donò.
Per terra sputò
e il fango sugli occhi del cieco spalmò
e a Siloe a lavarsi il cieco mandò.
Non più cieco ma vedente quell’uomo ritornò.
“E’ lui non è lui gli assomiglia forse però”.
“Io sono io sono che mi si riconosca o no, rinato io sono, nuova creatura,
io sono in pienezza” l’ex cieco gridò.

“Quell’uomo che si chiama Gesù
Jeshua Joshua così m’ha guarito
dalla mia cecità.
Per terra sputò
e il fango sugli occhi Lui mi spalmò e a Siloe a lavarmi poi mi mandò.
Non più cieco ma vedente per sempre sarò”.

E il cieco guarito ai farisei fu portato,
che ipocriti falsi sepolcri imbiancati,
poiché il sabato Gesù non ha osservato
non accettano il bene di tali miracoli.
E’ da Dio che viene. E’ un peccatore però
il sabato, la legge trasgredire non può.
Gli ha aperto gli occhi, questo è evidente
ma in che modo chiediamolo ancora a quell’impertinente

Ma i farisei allora gli imposero
di confessare che Gesù è un peccatore
e come tale non può certo ridare
ad un cieco la vista anche contro l’evidenza.
“Non so se lo è o no, ora ci vedo però
mi ha aperto gli occhi mi ha liberato
dall’istituzione, dalla religione di stato
e perchè s’apran gli occhi a tutti questo griderò:

Cacciato dal tempio, scomunicato
ma con gli occhi aperti, dal carcere liberato,
lo cerca e lo trova Gesù che gli disse:
“Credi tu in chi per te le tenebre vinse?”
“Dimmi chi è, perchè creda in lui”.
“Lo vedi, è colui che qui parla con te
e come te, i ciechi vedranno
ma non coloro che pretesa ne avranno.
Ciechi, guide di ciechi: Jeshuà Joshua
lasciatevi guarire dalla vostra infermità”.
Per terra sputò
e il fango sugli occhi del cieco plasmò
e a Siloe a lavarsi il cieco mandò.
Non più cieco ma vedente quell’uomo ritornò.


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AUGURI MONS. CORTI!
Oggi, 1° marzo, il nostro Vescovo di Novara, mons. Renato Corti, compie 72 anni. Ringraziamo il Signore per il dono della sua vita completamente dedita al servizio della causa della Chiesa e del Regno di Dio.

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LA SAPIENZA LIBERA LE PERSONE

A colloquio con Madre Canopi, badessa del monastero benedettino di San Giulio


“Nel silenzio meditativo e orante del mio monastero, su un’isola quasi esclusivamente abitata dalla comunità monastica, non sono al riparo da quanto avviene nel mondo, anzi, percepisco il fremito di tutto il disagio che esiste nella società del nostro tempo, causato dalla perdita dei valori fondamentali che danno senso e orientamento sicuro all’umana esistenza”.

Anna Maria Canopi è madre superiora della comunità monastica benedettina da lei fondata, trentadue anni fa, sull’isola di San Giulio, perla del Lago d’Orta: un perimetro di poche centinaia di metri, scelto fin dall’inizio della storia. Tracce di culti precristiani, e dal IV secolo una chiesa, la centesima, per il Santo greco che navigava sul suo mantello e cacciava serpi e draghi che infestavano il lago. C’era da lottare contro il paganesimo. Oggi, tocca evangelizzare per vincere il nuovo paganesimo.

Anna Maria Canopi è donna colta, studiosa di patristica e autrice di testi di spiritualità, di una memorabile Via Crucis per Giovanni Paolo II, nel 1993. È tra le personalità femminili più stimate e notevoli della Chiesa italiana. Una madre e maestra, per l’ottantina di monache che ogni giorno, nella clausura del Monastero Mater Ecclesiae, svolgono ricerche su testi antichi, traducono, restaurano tessuti preziosi, si adoperano per l’accoglienza e l’ospitalità. Il “mondo” non è lontano, il disorientamento psicologico e spirituale si fanno sentire, si fanno domanda.

 

Il disagio, la sollecitudine per l’emergenza educativa sono oggetto di riflessione continua.

Giustamente il Santo Padre nella sua Lettera ai fedeli di Roma va alla radice delle cause che generano la difficoltà di educare alla vita; vede cioè, oltre alla reale irresponsabilità di molti adulti o la mancanza e inadeguatezza della famiglia, anche quell’“atmosfera diffusa”, quella mentalità e cultura che fanno dubitare del significato della verità e del bene. Sono valori perenni e fondamentali che non si trasmettono automaticamente, ma per essere accolti richiedono sempre nuova capacità di discernere e di decidersi. È qui che entra in gioco la libertà della persona, la responsabilità cui nessuno può sostituirsi. Per rendere viva e rinnovata la tradizione, la visione della realtà nella sua verità assoluta, occorre maturità di giudizio e libertà interiore. Se la persona non è formata rimane in balìa dei propri istinti e della propria inconsistenza. La difficile impresa dell’educazione consiste proprio nel liberare la persona - i ragazzi e i giovani - dai molti condizionamenti dell’ambiente in cui vivono e nel ridare loro motivi di fiducia in se stessi e negli altri.

 

Ci vogliono adulti appassionati e lungimiranti.

Basterebbe essere affezionati. Ricordo sempre quel ragazzino che, mentre veniva esortato ad impegnarsi per essere buono, diceva:  “Tanto tutti dicono che sono cattivo...!”. Gli mancava di sentirsi amato e stimato. Per formare la persona l’unico metodo efficace è proprio quello della fiducia e dell’amore. I giovani, e non solo, sono affamati di dialogo e di amicizia. Soltanto l’amore è liberante, ma l’amore vero, quello illuminato e giudicato dalla fede, che vede nelle persone la presenza di un mistero insondabile, di una sacralità inviolabile. Se nei genitori e negli educatori manca il senso soprannaturale della vita e questa capacità di amare che sprigiona la potenzialità di bene, qualsiasi metodo educativo è inefficace.

 

La libertà riguarda anche il rapporto personale tra educatore e discepolo. Come far comprendere che non è autoritarismo guidare con autorevolezza, non condividere gli errori, “come se fossero le nuove frontiere del progresso umano”, per una presunta ricerca di amicalità?

È ovvio che l’amore vero non è privo di austerità e correzione, non è condiscendenza indiscriminata a tutte le richieste dei ragazzi e nemmeno si dimostra con una familiarità e un cameratismo che tolga autorevolezza a chi ha il compito di insegnare. Penso al “tu” dato dai ragazzi al prete e agli insegnanti; penso al triste fenomeno del bullismo, che denota non solo mancanza di coscienza del peccato, ma persino il gusto del male, del sadico:  e così pure tutti i comportamenti di immoralità nella sfera sessuale.

 

Ogni processo educativo esige rigore, disciplina. Ma sarebbe “ben povera educazione quella che si limitasse a dare delle nozioni e delle informazioni, ma lasciasse da parte la grande domanda riguardo alla verità”. Oggi possiamo trovare educatori colti, magari anche amorevoli e giustamente severi, ma imbarazzati a sollecitare questa domanda, come se impedisse la libertà.

Se un diffuso psicologismo suggerisce che la libertà è lasciare a ciascuno l’arbitrio di regolarsi da sé, per non coartare la persona, non mancano le prove dei disastrosi risultati di un tale metodo pedagogico. Infatti, quando si lascia prevalere la naturale inclinazione, facilmente si è trascinati al male. Con estremo realismo il salmista dice:  “Un baratro è l’uomo e il suo cuore un abisso”. (Salmi 64, 7). Purtroppo i veri educatori, tali perché loro stessi ben formati e responsabili, bisogna cercarli con la lanterna di Diogene... Un’insegnante in crisi, piangendo, mi diceva:  “Se i ragazzi imparano dal modo di rapportarci tra noi colleghi, non possono che diventare peggiori...”!

 

Bisogna essere stati molto amati per insegnare ad amare. Chi sono stati i suoi mastri, gli adulti che hanno avuto il coraggio di fare delle proposte, e insieme muovere la libertà della ragione per giudicarle e così farle proprie?

La mia età mi permette di andare agli anni lontani, prima dell’esplosione del progresso (se così si può dire) che ha portato alla situazione attuale. I miei primi educatori furono i miei genitori che, avendo otto figli, ci hanno insegnato, soprattutto con l’esempio del loro amore umile e tessuto di sacrificio, a volerci bene e a vivere gli uni per gli altri. A scuola ho avuto pure insegnanti che hanno saputo appassionarmi al vero, al buono, al bello. E per quanto riguarda la scelta vocazionale, il sacerdote che mi guidava mi poneva semplicemente davanti il Vangelo e la parola di Gesù:  Si vis. Con consapevole e piena libertà ho detto sì senza esitazione né pentimento, perché il valore di una vita donata per amore esercitava il suo fascino su di me, e determinava la mia libera volontà.

 

“Anima dell’educazione può essere solo una  speranza  affidabile”. Perché oggi respiriamo questa crisi di fiducia nella vita?

Perché manca la fede e di conseguenza anche il senso della trascendenza, del necessario superamento dei limiti umani, per approdare alla realtà della vita eterna, alla “beata speranza” dei beni imperituri che il Signore ci promette.

 

Una risposta netta, limpida, una sapienza antica. Di chi osa nominare la Verità, perché l’ha lungamente desiderata e amata. Ma è anche parola di donna, tramandata recitando le orazioni, sera dopo sera. Una sensibilità femminile, materna, con che sguardo coglie le indicazioni del Pontefice?

Riesce a cogliere il tesoro della sapienza del cuore e il frutto di una vita tutta dedita alla ricerca della verità e al servizio della carità. Penso che ogni donna educatrice e formatrice non possa che trovarsi in piena sintonia con il sentire del Santo Padre, proprio perché alla base e al vertice dell’educazione sta l’Amore oblativo, e questo è, per grazia, particolarmente connaturale al “genio femminile”.

 

Lei come madre badessa ha un ruolo di guida, di responsabilità. È necessario un carisma riconosciuto, per essere educatori e maestri, o soprattutto quella “vicinanza e fiducia che nascono dall’amore”?

Infatti. La mia lunga esperienza di formatrice e di guida spirituale alla vita monastica mi conferma sempre più che veramente soltanto l’Amore fa crescere la persona e fa fiorire le anime nella santità, anche quando esse sembrano fili d’erba avvizziti, senza potenzialità di riprendersi. L’educazione è un miracolo dell’amore, dello Spirito Santo che agisce con tutti i suoi doni di grazia. E posso dire, con gratitudine e stupore, che di questi miracoli ne ho visti tanti e ne ho tanti sotto i miei occhi. Davvero, solo davanti all’Amore si spalanca la porta della speranza in un futuro di piena felicità.


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É TEMPO DI QUARESIMA...CIOÉ?

Un consiglio pratico per gli esercizi quaresimali da uno dei massimi conoscitori della spiritualità dell'Oriente cristiano? Far passare anche qualche elemento umoristico, 'quasi per contrabbando, utile non tanto per restare svegli, ma proprio per vivere una penitenza cristiana sincera'. È l'atteggiamento suggerito dal cardinale Tomás Spidlík che rivela: 'Ho usato io stesso questo stile, con alcuni riferimenti umoristici, predicando nel 1995 gli esercizi quaresimali a Giovanni Paolo II e lui lo ha notato compiacendosene'. Gesuita moravo, 89 anni, il cardinale Spidlík continua a essere punto di riferimento a est come a ovest. Dal 1991 vive e lavora al Centro Aletti, a un passo da Santa Maria Maggiore, dove si studia la tradizione dell'Oriente cristiano nella sua relazione con il mondo contemporaneo. Nell'intervista presenta l'essenziale della Quaresima, guardando ai tesori della tradizione orientale.

 
Che differenza c'è in questo campo fra i due polmoni della Chiesa universale?
 

Una nota di questa diversità si riconosce già nei termini con i quali indichiamo il progresso spirituale. In Occidente si usa la parola conversione. È lo stesso del greco metànoia? Vediamo. Conversione è la traduzione letteraria del termine biblico che indica un cambiamento di strada. Una persona ha scoperto che il suo agire e pensare va verso un fine sbagliato. Deve quindi cambiare, tornare indietro. Traducendo questo linguaggio metaforico in termini morali, ne segue il famoso monito:  ingredere totus, mane solus, ex alius! Si raccontano esempi edificanti di alcuni santi che sono usciti radicalmente cambiati da esercizi fatti con animo generoso. Ma proprio questo concetto suscita dubbi negli ecclesiastici che fanno gli esercizi ogni anno:  quante volte devo cambiare la vita e le mie decisioni interiori? Se si fa sinceramente, basta una volta per sempre. A questi obiettori di coscienza si risponde:  non si fa ogni anno una conversione totale, ma una certa mini-conversione, su qualche punto particolare.

 
E il termine greco metànoia?
 

Diversamente si può intendere il termine metànoia. Il secondo elemento del vocabolo significa il modo di pensare e questo cresce meglio non cambiando, ma progredendo nella direzione presa. Possiamo cercare di capire che cosa questo significhi in relazione all'osservazione delle cose intorno a noi. Il primo grado è la visione degli occhi. È la scienza della physikà. Nel secondo grado si guardano le stesse cose con l'intelletto puro; si fa un progresso verso la meta-physikà. Ma gli autori spirituali insistono sulla necessità di fare ancora un terzo passo, cioè vedere le stesse cose e se stessi con gli occhi illuminati dallo Spirito Santo, esercitarsi oltre la meta-physikà. Questo è lo scopo principale degli esercizi quaresimali.

 
Quale tradizione hanno gli esercizi quaresimali nell'Oriente cristiano?
 

Mi permetto di proporre un esempio che non è tanto deviante dal tema come invece potrebbe sembrare a prima vista. Sul Monte Athos esisteva una scuola per pittori delle icone che assomigliava a un corso di esercizi. I partecipanti dovevano assistere alla liturgia, approfondire le conoscenze sulla fede, la teologia e anche studiare l'arte iconografica. Alla fine dovevano superare una specie di esame di maturità che consisteva nel dipingere l'immagine della Trasfigurazione sul Monte Tabor.

 
Perché l'icona della Trasfigurazione?
 

Per dimostrare di essere capaci di osservare il mondo non con gli occhi profani, neanche attraverso le speculazioni razionali, ma proprio di vedere l'universo così come lo videro gli apostoli sul Tabor. La specialità di questa visione taborica è descritta nelle omelie dei padri e di autori bizantini. Il termine greco per trasfigurazione è metamórphosis, letteralmente 'cambiamento delle forme'. Conosciamo le Metamorfosi di Ovidio. La trasfigurazione di Gesù non poteva avvenire in tal modo. Se avesse cambiato forma, gli apostoli non l'avrebbero riconosciuto. Gli apostoli videro il Salvatore in una nuova luce, una luce spirituale, acquistarono la metánoia, la perfezione della fede. Infatti sulle icone è generalmente rappresentato solo San Pietro che riesce ad afferrarla pienamente dato che, prima di salire sul Tabor, ha confessato:  'Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente'. I cristiani sono invitati ad acquisire la luce taborica nelle preghiere. Perciò l'elemento principale negli esercizi è un'intensa preghiera personale.

 
Qual è il significato della preghiera?
 

Sarà meglio rendersi conto prima che cosa è ciò che si chiama preghiera. Per noi cristiani è di capitale importanza il fatto che nel tempo dei padri venne aggiunta alle definizioni della preghiera la classica affermazione platonica:  la preghiera è 'l'elevazione della mente a Dio'. Eppure Evagrio, che nel IV secolo introdusse questa definizione nei trattati monastici, vi fece un'aggiunta di grande valore:  '... e colloquio con Dio'. Ciò vuol dire che Dio, al quale eleviamo la mente, non è un'idea nobile, un'astratta idea universale, ma una Persona viva con la quale si entra in dialogo personale. Insisto su questo aspetto, oggi tanto attuale. Siccome mi conoscono come uno che studia 'la spiritualità orientale', ogni tanto qualcuno vuol parlare con me di meditazioni orientali, yoga, zen. Di solito queste persone sono fermamente convinte che tali pratiche siano convenienti alla mentalità dell'uomo di oggi, ma hanno dubbi su come conciliarli con le preghiere cristiane.

 
Un esempio, tra yoga e preghiera cristiana?
 

Faccio riferimento a un colloquio con una buddista giapponese. Era di ritorno dalla Svizzera dove aveva partecipato a un corso di scienza comparata fra le religioni e voleva discutere con me sulla mistica cristiana. Ho dipinto per lei sulla carta lo schema della salita sul Monte, Sinai o Carmelo, le diverse tappe. Ha ascoltato meravigliata e ha tracciato uno schema assai simile deducendolo da qualche documento buddista. Poi mi ha chiesto:  'Avete anche qualche altro schema di salita mistica?' - 'Certamente' ho risposto, spiegandole la teoria evagriana sulla liberazione dai concetti particolari per raggiungere Dio 'senza forme'. La buddista, entusiasta, ha esclamato:  'Questo è tipicamente nostro. Ma allora se si possono trovare tante analogie, esiste o non esiste la differenza fra la preghiera cristiana e buddista?'. Ho cercato di tirarmi fuori dalla confusione con una contro-domanda:  'Quando voi pregate, che cosa volete raggiungere?' - 'È chiaro, l'unione con l'Essere supremo' è stata la sua risposta - 'Bello, lo sottoscrivo anch'io. Ma chiedo ancora una cosa:  in questa nostra vita qualcuno ha già raggiunto la perfetta unione con Dio?' ho insistito. La donna mi ha dato una risposta davvero bella:  'Questo è il desiderio di tutti gli uomini, ma in questa vita presente nessuno l'ha mai raggiunto'. Allora le ho detto:  'Noi cristiani crediamo che nella persona di Gesù Cristo l'uomo e Dio si sono perfettamente uniti. Perciò la nostra preghiera si fa sempre per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, unione personale, dialogale con lui e poi con il Padre, che vive e regna nei secoli dei secoli'. La buddista è rimasta in silenzio poi mi ha detto:  'Ci penserò'. E con inchini profondi e sorrisi gentili ci siamo separati.

 
Bisogna riconoscere la radice vitale.
 

Ritengo tanto importante questo fatto perché la nostra società diventa sempre più un regno di morte. Trattiamo gli esseri vivi come cose puramente materiali e lo stesso Dio vivo come un'idea astratta, morta. Perciò anche le nostre distinzioni fra il bene e il male hanno effetti mortiferi. L'originale pensatore russo Sestov spiega in questo senso il primo peccato di Adamo. Il frutto paradisiaco che dava la distinzione del bene e del male era, per ordine di Dio, inseparabile dall'albero della vita. Reciso da lì, ha portato la morte. Tornando al nostro contesto iniziale possiamo dire:  lo scopo degli esercizi spirituali è far tornare le nostre nozioni di fede alla radice vitale mediante la preghiera viva con Dio Padre vivo, mediante il Dio-Uomo vivo Cristo e il suo Spirito vivificante.

 
E il digiuno e l'elemosina?
 

A prima vista sembra che con questi termini torniamo indietro. Mentre finora abbiamo parlato di ciò che risveglia la vita, con questi termini entriamo nella sfera indicata come mortificazione. La vita si sostiene con il nutrimento. Allora perché uno dovrebbe digiunare? Alcuni monaci del deserto praticavano l'astinenza in modo così eroico che ci sembra inverosimile. Nelle omelie dei padri si cercava di stabilire sia la misura che i motivi spirituali del digiuno. Dai digiuni prescritti nell'Antico Testamento i cristiani si sentivano liberati, ma trovarono nuovi motivi.

 
Quali sono i motivi per digiunare?
 

Il primo è caritativo:  ciò che uno risparmia della propria abbondanza, la carità lo distribuisce agli indigenti. Si fa l'elemosina. È un termine oggi considerato antipatico, ma originariamente esprime la sincera compassione con gli altri e il passare a loro tutto ciò di cui hanno bisogno. Quanto al corpo, san Basilio ci assicura che i suoi veri bisogni sono assai pochi. Aggiunge, quindi, nelle sue omelie sul digiuno anche motivi presi da medici e asceti pagani. E persino un motivo che dovrebbe attirare il sesso femminile:  le donne che digiunano sono più belle. Naturale che tutta quella eloquenza fiorisse soprattutto nei discorsi quaresimali.

 
Che cosa ha da dire la Quaresima al mondo di oggi che sembra annullare la presenza di Dio e il senso del peccato?
 

Riconosco che tutto suona male alle orecchie del mondo fino al momento in cui non lo aiuteremo a comprendere il monito decisivo del vangelo:  'Fate penitenza, perché il regno di Dio è vicino'. Sentiamo la sua definizione patristica:  'La penitenza rinnova il battesimo; la penitenza è un patto con Dio per cominciare una vita nuova'. Per san Gregorio di Nazianzo la penitenza è un 'battesimo di lacrime'. E sant'Efrem scrive:  'L'anima è morta per il peccato. Le lacrime che cadono su un corpo non riescono a risuscitare un cadavere; ma se cadono su di un'anima la risuscitano, la fanno rivivere'. L'esperienza ci fa scoprire tanti mali nel mondo. Ne siamo rattristati? Grandemente. Eppure la tristezza è indicata dagli asceti fra i vizi fondamentali. Come liberarsene? Con la promessa che ogni male proviene dal peccato e che ogni peccato è riparabile per mezzo della penitenza. Un documento etiopico, Il mistero del cielo e della terra, assicura:  'Quand'anche i peccati del credente fossero grandi come montagne e assai numerosi, se la penitenza è simile a una favilla, prevarrà anche se piccola, e cancellerà tutti i suoi peccati'. Per questo motivo i monaci volevano fare penitenza continua, quasi una Quaresima prolungata. Piangevano ricordando i loro peccati.

 
Un pianto proponibile all'uomo di oggi?
 

Ma attenzione a ciò che i monaci dicono del loro pianto. Non sono lacrime di tristezza, ma di una commovente emozione, di consolazione:  com'è buono il Salvatore, sempre pronto a riparare ogni male! Dice sant'Efrem:  'Un volto lavato da tali lacrime è di una bellezza imperitura'. E gli uomini di oggi? Non vogliono ammettere il loro peccato, quindi ritengono di non aver bisogno di Dio per perdonarlo. Allora rimane loro solo la triste esperienza del male. Restano poveri spiritualmente. Si trovano però anime generose che fanno penitenza per loro, soprattutto in Quaresima, nella consapevolezza che noi uomini siamo un unico organismo:  siamo legati da una solidarietà che ci fa condividere i peccati così pure come la santità e gli sforzi di bene.

 
(©L'Osservatore Romano - 16 febbraio 2008)
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GIORNATA MONDIALE DEL MALATO 2008
L'11 febbraio si celebra la Giornata Mondiale del Malato. In allegato trovate il testo del Messaggio scritto dal Papa per questa occasione, 150° anniversario dell'apparizione della Madonna a Lourdes. Cliccando qui potete trovare il programma parrocchiale della giornata.

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SI CELEBRA OGGI
In allegato il testo del messaggio in formato pdf.

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FAMIGLIA UMANA: COMUNITA' DI PACE
In allegato trovate il testo del Messaggio del papa Benedetto XVI per la Giornata mondiale per la pace 2008.

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LA LUCE DELLA PACE DA BETLEMME A GALLIATE

La “Luce della Pace” da Betlemme arriva a Galliate. Un augurio sincero ad ogni persona di buona volontà

Per saperne di più clicca qui


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SPETTACOLO MUSICALE "NATALE NEL CUORE"
Lo Spettacolo "Natale nel cuore" si terrà sabato sera 22 dicembre
alle ore 21 presso la Sala don Manfredda (Oratorio Galliate).
Musica e canti a cura del gruppo di giovani Work in Progress
ci condurranno verso il centro del mistero del Natale.
Lo spettacolo è gratuito, ma verranno raccolte offerte libere
a favore dell'associazione SOS.
Una serata diversa e non solo: è l'occasione di entrare nel vero
clima natalizio aprendo davvero la porta del cuore.
Vi aspettiamo numerosi!

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IL FRANCESCANESIMO IN AMERICA LATINA
Clicca qui sotto per vedere la locandina

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ACCOGLIENDO DON MARCO
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COMUNITA' IN CAMMINO
Dall’incontro di Boca, riuniti in assemblea diocesana con il Vescovo, il frutto che ci ha lasciato don  Bruno Maggioni, biblista è il seguente: entusiasmo nell’incontro con la Parola di Dio.

Le opportunità  non ci mancano in questo mese di ottobre. E’ il mese dedicato alla Madonna del Rosario, in cui il richiamo alla Vergine Maria  ci porta  all’atteggiamento di accoglienza che lei ha avuto nei confronti della Parola.

E’ il  mese missionario dove questa Parola vede il suo annuncio e la sua realizzazione in ogni parte della terra.

Il 19 ottobre daremo il benvenuto a don Marco che rientra per un periodo di alcuni mesi per raccontarci della sua esperienza, che diventa anche la nostra. In questo mese di ottobre nella chiesa parrocchiale possiamo  soffermarci ad ammirare i pannelli che ci presentano  i vari luoghi dell’annuncio evangelico o della promozione umana nei quali anche noi vogliamo sentirci coinvolti.

Avendo in diocesi per la Veglia Missionaria, che si realizzerà a Trecate il 27 ottobre, il dottor Mario Cayota,  ambasciatore dell’Uruguay presso la Santa Sede, avremo modo di incontrarci con lui alla sala don Giuseppe Manfredda il giorno 25 ottobre con il seguente tema: ”Il francescanesimo in America Latina, una presenza di liberazione”.

La festa dell’oratorio ci ha offerto la gioia dell’incontro e la fiaccolata con partenza da Santa Cristina dalla tomba del Beato Quagliotti ha voluto infondere energie al nuovo impegno giovanile.

Le iscrizioni al catechismo ravvivano ogni anno l’entusiasmo per approfondire la fede che non è solo responsabilità da parte dei ragazzi, bensì dei genitori e di tutta la  comunità adulta.

Nel pomeriggio di sabato 20 ottobre  realizziamo il pellegrinaggio del Vicariato dell’Ovest Ticino a Stresa con la presenza del nostro Vescovo alla tomba di Antonio Rosmini, che sarà beatificato domenica 18 novembre. E’ un momento di grazia che aiuta la nostra comunità a sentirsi chiamata alla santità.


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VEGLIA MISSIONARIA 2007
 cliccare sul manifesto nel link sottostante

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GIOIA DEI PRIMI PASSI... ...ANCHE TU FAI PARTE DELLA CHIESA
Incontro per i bambini del primo anno della scuola dell'infanzia e per i battezzati del 2006. Per il programma clicca il link qui sotto.

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MESSAGGIO PER LA GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE 2007
Testo del Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la 81ª Giornata Missionaria Mondiale, che quest'anno si celebra domenica 21 ottobre sul tema: 'Tutte le Chiese per tutto il mondo'. «É sulla base del coraggio di evangelizzare che si misura l'amore dei credenti verso il loro Signore» (B16).

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NOTIZIE DA DON MARCO: INCONTRO SCOUT
 Per leggere l'articolo clicca qui.

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ANTONI ROSMINI BEATO

La celebrazione del Rito di Beatificazione del Venerabile Servo di Dio Antonio Rosmini avrà luogo a

Novara
Domenica 18 Novembre 2007
ore 15:00
Sporting Palace di Corso Trieste

Presiede la celebrazione il
rappresentante del Santo Padre
Em.mo Card. Josè Saraiva Martins

Per poter accedere al Palazzetto occorre prenotarsi

sul sito www.beatificazionerosmini.it

telefonicamente alla segreteria in Curia (0321.661628)


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L'ULTIMO SALUTO A DON ANGELO
Si svolgono oggi alle 14.30 sul piazzale antistante la nuova chiesa di San Rocco il rito delle esequie di don Angelo Bozzola, sacerdote galliatese scomparso nella notte tra sabato e domenica scorsa.
La liturgia, presieduta dal nostro Vescovo mons. Renato Corti, si concluderà con l'accompagnamento del feretro presso la Chiesa parrocchiale di Galliate e, dopo una benedizione, sarà trasportato processionalmente verso il cimitero di Galliate.

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IL PAPA E MADRE TERESA A 10 ANNI DALLA MORTE
Dio parla anche quando tace, ha detto Benedetto XVI a mezzo milione di giovani spiegando la “notte oscura” sofferta dalla beata Teresa di Calcutta.
Nella risposta a braccio alla domanda di una giovane italiana, Sara Simonetta, il Pontefice ha voluto commentare nell’Agorà dei giovani italiani, il 1° settembre, il senso di questa prova vissuta dalla religiosa albanese documentata dai suoi scritti appena pubblicati.
I testi sono stati raccolti da padre Brian Kolodiejchuk, postulatore della causa di canonizzazione, nel volume “Mother Teresa: Come Be My Light”, a dieci anni dalla sua morte.
Nella spianata di Montorso, nei pressi di Loreto, la giovane Sara aveva spiegato al Papa di credere “nel Dio che ha toccato il mio cuore, ma sono tante le insicurezze, le domande, le paure che porto dentro”.
“Avverto tutta la mia solitudine di uomo e vorrei sentire la vicinanza di Dio. Santità, in questo silenzio, dov’è Dio?”, ha chiesto.
Il Vescovo di Roma ha risposto chiarendo che “tutti noi, anche se credenti, conosciamo il silenzio di Dio”.
“Poco fa è stato pubblicato un libro con le esperienze spirituali di Madre Teresa e quanto sapevamo già si mostra ancora più apertamente: con tutta la sua carità, la sua forza di fede, Madre Teresa soffriva del silenzio di Dio”, ha ricordato.
“Da una parte, dobbiamo sopportare questo silenzio di Dio anche per potere capire i nostri fratelli che non conoscono Dio”.
Dall’altra, “possiamo sempre di nuovo gridare a Dio: ‘Parla, mostrati!’. E senza dubbio nella nostra vita, se il cuore è aperto, possiamo trovare i grandi momenti nei quali realmente la presenza di Dio diventa sensibile anche per noi”.
Il Papa ha quindi spiegato come sia possibile vedere Dio.
Prima di tutto, ha chiarito, “la bellezza della Creazione è una delle fonti dove realmente possiamo toccare la bellezza di Dio, possiamo vedere che il Creatore esiste ed è buono, che è vero quanto la Sacra Scrittura dice nel racconto della Creazione”.
La presenza divina, ha spiegato in secondo luogo, si può percepire anche “sentendo la Parola di Dio nelle grandi celebrazioni liturgiche, nelle feste della fede, nella grande musica della fede”.
A questo proposito, il Papa ha citato il caso di una donna convertitasi al Cristianesimo dopo aver ascoltato la grande musica di Bach, Haendel, Mozart.
In terzo luogo, ha detto, si può scoprire Dio con “il dialogo personale con Cristo”.
“Lui non sempre risponde, ma ci sono momenti in cui realmente risponde”.
Un ultimo modo di scoprire Dio proposto dal Papa è “l’amicizia, la compagnia della fede”.
“Adesso, qui riuniti a Loreto, vediamo come la fede unisce, l’amicizia crea una compagnia di persone in cammino”.
“E sentiamo che tutto questo non viene dal nulla, ma realmente ha una fonte, che il Dio silenzioso è anche un Dio che parla, che si rivela e soprattutto che noi stessi possiamo essere testimoni della sua presenza, che dalla nostra fede risulta realmente una luce anche per gli altri”.
Il Papa è giunto a questa conclusione: “dobbiamo accettare che in questo mondo Dio è silenzioso, ma non essere sordi al suo parlare, al suo apparire in tante occasioni”; “vediamo soprattutto nella Creazione, nella bella liturgia, nell’amicizia all’interno della Chiesa, la presenza del Signore e, pieni della sua presenza, possiamo anche noi dare luce agli altri”.


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FESTA DEL VARALLINO 2007
In allegato il programma dettagliato.

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MESSAGGIO DEL PAPA PER LA XXIII GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTU'
 “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni” (At 1,8)
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P. BOSSI E' LIBERO!
Padre Giancarlo Bossi, il missionario del Pontificio istituto missioni estere (Pime) , rapito il 10 giugno scorso nel sud delle Filippine, è stato liberato; uomini dei servizi segreti italiani lo stanno accompagnando a Zamboanga per una prima visita di controllo sullo stato di salute.
Confermata da padre Zanchi qualche minuto dopo le 21, la notizia della liberazione era stata resa nota pochi minuti prima delle 21 dal presidente del consiglio Romano Prodi in una conversazione con i giornalisti. "Padre Giancarlo Bossi è stato liberato, un' automobile lo sta portando verso una postazione di polizia filippina, sono davvero commosso".
Una "grandissima gioia": e' questa la reazione del Papa , che si trova a Lorenzago di Cadore per un periodo di riposo, alla notizia della liberazione di padre Bossi; lo ha detto all’ANSA il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. Dopo il primo annuncio di Prodi, l’ANSA sta registrando le reazioni di altri esponenti delle istituzioni: "Sono lieto della liberazione di padre Bossi" ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, appena appresa la notizia del rilascio del sacerdote; il vice-presidente del consiglio e ministro degli Esteri, Massimo D'Alema – scrive l’agenzia - ha appreso con gioia la notizia dell'avvenuta liberazione(…) e ha tenuto a ringraziare tutti coloro che hanno collaborato alla sua liberazione.

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LIBERATE PADRE GIANCARLO BOSSI
Folla strabocchevole la sera di martedì 10 luglio nella Basilica di Santa Maria Nuova in Abbiategrasso; l'appello per una Veglia di preghiera indetta dal PIME e dalla Diocesi di Milano per ottenere la grazia della liberazione di Padre Giancarlo Bossi ha avuto una calorosa accoglienza: Abbiategrasso, città natale di Padre Giancarlo, si è stretta attorno ai suoi familiari; molti i sacerdoti presenti, tra cui spiccavano i missionari del PIME tra i quali l'attuale Superiore regionale Padre Achille Boccia, originario di Borgomanero (No), già missionario in Bangla Desh.
Anche una delegazione novarese con don Mario Bandera, Direttore del CMD, don Ernesto Bozzini, Fidei Donum rientrato dall'Uruguay e attuale parroco di Galliate, e diversi laici esponenti di gruppi missionari, ha voluto - con la sua presenza - esprimere la vicinanza della Chiesa Piemontese al dramma umano e spirituale che vivono i missionari del PIME e la famiglia Bossi.
La Veglia, presieduta dal Cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi, si è snodata con una sapiente regia liturgica in cui unitamente a testi del Vangelo e a canti eseguiti con raffinata maestrìa, si sono alternate letture di testimonianze di missionari italiani rapiti in anni recenti e liberati dopo mesi di incertezza sulla loro sorte. Il Cardinale Tettamanzi nella sua riflessione ha ricordato come Padre Giancarlo, proprio in questo momento di difficoltà, stia dando una straordinaria lezione di missionarietà non solo alla sua città natale ma all'Italia intera e in un certo qual modo anche ai suoi rapitori. Riallacciandosi poi al testo degli Atti degli Apostoli, dove viene narrato come la primitiva comunità dei credenti pregava per la liberazione di Pietro, così oggi aggiungeva il Cardinale di Milano - citando Benedetto XVI -  tutta la Chiesa prega per la liberazione del missionario rapito nelle Filippine; certamente a questa supplica si unisce, rendendola ulteriormente più forte, la sofferenza fisica, psichica e morale che sta vivendo nella propria carne Padre Giancarlo Bossi.
Toccanti anche alcuni simboli presentati sull'altare durante la Veglia: accanto ad un Vangelo e ad una lampada, segni eloquenti dell'impegno missionario di portare la Parola e la Luce di Cristo fino agli estremi confini della terra, sono stati offerti una pietra ed una croce: la pietra per ricordare a tutti che come Gesù anche Padre Giancarlo oggi non ha una pietra dove posare il capo e la croce per evidenziare il cammino, a volte doloroso, a volte tragico, che i Cristiani sanno di dover assumere nella propria vita sapendo che la Croce è la unica via che conduce alla Risurrezione. Le preghiere dei fedeli, lette da alcune suore originarie delle Filippine, hanno evidenziato ancora di più la comunione esistente tra le Chiese, così come una commovente letterina letta alla fine della celebrazione da una bambina del Grest dell'oratorio, in cui si ricordava come gli stessi ragazzi avevano rinunciato nella giornata di martedì 10 luglio a tutte le bevande gasate tipiche della loro età, per bere esclusivamente acqua così da avere ben presente il dramma di Padre Giancarlo. La preghiera di San Francesco "Signore fa di me uno strumento della tua pace", letta ad alta voce dai presenti a conclusione della celebrazione ha ricordato a tutti come l¹impegno di annunciare il Vangelo e costruire la pace, sia un compito affidato a tutti i cristiani in Italia come nelle Filippine e nel resto del mondo.

mons. Mario Bandera

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UNITI IN PREGHIERA PER P. BOSSI

La Diocesi di Milano e i missionari del PIME sono in grande trepidazione per la sorte di p. Giancarlo Bossi, rapito il 10 giugno scorso mentre si recava a celebrare la Messa a Payao, nelle Filippine meridionali. Nonostante i proclami di politici e militari filippini, non vi sono informazioni certe sul luogo in cui è tenuto il sacerdote, o chi siano i suoi rapitori. Immaginiamo la sofferenza e la prova di questo nostro fratello nella fede, e siamo vicini con tutto l’affetto e la preghiera ai suoi famigliari. Consapevoli che la vocazione missionaria è chiamata a seguire Cristo sino ai confini della terra e alle frontiere più difficili della convivenza tra i popoli, sentiamo che p. Bossi è profondamente uno di noi, inviato dalla nostra Chiesa di Milano attraverso il PIME, e in quest’ora nella quale sta seguendo Cristo più da vicino, anche noi ci sentiamo coinvolti in prima persona.
Insieme agli sforzi politici e diplomatici per giungere a una soluzione positiva di questa dolorosa vicenda, crediamo che sia decisivo l’impegno a una preghiera costante e sincera. Molte sono state e saranno le iniziative. In particolare vogliamo promuovere una giornata speciale di preghiera e digiuno per MARTEDÌ 10 LUGLIO, a un mese dal rapimento del nostro missionario. Invitiamo tutte le parrocchie, associazioni, movimenti, comunità e Istituti a unirsi in preghiera per intercedere per la liberazione di p. Giancarlo, sull’esempio di quanto fece la prima comunità cristiana quando l’apostolo Pietro venne sequestrato ingiustamente da re Erode (At 12, 1-11).


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MARALAL, KENYA, AFRICA!
Questa sera alle ore 21 presso la Sala don Giuseppe Manfredda incontro con Mons. Virgilio Pante, vescovo della diocesi di Maralal in Kenya.

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NOTIZIE DA DON MARCO: FUOCO
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NOTIZIE DA DON MARCO: AUGURIO AI CRESIMANDI
 
Carissimi cresimandi, famiglie ed educatori,
    con grandissimo ritardo rispondo alle mail che alcuni di voi mi hanno inviato tramite le vostre catechiste... Che vergogna! Ma credetemi, questi mesi sono stai per me densissimi di attività e non è sempre facile sedersi al computer, soprattutto quando si tratta di scrivere non alcuni pensieri "generici", che vanno bene per tutti, ma auguri speciali per persone speciali come voi. Penso infatti alle tante occasioni in cui abbiamo condiviso momenti importanti del mio e del vostro cammino e non posso non sentirmi unito a voi in maniera speciale in questo momento: questa domenica riceverete uno dei regali più stupendi e al tempo stesso più impegnativi della vostra vita, che vi aiuterà oltretutto ad apprezzare sempre di più il dono in assoluto più "stupendo" che tutti insieme abbiamo condiviso pienamente due anni fa, l'amore di Gesù, fattosi pane per nutrirci e condividere tutto, ma proprio tutto con noi.
    A chi mi chiedeva consigli per prepararsi meglio a questo momento, ovviamente non posso rispondere... perché ormai siete già lì davanti all'altare! Ma oltre ad assicurarvi che "ci sarò anch'io" con voi, con l'affetto e la preghiera, vi lancio un invito, meglio una sfida: chi di voi riuscirà a "sfruttare" in maniera più profonda e piena i doni dello Spirito che state per ricevere? L'avventura della fede non è conclusa, il "catechismo" volta pagina, forse si trasforma un po', ma prosegue con nuovi cammini e nuovo entusiasmo! Non "perdetevi" per strada, lasciatevi condurre da Cristo, nell'amore di Dio Padre e in compagnia dello Spirito Santo. E chi può dire dove vi porteranno, questi "Tre"? Guardate un po' dove sono finito io...!!!
    Un abbraccio forte a tutti e a presto!
 
 
         

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NOTIZIE DA DON MARCO: PREGHIAMO INSIEME
Carissimi,
sono appena tornato da un'arricchente avventura spirituale: tre giorni di ritiro con due consacrate che vivono in uno dei quartieri della parrocchia e con Elisa, all'ascolto dei primi discepoli di Gesù per rinnovare la nostra vocazione discepolare. Nella celebrazione penitenziale abbiamo condiviso nella preghiera speranze e sogni, necessità e attese. Le condivido anche con tutti voi.
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NOTIZIE DA DON MARCO: RIPRENDONO GLI SCOUT
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CONCLUSO IL CAMPO SUPERIORI A ROSIER
Felice ritorno a casa per il gruppo di ragazzi che ha trascorso tre giorni in montagna sulle orme dei discepoli di Emmaus.

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MESSAGGIO PASQUALE DEL PAPA
In allegato il testo del Messaggio pronunciato dal Papa per il mondo intero.
E' disponibile in formato testo (pdf) e audio (mp3).

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NOTA CEI SU FAMIGLIA E UNIONI DI FATTO
In allegato trovate il file pdf della nota dei Vescovi italiani sul tema della famiglia e delle unioni di fatto pubblicato lo scorso mercoledì 28 marzo.

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NOTIZIE DA DON MARCO: ALLEGRIA
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NOTIZIE DA DON MARCO: POLIAMBULATORIO
Per leggere l'articolo clicca qui. Tutte le offerte che si raccoglieranno domenica prossima saranno devolute a questo progetto missionario.
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NOTIZIE DA DON MARCO: RIUNIONE
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MESSAGGIO PER LA QUARESIMA
Da scaricare e stampare,
il testo del messaggio preparato
da Benedetto XVI con le indicazioni
per vivere in pienezza questo tempo forte
così importante.
Buona Quaresima!

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SAN VALENTINO
Lettera a San Valentino e... auguri!

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11 FEBBRAIO - GIORNATA MONDIALE DEL MALATO
In allegato il testo del Messaggio per la Giornata Mondiale del Malato 2007.

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FESTA DEI SANTI EDUCATORI - MESSA IN ONORE DI SAN GIOVANNI BOSCO
Mercoledì 31 gennaio

alle ore 21

presso la Scuola Materna delle Suore Salesiane.

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GIORNATA PER LA VITA 2007
Amare e desiderare la vita

Il testo del messaggio per la 29° Giornata per la Vita in allegato.

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NOTIZIE DA DON MARCO: SI RIPRENDE
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NOTIZIE DA DON MARCO

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NOTIZIE DA DON MARCO: ASCOLTO E LEGAMI

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NOTIZIE DA DON MARCO: ARCOBALENO
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NOTIZIE DA DON MARCO: BUON ANNO
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NOTIZIE DA DON MARCO: NATALE

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NOTIZIE DA DON MARCO: NONNO ALBERO
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NOTIZIE DA DON MARCO: ELISA
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NOTIZIE DA DON MARCO: PRESEPE
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NOTIZIE DA DON MARCO: VECCHI PANNI

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NOTIZIE DA DON MARCO: 2 NOVEMBRE
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NOTIZIE DA DON MARCO: CROCIFISSO
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INIZIA IL GRUPPO GIOVANISSIMI!

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NOTIZIE DA DON MARCO: AUTOIRONIA
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NOTIZIE DA DON MARCO: SETTEMBRE
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NOTIZIE DA DON MARCO: SAN LORENZO

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